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MOSE

MOSÈ

Poema drammatico di ANGIOLO ORVIETO ^

Musica di

GIACOMO OREnCE

MILANO Edoardo Sonzogno, Editore

14 Via Pasquirolo 14.

Proprietà esclusiva per tutti i paesi,

tanto per la stampa quanto per la rappresentazione,

dell'Editore Edoardo Sonzogno, in Milano.

Milano, 1905. - Tip. dello Stab. della Società Editrice Sonzogno.

EBREI :

MOSE

ARONNE

GIOSUÈ

JOEL

MYRIAM

SACERDOTI GUERRIERI POPOLO.

EGIZIANI :

SMENDÈS FARAONE POERI KHITI

PRINCIPI SACERDOTI GUERRIERI MUSICI ANCELLE POPOLO.

ZELA

MIDIANITl!

ALTRE DONNE.

lA scSiaVitD P' EGITTO

E gli Egiziani facevano servire i figliuoli d' Israele con asprezza, e li facevano vivere in amaritudine con darà servitù, intorno air argilla e ai mattoni.

Esodo, I, 13-14.

Vasti giardini sparsi di palme, stconiort, hanam ed altre piante tropicali. Nel fondo, fra gli steli dei papiri, scintillano le acque del Nilo. A sinistra, palazzi principeschi ; a destra^ in lontananza, la nuova città di Tani, che gli Ebrei ridotti in servitù stanno edificando. Mattina. È il tempo che gli Egiziani chiamano Sha Stagione del principio quando il Nilo, cresciuto per le lagrime d'Iside, discende dal cielo a rifecondare la terra. Fra i gorgheggi degli uccelli e i raggi del sole che indorano le Sfingi, Khiti, uscita dal suo palazzo con le ancelle che recano vasi e cofani, traversa i giardini avviandosi ai bagno, Smendès, solo, attende sul- suo passaggio.

KHITI e le ANCELLE

cantando V Inno al Nilo.

Dolce mese I Come perla il pianto d'Iside discese sovra il fiume santo.

Api torna, e di già s'adorna d'erbe e fior risorti per i campi e gli orti.

Napri doni offre a tutti i buoni ; Sibu sente amore per il pane in fiore.

. IO MOSE

Smendès s'inchina profondamente a Khiti; ma questa, salutandolo appena^ continua diritta per la sua strada e scompare fra i canneti. L^ ancelle sostano sulla riva del fiume, traendo dai cofani specchi, pro- fumi e gioielli. Alcuni Ebrei d'aspetto venerabile gli Anziani delle tribù entrano da destra e si incontrano con Smendès, che se- gue Khiti verso il Nilo.

con supplichevole os- sequio a Smendès

GLI ANZIANI

O potente signore!

SMENDÈS

irritato e sdegnoso..

A che venite?

GLI ANZIANL

.Ad implorarti.

SMENDÈS.

Ancor nuove querele?

GLI ANZIANI.

Troppo soffre Israele!

UNO DEGLI ANZIANI.

Ai miei fratelli troppo rigido sei; passa l'umana forza ciò che tu chiedi. Essi dovranno duramente penare, andando in traccia della macera paglia pei mattoni che di fornir tu imponi in tanto numero che al numero s'agguagli dell' altr' anno. Ma r altr' anno, signore, a noi la paglia portavan gli Egiziani...

LA SCHIAVITÙ D EGITTO II

SMENDÈS

interrompendolo.

E, invece, d'ora in avanti dovrete voi trovarla. Tale è il nostro volere ; e non si muta perchè un Ebreo ci parla.

Mosè entra da sinistra e ascolta sdegnato in disparte.

GLI ANZIANI

insistendo.

Non respingere un'umile preghiera. I servi tuoi son già tanto estenuati... Perchè vuoi aggravarli più ancora?

SMENDÈS.

Importa a noi sol che la nuova sua città regale sorga presto alfEgitto : altro non cale !

Con un gesto imperioso Smendès licenzia gli Ebrei, che st allontanano desolati,

MOSÈ

prorompendo contro Smendès

Con l'aspro diniego dilani la loro sventura, e l'aggravi di nuovi travagli inumani!

SMENDÈS

impassib^e.

E l'opera vii degli schiavi che ai nostri nepoti lontani tramanda la gloria degli avi.

12 *MOSE

MOSÈ.

Qual gloria! Di tombe e di stele cui sono mattoni e cemento le lagrime e il duol d' Israele.

SMENDÈS.

Parole!... Disperdale il vento!

Si avvicina a Mosè fissan- dolo con occhio scrutatore.

T'insegnano questo i Misteri cui veglia il fulgor dello pscento?

Eppure, ti vidi pur ieri, nel gran Serapeo, tra le Sfingi, prostrato ad Osiride... V'eri!

O, forse, tu menti .^.. tu fingi .^

MOSÈ

solenne

lo.^.. No! Ma scorgo altri veri superni, cui tu non attingi.

E sento ch'è iniquo l'oltraggio inflitto a costoro.

SMENDÈS.

Vaneggi } E giusto.

MOSÈ.

Che ! giusto ì

SMENDÈS.

Il servaggio di quelli, non uomini, greggi.

LA SCHIAVITÙ D'EGITTO

13

è sacro, perenne diritto dell'unico forte, l'Egitto!

Che sono le lagrime? Vane parvenze; ma l'opera immane, la gloria d'Egitto, rimane.

MOSÈ.

Rimane? Non senti la romba dei secoli sulla tua testa? Domani l'Egitto è una tomba!

E sai tu, domani, che resta? Il cuore dell'uomo che piange e ch'oggi il tuo piede calpesta.

Smendès con un gesto sdegnoso lascia Mosè e, s'incammina verso Tani. KhiH e le ancelle, adorne di fiori, risalgono dal fiume can- tando,

KHITI e le ANCELLE.

Api spande d'ogni ben dovizia ; reca una letizia nuova di ghirlande.

Rhiti scorgendo Mosè, che siede pensoso sotto le palme, si avvicina a lui : le ancelle si ritirano nel palazzo.

KHITI

sorridendo a Mosè.

Per te fiori di loto io colsi a nuoto, e ne tessei per te lievi ghirlande. Prendi: l'amore e la dolcezza è grande, o Moisè!... Ma tu taci... perchè? Perchè sei triste ? Ancora il pianto degli Ebrei, forse, t'accora ?

14

MOSE

MOSÈ

sorgendo in piedi.

Già del deserto padroni, erano come leoni dalla fiammante criniera.

Ora l'argilla e i mattoni gravan sugli omeri proni dalla mattina alla sera.

Sopra la gloria dei troni passano i Faraoni, odon la loro preghiera:

ma ninno v'è che abbandoni l'aspre persecuzioni contro la misera schiera.

KHITI

con dolcezza.

Tu sei come colui che si ritrovi dinanzi a doppia strada, di cui l'una fira sterpi e laltra vada tra i fiori del banano e della palma. Perchè scegli la via piena di rovi.^ Io t'offro l'altra in una grande calma perenne, lungi dai viventi, al soffio della speranza, al sole dell'ebbrezza!

MOSÈ

contemplandola rasserenato,

La sua voce è una trepida carezza ; la sua persona è simile a uno stelo sottile, con il fiore alto nel cielo.

LA SCHIAVITÙ D EGITTO I5

KHITI

con soavità di mistero.

sul Nilo, presso Abido, dove il Soorno non si stanca d'agitare fra i banani Tala bianca ;

donde vanno a ignoto lido i beati, nella barca che gli oceani più lontani lieve varca.

Giù nel vespero vermiglio dileguarsi li vedremo sopra l'agile naviglio senza remo,

via sospinti dalle brezze delle terre occidentali, che li inondan di dolcezze immortali.

Mosè, soavemente commosso, si abbandona al fascino di Khiti; quando un grido di donna echeggia improvviso, Myriam entra cor- rendo da destra^ inseguita da due Egiziani^ che alla vista di Mosè si fermano nel fondo.

KHITI.

Una donna!

MOSÈ.

La inseguono...

KHlTI.

Un'Ebrea!

]6 MOSÈ

MYRIAM

Mosè!

MOSE

gettandosi anelante ai piedi di Mosè.

sorpreso.

Chi sei?

MYRIAM.

Myriam ! non mi ravvisi ì

MOSÈ

con affetto.

Myriam !.o. Dolce sorella!

KHITI

stupita a Moie.

Che ! sorella?...

MOSÈ

a Khiti.

Nutrice mia fu sua madre...

A Myriam, rialzandola.

Lontana io ti credea, nella tua terra...

MYRIAM

con angoscia.

Il nuovo editto conturbò la nostra pace. Lungi dalle quiete opre dei campi con i fratelli anch'io fui trascinata ai travagli di Tani... e perchè volli ritrovarti, implorarti guarda ! m'hanno così percossa!

LA SCHIAVITÙ D EGITTO T7

MOSÈ.

Più non Toseranno ! Io te lo giuro, Myriam, pei ricordi deir infanzia soave che risorgono in tumulto nell'anima !

MYRIAM

Rammenti ?

Era inondato di pace quel dolce asilo sulla corrente fugace del verde Nilo.

Da te pioveva sui miei benedizione : non eravamo più Ebrei per Faraone.

Carico d'aurei canestri, giungeva spesso su per quei luoghi silvestri un fido messo.

Recava mille delizie per noi fanciulli : sandali, vesti, primizie, dolci, trastulli...

con gioia.

MOSE

trascinato dall'onda dei ricordi.

Tutto il passato prorompe dal cuor profondo! Oh dar per esso le pompe vane del mondo!

l8 MOSÈ

KHITI

contemplando Mosè con mestizia.

L'anima sua, come assorta nella malia della visione risorta, l'amore oblia.

Dalla città, che biancheggia in distanza, viene col vento una grande voce di dolore; lontana da prima, poi sempre piìi alta e angosciosa. Sono gli Ebrei che, sospesi i lavori, traggono in folla verso il Nilo per il riposo meridiano.

GLI EBREI.

Tutte le pietre d'Egitto le tombe immani e le stele gravan sul popolo afflitto da un'oppressione crudele.

Dalla sua terra proscritto, abbeverato di fiele, per un terribile editto piange l'oppresso Israele.

MYRIAM

a Mosè.

Li senti?... Senti qual profonda ambascia.^

MOSE

con raccapriccio.

Essa m' insegue sempre, non mi lascia un istante di pace : io soffro quanto se fossi uno dei vostri... Il vostro pianto, o MjTiam, è mio pianto!

LA SCHIAVITÙ D EGITTO

19

MYRIAM

come ispirata, in atto profetico.

Benedetto il Nome del Signor, che a te mi manda nel del tuo risveglio ! È Fora sacra, l'ora invocata \ Già il tuo sangue freme d' un'ansia arcana...

KHITI

a Mosè.

Questa donna è folle.. Non ascoltarla!

MYRIAM

con esaltazione crescente,

E Dio, che nel tuo sangue arde e tumultua ; è Dio, che grida il vero ; Dio, che dall'acque ti traea fanciullo e a redimer t'elesse i tuoi fratelli oppressi dall'Egitto !

KHITI

minacciando Myriam,

Ella farnetica! Mosè, non ascoltarla!

MOSÈ

a Khiti, trattenendola.

Taci !

MYRIAM

con lo sguardo fisso sul Nilo.

Io Stessa per salvarti, o fratello, dalla strage, là, sul Nilo, deposi la tua culla,

20 MOSE

vigilando da lungi. Ecco !... La figlia

di Faraone, con le sue donzelle

bianco vestite, scintillanti d'oro,

fra suon di sistri e melodie di canti,

scende al bagno, ode il tuo pianto, ti scorge

là, fra i canneti, ti raccoglie e dice :

« Mi sia qual figlio ! E poi che in salvo è tratto

fuori dall'acque, abbia nome Mosè ! >

Smendès, ritornando da Tani, compare nel fondo e si ferma ad ascoltare in disparte.

MOSE

con impeto.

Ecco la luce finalmente, il raggio che mi svela a me stesso ! Iddio mi chiama e mi ridesta con la cara voce di mia sorella !

SMENDÈS

fra se, con gioia maligna.

E il vero... Io lo sentivo ! Non è d Egizio quell' infermo sangue ingombro di vapori acri, ribelle contro l'Egitto.

KHITI

a Mosè supplicandolo disperata.

Di mendaci Spiriti ella è preda! Vaneggia... ella ti vuole strappare a me per odio... Non le credere! Non le credere !

LA SCHIAVITÙ D EGITTO 21

MOSÈ

prorompendo ispirato.

Sii le credo!... E vero! E vero ! Lo sento nel petto che s'empie di g:ioia pel nuovo sublime pensiero : il sangue che vivo mi batte le tempie non è d'oppressori, è sangue d'oppressi ! Lo sento, e lo grido al popolo reo dei nostri tormenti : Io sono un Ebreo !

Smcndcs chiama a se i due Egiziani e addita loro Myriam, SMENDÈS.

A voi costei ! Trascinatela a Tani !

A Mosè con disprezzo e con odio.

E tu, Ebreo, cessa dai vanti insani ! Il tuo posto è laggiii, cogli altri cani !

1 due Egiziani si gettano brutalmente su Myriam e la trascinano a viva forza. Mosè li insegue, e, tratta la spada, ne trafigge uno, mentre Valtro fugge atterrito. In questo frattempo Smendès rac- coglie Khiti semisvenuta e la riconduce verso il palazzo. Le schiere degli Ebrei compaiono nel fondo e si affollano attorno a Myriam e a Mosè., che brandisce in alto la spada grondante di sangue egiziano.

MOSE

Profonde, immobili onde di morte col soffio forte disperde l'Unico.

I cieli tremano, tremano i mari ; fiamman le nari tremende all' Unico.

con impeto sacro.

22 MOSE

Israel, odimi! La forza nostra unica è l'Unico. A Lui ti prostra!

Myriam e gli Ebrei iiUH si prostrano tmorno a Mose^ r^peicndo con lui Vinvocazione solenne.

I Flageili

Io indurerò il cuor di Faraone e moltiplicherò i miei segni ed i miei prodigi nel paese d'Egitto.

Esodo, VII, 3.

L'esterno del tempio di Atnmon-Rà, a cui si accede per una scali- nata maestosa fra un doppio ordine di Sfingi, La facciata è coperta d'immagini divine e di simboli religiosi, che s'intravvedono appena al bagliore delle torcie. Una fontana zampilla siti davanti. // tempio è immerso nelle tenebre che il Dio d'Israele ha riversato siilVEgitio per costringere Faraone a liberare il popolo oppresso. Sulla scalinata uomini e donne seggono in atteggiamenti di dolore e di sconforto. Dal sacro recinto giungono voci che interpretano il flagello delle tenebre come il trionfo del serpente Apopi sul suo nemico Ammon-Rà, signore della luce.

VOCI DAL TEMPIO.

Sulla sao^a nave che traeva il Sole pel celeste nume si scagliò il serpente.

UOMINI e DONNE

sulla gradinata del tempio.

Per cacciare il mostro di tenèbra cinto con saette e lancie ,

già la ciurma accorre

ALTRI EGIZIANI.

Il serpente immane vince ancora; invano

20 MOSÈ

Ammon-Rà combatte il signor del buio.

Il popolo si disperde. Alcuni rientrano nel tempio, altri si allonta- nano portando via le torcie. Nel cerchio di luce, che emana dal- Vinterno interrompendo le tenebre circostanti, appare Smendès, che si guarda intorno ansioso. Egli aspetta Rhiti sua sposa, e il figlioletto Poeri.

. SMENDÈS.

E non giungono ancor! Fra queste tenebre per me Punico raggio è il lor sorriso, sebbene stanco e triste. Oh donna, oh figlio nato in giorni di gloria, e così presto testimone di pianto! Eppur nell'atto di consacrarti sugli altari al nume ti vidi radiar tutta sul capo la luce dell'Egitto! Ah non è spenta per sempre, non è spenta! E un sogno atroce questa gran notte che sul Nilo incombe e paurosa lo minaccia. Passa qualche torcia laggiù...

Discende la scalinata.

Khiti!... Poeri!

Preceduta da servi che * recano torcie e seguita dalle o^'Acelle, si avanza Khiti conducendo per mano il fanciullo.

SMENDhS

andandole incontro.

Finalmente!

I FLAGELLI 27

KHITI.

Le tenebre tenaci m'eran più gravi senza te; la casa più fredda e tetra d una tomba, ed io credetti d'esser morta. In ogni dove questa densa caligine ; nessuna opra di vita intorno, fermo e muto ogni telaio, immobili le ancelle, atterriti i fanciulli, gli animali accovacciati rifiutando il cibo; il giorno senza vita e senza sonno la notte.... E, dimmi, sarà eterno questo incubo orrendo?

Si stringe a Smendès paurosamente.

SMENDÈS

confortandola

Calmati! Preghiamo: rechiamo al tempio il nostro figlio caro ad Osiride. Vedi? E come un fiore reclinato, che indarno aspetti il sole, per risorger diritto sullo stelo e spandere le sue dolci fragranze. Forse il nume, vedendo nei begli occhi tutto riflesso dell' Egitto il duolo, n^ avrà pietà.

Mentre Khiii e Smendès col fancmllo salgono la scalinaiciy si adotto dal tempio grida di gioia improvvisa-

VOCI DAL TEMPIO

Repentino bagliori

20 MOSE

ALTRE VOCI.

Lampeggia il disco d'ori

Le grida riecheggiano ampifunente ripetute dalla moltitudine, KHITL

Odi? Fausti pronostici!

SMENDÈS.

Forse cedon le tenebre!

KHITI

con fervida invocazione.

O sol fulgido, santo avvivatore, rompi il cerchio tenace della notte ! Dalle profonde grotte balza, fiammante cuore, e dal ciel sulla terra di nuova vita un impeto disserra!

Le tenebre lentamente si diradano. Una pallida luce d^alba si dif- fonde pel cielo e diviene a mano a mano più intensa. A gruppi il popolo ansioso irrompe dal tempio e dalle vie.

EGIZIANI.

Luce !

11 sol!

Illusione!

S'è illuminata la Sfinge!

Torna nel buio !

D'Ammone balena l'occhio i

Si tinge di rosa l'alto frontone!

I FLAGELLI 2g

- Ecco! La luce si spinge sempre più avanti... l'acacia, la palma tremula bacia!

Fuggono via le caligini....

- S'aprono le scaturigini

del cielo!... Il sole resuscita!

- A vita nuova ne suscita!

Trillate, o sistri; cantate, anime alate !

- Inno di gioia s' intuoni pur dai leoni!

Il tempio sfavilla tutto della nuova luce del sole. Una viva esultanza si diffonde nella folla sempre crescente. Il paesaggio si anima di strade, di case, di giardini e d'alberi. La striscia argentina deUNilo scintilla in distanza, Giunge come il rombo d'una moltitudine che s'avanzi. È il Re con la sua scorta magnifica, Il popolo si accalca tutto verso il fondo, spiando con ansia religiosa. La musica dei sistri, dei timpani, dei tamburi, delle trombe apre uno splendido corteo di guerrieri, di sacerdoti, di principi, i quali precedono e seguono Faraone, immobile in atto ieratico sul trono d'una lettiga sfavillante d'oro. La moltitudine^ invasa da mistica reverenza, si prostra a lui come a un dio. Le mani toccano i ginocchi, le fronti la terra ; le voci bisbigliano il nome e i misteriosi attributi di Faraone.

IL POPOLO.

raraone!

~ Gloria! Vita !

Forza !

Luce!

Il Figlio d'Osiride!

Protetto da Ammone!

30 MOSE

JLa Porta Sublime i ~ 11 Doppio Palazzo!

li Sol dei due Mondi r

Diletto agli Dei!

La lettiga si ferma davanti al tempio. Faraone, aiutato da Smendès e da altri, ne discende solennemente.

SMENDÈS.

A Faraone, prole sua divina, ritorna il Sol raggiante !

FARAONE.

Io salgo a celebrar sacri Misteri ai Numi dell' Egitto, dopo avere sconfitto gli empi Ebrei, figli della ruina, che speravan su me folli trofei.

Al mio cospetto nel palagio venne pur ora il taumaturgo Moisè, minacciandomi tenebra perenne s'io non rendessi libera al deserto sua gente peregrina.

Risposi tosto : « Vada ed egli esperto di diaboliche opere, distese le palme, e diradar fé' le caligini, credendomi già vinto.... Ma ad un cenno della mia sacra mano, l'empio mago, a me ribelle invano, è preso, di catene gravi avvinto, e gettato nel fondo d'una tetra prigione, chiusa da un'immane pietra.

I FLAGELLI

Ei dentro vi morrà! Tutto il suo popolo sconterà con più dura oppressione le sue stolte minacce al Faraone!

Faraone sale al tempio, seguito dal corteo e dal popolo. La scena rimane vuota. Mosè entra impetuosamente con Myriam^ Aronne ed altri Ebrei. Egli tiene nelle mani le catene spezzate.

MOSÈ.

Non ha l'Egitto forti catene da incatenarmi! Col nome del Santo tutte le infrango! Col nome del Santo io, schiavo, anniento un re!

Mosè gitta le catene a terra. Neirmierno del tempio s'innalzano inni e preghiere ai numi delV Egitto.

VOCI DAL TEMPIO.

Ad Horus ! Nell'anime s'effonde il suo fulgore!

A ! Cinocefalo, saluta il tuo signore !

A Osiride! Palpita d'ebbrezza il nostro cuore!

Horus, Rà, Osiride, immutabil Iride,

la tua luce arcana sull'Egitto emana !

Mosè, assorto, prega profondamente. D'un tratto sorge con impeto. MOSÈ.

Scatena, o Re dei Re, come una grandine, il tuo furor sull'empio, che invoca nel suo tempio iddii che abomini !

32

M05E

Sulla terra e sugli uomini

nuovi flagelli scaglia;

insanguina, sbaraglia

la gente maledetta,

o Dio della vendetta! Sangue! sangue!

Un cupo rombo trascorre la terra. Il cielo s'offusca minacciosa- mente. Un urlo di terrore si leva dal tempio. Per Varia oscurata guizzano bagliori di sangue. L'acqua della fontana^ trasformata in sangue, zampilla vermiglia; i flutti del Nilo rosseggiano di lontano. Dal tempio gli Egiziani escono in tumulto. Le vesti dei sacer- doti sono macchiate di sangue > i calici delle libazioni stillano sangue.

IL POPOLO.

E sangue, è sangue! Le coppe son piene di sangue !

I SACERDOTI.

Il sangue contamina tutto ! Schiere di mostri invisibili in alto, Fun contro Taltro iterando l'assalto, versano Tonda vermiglia!

IL POPOLO.

La fonte balena tutta di sangue!

EGIZIANI

che sopraggiungono da altre partì.

Di sangue il Nilo splende e ribolle!

Gorgogliano sangue i torrenti, le polle...

Le case ne sono invase!

I FLAGELLI 33

TUTTI.

Ci inonda, ci soffoca tutti: arde, fuma, distrugge ogni fiore. E sangue, è sangue! In Egitto si muore!

Lo spavento e Vorrore degli Egiziani crescono ancora alla vista dt Mosè, che s'avanza imperioso verso Faraone immobile sulla scalinata del tempio,

GLI EGIZIANI.

Mosè!

Libero !

È lui!

Ruppe i vincoli!

Ma cacciatelo !

E lui che contamina ogni cosa col sangue!

Ha diabolica forza !

No, non è lui! Non credetelo potente !

Impostore !

Son demoni scatenati che voglion distruggere tutto !

I numi benigni ci salvino !

Invochiamoli ancora, invochiamoli !

Quell'Ebreo vuol parlare ! Ascoltatelo !

MOSÈ

a Faraone.

Faraone, non sei tu sazio di miracoli e di flagelli.^

34 MOSE

Vuoi tu ancora più duro strazio sopra te e sui tuoi fratelli ?

Dio fra'l sangue balena e impone : « Cedi dunque! E il mio popol vada pel deserto, sicura strada dell'attesa redenzione! »

SMENDÈS e SACERDOTI

Egli tenta d'indurti, o mio re, a cedere al suo potere...

Ma tu vincilo con preghiere

e olocausti a ogni nostro iddio.

Quest'è Tunica via che certo può salvarci !

IL POPOLO.

Costui minaccia nuovi mali.

Caccialo, caccia la sua gente per il deserto !

Via gli Ebrei!

No, trattienli; aggrava la lor sorte ! Sollevin pietre

più pesanti!

Verran più tetre piaghe !

Già la vermiglia bava brutta tutto TEgitto! Sete

già lo strazia!

E che? Volete così tutti morir? Follia!

a Faraone,

I FLAGELLI 35

Ma cacciamoli presto !

- Via!

FARAONE

a Mosè con un gesto risoluto.

Al Dio straniero che ti manda a noi rispondi, Egizio rinnegato: No!

PoerL colpito da tin male misterioso, cade esanime ai piedi della ma- dre Siigli scalini del tempio. Smendès ed altri Egiziani accorrono in- iorno al fanciullo.

EGIZL\NL

Soccorretelo!... Muore!...

E un arcano malore!

E castigo !

E minaccia !

EBREI.

È la nostra salvezza!

Come vasi d'argilla,

gli empì spezza il Signore!

KHITI

sollevando fra le braccia il bambino.

Mosè, salvalo! Respira sempre; è Tunica mia gioia. Non lasciare che mi muoia qui sul petto !

36 MOSÈ

Vedi? Gli occhi grandi gira verso te... Son gli occhi miei ; e tu, duce degli Ebrei, tu li amasti !

Lascia il bambino e si avvicina a Mosè inginocchiandosi davanti a lui.

E son io, Mosè, son io che ti supplico piangente : Mosè, salva V innocente figlio mio!

MOSÈ

a Khiti additando Faraone.

Nulla io posso. L'arbitro del tuo fato è là! Sol ch'ei dica al popolo d'Israele : « Va ! » e il tuo figlio è salvo.

Sinendès va verso Khiti, la solleva e la riconduce presso Poeri.

GLI EGIZIANI

a Faraone

Faraone, udisti? Piega!

No! resisti! Nega! Nega!

Faraone^ sempre immobile, pende per alcuni istanti incerto fra gli opposti consigli : poi solleva lentamente la mano con un cenno di di- niego. — Mosè si allontana, seguito dai suoi. Rhiti getta un urlo d'angoscia ; il fanciullo muore. La costernazione è in tutti. Giun- gono di lontano i gemiti strazianti delle donne egiziane, i cui primo- geniti cadono vittime del morbo fatale,

LE MADRI EGIZIANE.

Il mio figlio!...

Il mio!...

I FLAGELLI

37

Il mio!...

Sbarra gli occhi...

Trema...

Cade...

La saetta d'un iddio l'ha percosso.

Chi lo salva .^ Io solo posso dargli lagrime e lamenti...

Sono piene case e strade di morenti !

KHITI

volgendosi frenetica a Faraone.

Tu l'hai fatto morire !... Ma senti i lamenti che recano i venti .^ È l'Egitto che piange sui figli dal tuo folle volere distrutti. Che non piangi tu pure con me ì Sono morti ti dico ma tutti... Anche l'unico figlio del re !

Appaiono nel fondo messaggeri con vessilli abbrunati. Al terribile annunzio, Faraone costernato e furente grida :

FARAONE.

Va, va lungi! E il deserto la stermini la tua schiatta nefasta, o Mosè!

1 messaggeri corrono a recare a Mosè l'ordine di partire. Fa- raone discende la scalinata del tempio, seguito dal suo corteo^ e passa accasciato presso Khiti e Smendès che singhiozzano disperati sul fan- ciullo estinto. Il lamento delle madri continua sempre più angoscioso .

III. IL PESERlO

E il Signore disse a Mosè : « Va, scendi giù ; perciocché il tuo popolo, che tu hai tratto fuor del paese di Egitto, si è corrotto. »

Esodo, XXXII, 7.

L* accampamento dei guerrieri ebrei alle falde del Monte Sinaj, che s'erge arido e severo nel fondo. Oltre il monte, nel deserto, le tende del popolo. Il terreno ondulato forma a destra un rialto, su cui sorge il padiglione sacro che accoglie il Tabernacolo. Più in basso sono sparse le tende dei guerrieri fatte di pelli caprine. La maggiore è quella di Joel. Degli Israeliti, disseminati pel campo, alcuni ras- settano e lustrano le armi; altri portano nelle tende boccali e ceste. Un gruppo se ne sta a bivacco, dinanzi al padiglione di JoeU lamen- tando la propria sorte e mormorando contro Mosè, che, salito da quaranta giorni sulla montagna, non è ancora ritornato fra i suoi, il tramonto.

GLI EBREI.

Sempre manna! Le labbra obliarono il sapor della carne, l'aroma delle frutta.

Non ha melograni il deserto !

Ha serpenti e scorpioni !

Meglio stavano gli avi ed i padri sotto il pungolo dei Faraoni !

Meglio schiavi laggiù che padroni nel deserto!

Si muore di strani mali qui.

42 MOSÈ

JOEL.

Noi saremmo sotterra tutti, senza i balsamici unguenti delle figlie di Midian, possenti come belle.

GLI EBREI.

Esse ci amano...

JOEL.

Ed hanno un Dio forte, che vince ogni guerra

GLI EBREI.

È Baal !

Ei potrebbe ogni danno tener lungi da noi.

JOEL.

Ci potrebbe dar la terra stillante di miele e latte, che il Dio d' Israele ci promette, ma invano !

ALTRI EBREI

sopraggiungendo

impazienti ! Aspettate Mosè che ritorni !

JOEL

ironico.

Quando ì Forse domani ì « Domani > dicon sempre ; e si seguono i giorni

IL DESERTO

43

senza tregua, monotoni, grevi,

in quest'afa affannosa; e non viene,

verrà !

Myriam è apparsa sulla soglia del padiglione sacro, «r, udite le pa- role di Joel^ va a lui con fierezza.

MYRIAM.

Tu lo affermi? Tu dubiti di colui che redense Israel?

Chi distese le palme sull'onde furibonde, ed i flutti mugghianti sollevò dagli abissi in un argine reverente, e Israele passò?

Chi scagliò sulla strada dei mari le falangi dei nostri avversari, e crollare su lor fece i cumuli delle Onde, e l'Egitto annientò ?

Chi la vita ha largita al morente con la vista del bronzeo serpente? Chi dall'arida roccia del monte suscitava la fonte?... Mosè!

JOEL.

Ma non torna!... La nube di fiamma ha inghiottito Mosè nella notte della fosca montagna.

MYRIAM.

La nuvola lo protegge, Joel, non Io inghiotte.

Io lo vedo che scende... La traccia riscintilla d'arcano fulgore;

44 MOSÈ

a Mosè splende tutta la faccia della gloria che irraggia il Signore !

GLI EBREI.

E veggente!

Ei ritorna !

E un' illusa !

Non credete! Non torna!

Li vedo!

Ecco!... E Aronne!

S'avanzano...

Giubilo!

Il Signore ha parlato!

Giosuè e Aronne, seguiti da sacerdoti e da guerrieri, scendono Vuliimo pendio del SinaJ avanzandosi verso il campo. Lo sconforto s'impadronisce novamente degli Ebrei, appena si accorgono della mancanza di Mosè.

JOEL.

E Mosè?

GIOSUÈ.

Non ancora è disceso dal culmine della sacra montagna, ove il Santo gli rivela fra il tuono ed il fulmine le parole de la Verità.

L'alta vetta di densa caligine è coperta, terribile ammanto dietro cui si nasconde l'Origine spaventosa dell'Eternità.

IL DESERTO 45

JOEL

ai suoi.

Ve lo dissi ? Non torna ! Inghiottito fu dal nembo.

MYRIAM.

Egli indugia ; ma poi, irraggiando fulgor d'Infinito, scenderà colla Legge fra noi.

Giosuè, Aronne, Myriam e i Sacerdoti entrano nel padiglione sa- cro. — Joel e gli altri guerrieri si ritirano mormorando nelle loro tende. Dal SinaJ sorge la luna, che diffonde la sua luce bianca sul campo deserto. Le scolte vigilano ai limiti delV accampamento e il loro grido solitario rompe di tratto in tratto il solenne silenzio,

LE SCOLTE.

Il deserto dorme in pace. Qualche nube adombra il campo. Tutto tace.

Passa l'ombra d'un leone. Qualche lampo all'orizzonte. Veglia il monte.

Una donna traversa furtivamente il campo e s'avvicina alla tenda di Joel. È Zela, la Midianita, una di quelle che coi loro balsami hanno guarito gli Ebrei, loro amanti, dalla micidiale pestilenza. Zela solleva cautamente la tenda ; Joel le va incontro. Entrambi si soffermano sulla soglia, guardandosi con ardore nelV incantamento lunare.

JOEL.

Spirando odore di mirra e nardo, vieni dall'oasi.

46 MOSE

ZELA.

Ardo d'amore!

JOEL.

Degli astri tremuli il dolce ardore hai nello sguardo.

ZELA.

Ardo d'amore! Simili all'ala d'un corvo lucido son le tue chiome.

JOEL.

Chiamami a nome!

ZELA.

Fragranza come di cedro e d'aloe la bocca esa^a.

JOEL.

Chiamami a nome!

ZELA.

Le labbra stillano gemme di miele per te, Joele !

JOEL.

Dolce il mio nome! Fili di porpora i labbri tuoi !

IL DESERTO 47

ZELA.

Dimmi, li vuoi?

JOEL.

Le tempie rosee fra i tuoi capelli son melograni.

ZELA.

Joel!

JOEL.

Le mani ricche d'anelli sul cuore posami.

ZELA.

Andiam lontani!

JOEL.

Acqua recondita chiusa nel monte!...

ZELA.

Brilli la fonte !

JOEL.

Orto d'aromati !...

ZELA.

La sua primizia sia tua delizia!

Joel attira Zela dentro la tenda. Una nuova coppia d'amanti appare nel fondo e s'avanza, seguita in breve tempo da altre; e il campo si popola di Ebrei e di Midianite, che errano dolcemente sotto la luna. Sorge di lontano e sempre più si avvicina un coro di voci che inneggiano a Baal Peor,

48 MOSÈ

VOCI.

Impeto d'ebbrezza, soffiaci nel cuor il divino turbine di Baal Peor !

Torme di donne midianite e d'Ebrei irrompono nel campo por- tando il vitello d'oro. Balle tende escono Zela^ Joel e altri guer- rieri, che si uniscono tutti alV orgia sacra levando un immenso clamore.

LE MIDIANITE.

Luna, trai sacri rai dal vitello d'or, il recondito tesor di Baal Peor!

GLI EBREI.

Noi veniamo a te stanchi di dolor. T'acclamiamo re, o Baal Peor!

TUTTI.

Le bocche, più audaci, anelano ai baci, o notte serena di Baal Peor!

E l'orgia disfrena le coppie procaci degli ebbri seguaci di Baal Peor !

IL DESERTO 49

Vorgia è al colmo ; gli Ebrei adorano il vitello d'oro. D'un tratto, terribile, la voce di Mosè fulmina i sacrileghi. Egli appare sulla montagna irradiato d'un'aureola divina, recando in mano le tavole della Legge. Gli Ebrei in preda al terrore si prostrano colla faccia a terra, mentre le donne midianite fuggono,

MOSÈ.

Abbominio ! Ecco le tavole ^

ove splende il pensiero di Dio, ch'Egli a me, tra le folgori, consegnò per il popolo mio.

Spento è ormai questo popolo ! Non più Ebrei son costoro che al fango d'altre genti si prostrano. Io, Mosè, queste tavole infrango!

Mosè getta le tavole contro il vitello d'oro e le spezza insieme con ridolo. Poi si avanza in mezzo agli Ebrei costernati.

MOSÈ.

Sopra lor, Dio terribile, io, Mosè, la tua collera invoco! Ardi il cuor dei sacrileghi con fischianti saette di fuoco!

Con la fame li macera; con la peste divorali; ai denti delle fiere abbandonali; dalli in preda al velen dei serpenti!

Muoian pria di raggiungerti, o retaggio promesso degli avi, che nel sole più fulgido Israele, l'eletto, aspettavi!

50 MOSE

Dal Tabernacolo squillano le trombe sacre. Le tende si sollevano^ e Myriam ne esce alla testa d'un corteo di donne, cantando inni al Si- gnore. Le seguono Giosuè, Aronne e i sacerdoti che recano VArca santa fra odorosi fumi d'incenso e di mirra.

MIRYAM e LE DONNE.

Il capo altiero, o padiglione, alza, che passa il Re.

Egli il mistero del suo perdono reca, Israele, a te.

* È l'eterno Signore,

degli Ebrei protettore, che in lor difesa impugna il tuono e il lampo :

il Monarca del ciel che all'errante Israel apre ancora una via grande di scampo.

MOSÈ.

Nelle tende dei giusti si levano inni santi... Dal gran Tabernacolo il Mistero s'avanza... L'oracolo dell'Eterno m'illumini!

GLI EBREI SACRILEGHI.

Stolti ! Ci levammo contro Dio !

Innalzammo i nostri volti contro Dio !

IL DESERTO 51

Pietà di noi, Moisè !

Myriam, le donne e i sacerdoti circondano Mosè e lo implorano.

Pietà! Pietà!

MOSÈ

cedendo alle preghiere

E pietà sia per i tuoi traviati, o sommo Re! Su fra i nembi e i venti ancora il tuo servo Moisè salga all'ardua tua dimora, ed il Verbo della vita ei riceva ancor da Te, Luce, Dio, Bontà infinita!

TUTTI

esultando.

A Moisè benedizione! Gloria, Signore, a Te !

Mosè solennemente si avvia verso il monte, seguito dai sacerdoti. DalValto del Tabernacolo la nube del Signore gh viene incontro e lo avvolge.

IL POPOLO.

La nuvola d' Iddio !

La colonna di fuoco !

Viene dal padiglion, che pare avvampi.

Chiama Mosè... l'avvolge...

52 MOSÈ

S'agita, crolla, va verso il monte che già guizza, di lampi.

\ Il vento fischia impetuoso^ cacciando le nubi pel cielo tra il fiam- y! meggiar dei baleni e il rimbombo dei tuoni.

IL POPOLO.

Schiera trionfale di flammei nembi sale dietro Moisè.

Dal Sinaj fumante già le trombe sante s'odono squillar.

Ne rimbombano i mari, i deserti ed il ciel; tremane Israel.

Niun nei secoli è pari air Iddio di Mosè, all'Eterno Che E !

V uragano imperversa. Fra gli urli del vento, i turbini della sabbia, i guizzi dei lampi e lo scoppio dei tuoni, echeggiano dalla cima del Sinaj altissime voci che proclamano : Non avrai altro Dio nel

MIO COSPETTO.

Il popolo prostrato risponde: Amen.

IV.

[A TERRA PROMESSA

E il Signore gli disse: « Quest'è il paese del quale io giurai ad Abraham, a Isaac ed a lacob, dicendo : Io lo darò alla tua progenie. Io te l'ho fatto veder con gli occhi, ma tu non vi entrerai. »

Deuteronomio, XXXIV, 4.

Un altipiauo sulla cima del monte Nebo, che forma una conca fra un rialto di terreno poco elevato a destra e un altro a sinistra^ donde si discende verso la terra di Cavaan, tutta avvolta ancora tra le neb- bie mattutine. Le ultime stelle tremolano nel cielo, che si va rischia- rando della luce delValba. Vagano per Varia suoni di cornamuse lontane, Un roveto domina dall'alto Vangusta conca. Mosè di- scende il pendio a destra, appoggiato al braccio di Giosuè che lo sor-- regge con amore reverente.

GIOSUÈ.

Tu cammini veloce. Quasi sembra che un sangue giovanile rifluisca per le tue membra.

MOSÈ.

L' impeto del desiderio mi sospinge. Ch'io, pria di morir, la vegga di lontano la terra ch'è promessa al popol mio!

GIOSUÈ.

Forse la scorgerem da quella balza. Le nebbie si diradano. .

Per Varia lievemente dorata le nuvole, sospinte dal vento sottile del- Valba, trascorrono rapide scoprendo e ricoprendo la conca. Come isole remote, appaiono e scompaiono nel fondo lembi di paesi verdeg- gianti, acque argentine, città biancheggianti. È la terra di Canaan^ che alla fine emerge tutta, irradiata dalla prima luce del sole.

50 ' MOSÈ

MOSÈ e GIOSUÈ.

Su Canaan il sol, fiammando, s'alza!

MOSÈ.

Ecco la terra d'Abraam, la terra di Giacobbe, la terra

con slancio profetico a Giosuè.

ove tu, trionfando d'ogni guerra, pianti le tende d'Israele 1

GIOSUÈ.

Guarda ! E tutta scintillio d'acque correnti, è tutta un brulicar vasto d'armenti, è tutta un campo di città possenti !

MOSÈ.

E ancor più bella del mio sogno ! E pure io non ne posso valicar la soglia!

GIOSUÈ.

Ma giù dai campi della solitudine, come fiume premuto d'alta vena, su lei si spanderà la moltitudine cara a Dio: mieterà l'orzo e l'avena, coglierà l'uve in prodigiosi grappoli, leverà fra i tintinni degli armenti inni al Signore !

MOSÈ.

E un tempio, ove maturino i germi della vita e dell'amore per i secoli tutti e per le genti tutte! Io lo vedo!... Chiamali, i miei figli!

LA TERRA PROMESSA

57

Io voglio alzar la mano a benedire tutto Israele, in faccia al sacro piano fulgente d'avvenire.

Giosuè s'allontana risalendo veloce la balza. Il roveto s'accende tulio d'una luce misteriosa, Voci arcane dai ctelt chiamano « Moisè » Egli si prosterna verso il roveto, assorto in una celeste visione.

VOCI DAL CIELO.

Rupe a Israele sarò di salvezza, perchè la mia luce diffonda nel mondo.

Invan nemici lo calpesteranno : si solleverà coni' erba di prati.

Invano spade lo trafiggeranno : rigermoglierà dai semi del sangue.

Invano roghi lo consumeranno : resusciterà dal cuor delle ceneri.

Perchè il Possente nei secoli Io sono, e m'è Israele diletto nei secoli.

Giunge da destra un tumulto di voci. Sono gli Ebrei che salgono montagna.

58

MOSE

GLI EBREI

avvicinandosi.

Canaan ! Promessa terra !

Paese d'acqua e di palme !

Delizia dei nostri figli!

Trofeo sicuro di guerra!

Gli Ebrei, guidati da Giosuè, irrompono a gruppi nciraltipiano «r s'affacciano ansiosi alla balza per contemplare la terra di Canaan,

GLI EBREI.

Là!... Vedete?

Galaad! Efraim !

Soar!

Neftale!

- Tutta verde è la pianura fino al mare occidentale!

- Ecco Dan!

Gerico !

MOSÈ

Presto crolleranno le sue mura ai tuoi squilli !

GIOSUÈ

I miei vessilli splenderanno alti nel sole!

profetico a Giosuè»

con entusiasmo.

LA TERRA PROMESSA 59

MOSÈ.

E tu il sole con un gesto fermerai fulgido in ciel pel trionfo d'Israel !

GLI EBREI.

Dai montani ombrosi varchi la fiumana del Giordano scorre argentea nell'albore a irrigar V immenso piano !

Terra nostra!... Iddio Tha detto agli antichi patriarchi !

E il retaggio benedetto dell'eletto del Signore !

GIOSUÈ

additando a Mosè il suo popolo,

O padre, ecco i tuoi figli! Eccolo tutto Israele che, simile ad un flutto impetuoso, dal tuo sen si getta nel mare che lo aspetta.

Ad un cenno di Giosuè le tribù d' Israele si prostrano reverenti d'intorno a Mosè, per accoglierne la "benedizione,

MOSÈ sollevando ambe le mani verso il popolo.

Beato te, Israel! Chi mai t'uguaglia ? Dio per ogni battaglia si fa lo scudo della tua salvezza. Dio si fa spada a te della tua altezza!

Volgendosi successivamente alle v?*rie tribù

OO MOSE

Vivi, o Ruben, di forte e lunga vita !

E tu, colle tue mani, i tuoi nemici disperdi, o Jehudà!

Dio, benedici colui che a' suoi fratelli la legge insegna, ed arde in sugli altari santità di profumi alle tue nari. Cada trafitto a mezzo delle reni chi mai gli si ribelli !

Ecco il diletto d'Iddio, Beniamini... Tra le sue spalle abiterà sicuro.

Ecco Giuseppe ! A lui copia di beni e di primizie ; le delizie del monte e della valle, ciò che produce il sole e ciò che aduna il favor della luna.

Zàbulon !... Issacàr ! Voi le dovizie suggerete del mare, ed i tesori nascosti nelle arene.

Gad se ne sta come un fiero leone dilaniatore...

Il suo minor fratello somiglia un lioncello che salti di Basan. Sian benedetti !

LA TERRA PROMESSA 6l

Neftale ! Tu per quanta grazia aspetti, ne avrai di più...

Asèr! I tuoi calzari rame e ferro saran, la tua possanza durerà quanto i giorni.

Ecco; io vi dico: « Beato te, Israel ! Nessuno è pari all'Eterno, che contro ogni nemico si fa lo scudo della tua salvezza, si fa la spada a te della tua altezza ! »

Mosèf sorretto da Giosuè, riprende la salita del Nebo e passa len~ tamentt fra le tribù prosternate. Giunto sul culmine, contempla un ultimo istante la terra di Canaan, e cade riverso ai piedi di Giosuè. Questi, sguainata la spada, la brandisce in alto sopra gli Ebrei, che a tal cenno si rialzano tutti agitando solennemente verso di lui t ves- silli Jr a squilli di trombe.

Ma*:^, ,^^/;.^,.:- -^^ k:^.

Pitezzo Liire Uflfl,