BIBLIOTECA ITALIANA

DI OPERE DI CONSULTAZIONE

diretta da FERNANDO PALAZZI

LA

iS

DANTE OLIVIERI

DIZIONARIO

DI

TOPONOMASTICA LOMBARDA

Nomi di comuni, frazioni, casali, monti, corsi d'acqua, ecc. della Regione Lombarda, studiati in rapporto alla loro origine.

Seconda Edizione

riveduta e completata

CASA EDITRICE CESCHINA - MILANO

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sono riservati per tutti i Paesi, compresi la

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© Copyright by Casa Editrice Ceschina 1961

PRINTED IN ITALY

Industrie Grafiche A. NICOLA & C. Varese-Milano - 1961

INTRODUZIONE

A. PREMESSE

$ 1. GENESI DEL LIBRO.

Allo scopo di risparmiare spiacevoli delusioni al lettore, che si atten- desse di trovare in questo Dizionario assai di più di quello che esso può dare, vorremmo ch’egli considerasse attentamente le avvertenze che qui si premettono.

Il proposito originario dell'autore era stato semplicemente quello di stendere un prospetto col quale si rispondesse, con metodo critico, a questa domanda: che cosa è stato detto, fino ad ora, di più serio ed importante, intorno all'origine dei nomi locali della Regione lombarda? Perchè, anche se la Lombardia non è una di quelle poche regioni'italiane che fino ad ora furono meglio studiate sotto questo aspetto, non è stata nemmeno fra le più trascurate. Essa infatti può vantare i preziosi contributi di Giovanni Flechia e di Carlo Salvioni: quelli del primo, compresi ne’ suoi studi su vaste categorie di nomi locali dell’Italia intera, o della sua parte settentrio- nale; quelli del secondo, sparsi in una numerosa serie di Noterelle, Appunti, ecc, di Toponomastica Lombarda. Inoltre, i nomi del Canton Ticino, lingui- sticamente compreso nella nostra regione, furono in tempo non lontano studiati con buon metodo dal dott. Mario Gualzata; e molta luce fu gettata su parecchi nomi nostri anche da chi studiò più lungamente quelli delle regioni contermini, e dagli storici antichi o recenti del territorio. Cosicchè, anche a volersi restringere ad un’opera di raccolta e di cernita di tanta materia dispersa e mal nota, ci sarebbe stato il modo di rendere un non trascurabile servigio agli studi.

Ma, il proposito di limitar l'esame ai soli nomi già studiati da altri, lasciando del tutto da parte il materiale nuovo, si dimostrò, nella pratica, inattuabile. Nel riassumere e coordinare i risultati dell’opera altrui era im- possibile non aggiungere, di tanto in tanto, quelli del nuovo esame a cui si venivano di necessità sottoponendo le fonti documentarie, Nè, alla fine,

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si sarebbe potuta interrompere l’opera così a mezzo, senza considerare in qualche maniera anche tutto il restante materiale toponomastico: trascu- rando il quale non si poteva dare alcuna idea del bilancio complessivo, cioè del rapporto proporzionale esistente fra la parte studiata e la parte ancora inesplorata. Bisognava dunque registrare anche questa, e (poichè s'intendeva solamente, quando non si potesse fare di più, prospettare le que- stioni, senza risolverle) finire col comprendere nella rassegna tutti i nomi locali lombardi: intendasi, nel caso nostro, tutti i più noti, od in cui è men difficile imbattersi. In lavori di questo genere, per grande che sia l’abnega- zione di un solo ricercatore, il pericolo di errore è evidentemente tanto più frequente, quanto più vasto è il territorio studiato. Per questo, non si inco- raggeranno mai abbastanza le ricerche di toponomastica limitate ad un piccolo distretto, o ad una provincia, in cui si possa compiere un’esplora- zione scientifica esauriente, sia del materiale di nomi attuali, sia dell’apparato critico-storico, sia delle condizioni dialettologiche dei luoghi. Ma chi doves- se aspettare, per comporre un Dizionario regionale, che vengano compiute tutte le indagini minute desiderabili, per giovane che fosse, non avrebbe vita che gli basti: e d’altra parte la causa del progresso del sapere può richiedere che uno studioso metta a parte gli altri dei suoi risultati come qui si è fatto anche ad elaborazione tuttora incompiuta: anche perchè le stesse confutazioni e rettifiche, di varia natura, ch’egli avrà provocato, potranno riuscire di grande vantaggio per la scienza avvenire.

Se queste ragioni possono giustificare il presente Dizionario sotto l’aspetto scientifico, è però da aggiungere che esso si propone anche un fine più modesto, che potrebbe dirsi, in qualche misura, divulgativo. Infatti, se i nostri problemi sono di grande interesse per i cultori di varie austere discipline, essi non mancano di suscitare una viva curiosità anche presso un pubblico assai più vasto di quello degli specialisti: e non pare giusto, utile, che, per pensare esclusivamente alla scienza, si lasci che questo largo pubblico ignori tutto quello che è ormai perfettamente acquisito, inducen- dolo a confermarsi nella fallace opinione che i nostri studi non si riducano che a poco concludenti astruserie.

Naturalmente, fu per questo secondo motivo che la benemerita Fa- miglia Meneghina, in persona del solertissimo direttore della sua Collana, prof. L. M. Capelli, ha potuto accogliere ospitalmente questo volume: il quale adunque, per quanto era possibile, doveva rispondere da un lato alle esigenze degli studiosi, dall’altro a quelle delle persone colte.

Se la conciliazione fra le diverse tendenze sia qui riuscita, giudicherà il lettore. Ma se qualcuno volesse biasimare, come eccessivamente ingom- brante, l’inserzione, nei singoli articoli di cui il Dizionario è formato, di buona parte dell’apparato critico di citazioni di archivio e di rimandi bi- bliografici, di cui l’autore disponeva, come se questo apparato, dopo aver servito per giungere a delle conclusioni, sia divenuto del tutto inutile in un libro destinato al pubblico più largo, il nostro lettore consideri che V’elimi- nazione di questo materiale avrebbe annullato tutto il valore del libro, ai

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fini scientifici: rispetto ai quali dev'essere possibile di giudicare ogni pro- posta al lume di tutti gli elementi sui quali essa è fondata.

Del resto, l’autore ha fatto quanto era in.lui per alleggerire il peso della lettura a chi è estraneo a questi studi: non foss’altro evitando l’uso di ogni formulario ed anche di ogni segno men comune: e dando agli elementi delle varie dichiarazioni una disposizione costante, che permetta di orientarsi fa- cilmente, in mezzo ad essi, a chiunque lo voglia. Di questi espedienti si darà spiegazione e saggio in fine della presente Introduzione.

$ 2. IL METODO DEGLI STUDI TOPONOMASTICI.

La grande differenza che distingue le ricerche attuali sui nomi di luogo da quelle di tempi per questo felicemente sorpassati, consiste specialmente in ciò, che la vecchia erudizione non sapeva imporre alla capricciosità delle proprie elucubrazioni un limite preciso e sicuro di natura linguistica: mentre la scienza attuale sa trarre dalla glottologia un potente aiuto ed insieme una guida veramente provvidenziale. Oggi è principio incontrastato che anche i nomi di luogo riflettono in la storia delle vicende linguistiche di un paese, e che quindi la forma odierna di un nome, tanto meglio se appoggiata alle forme che di esso ci conservano le carte medioevali, non può aver per sua generatrice, come una volta si credeva, una parola, comunque scelta, che le rassomigli in qualche maniera; ma, almeno in un gran numero di casi, essa lascia ricostruire con una certa esattezza la parola originaria, di cui è possibile non di rado stabilire l'appartenenza etnica e l’età a cui risale, ed anche, talora, il suc vero significato. Se a questi risultati non si può giun- gere sempre, ciò accade perchè del nome di cui si tratta si conosce troppo imperfettamente o la pronuncia genuina, od anche quel tanto della sua storia (intendasi delle fasi attraverso alle quali è realmente passato, attestate da documenti dell'Alto Medio-evo) che occorrerebbe per ricostruire con sicurezza la frase primitiva: oltrechè, ben s'intende, per l’oscurità che avvolge più o meno tutta la storia e la struttura dei linguaggi anteriori al latino. Di queste nostre incertezze vedremo nel Dizionario moltissimi esempi di varia specie: additiamo, qui, fra i più tipici, le voci Calolzio, Cambidànica, Franciacorta, Gambolò-Gambolòita, Lonate, Nuvolento, Olévano, Rho, Ré- dano, Salé, Scaldasole, Tavérdo, Vigévano.

Ci pare utile, a questo punto, per rendere un po’ meglio evidente al lettore meno esperto la diversità dei procedimenti odierni, in confronto dei sistemi di una volta, di riferir qualche esempio, diremo così, comparativo. Se ne troveranno, del resto, ad ogni passo nel Dizionario, dove non di rado si sono ricordate, per lo più nelle note a piè di pagina, le etimologie della vecchia maniera.

Cominciamo col fare giustizia sommaria di tutte, o qusi tutte, le vec- chie etimologie fondate non dirò sulla lingua celtica, ma su quelle illusorie conoscenze del celtico che si avevano nei secoli andati: etimologie delle quali son rigurgitanti le opere del Cantù e di altri eruditi, che attingevano

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al Vocabolario della Gallia Cisalpina di Pietro Monti, od al Dizionario Gallo- italico di Mazzoni e Toselli, 0, più indietro, alle Mémoires sur la langue celtique; del Bullet: e per le quali, ad es., si volevano ascrivere al celtico non solo nomi come Ganna, Locarno, Ticino, Tresenda, Trèvano, ma anche dei chiarissimi riflessi neolatini, quali Lompin (Mon-), Maiòlica, Morbegno e simili.

Per altri nomi, l’erudizione storica comune accolse spesso con favore vere e proprie leggende, di origine prettamente fantastica, la cui inconsi- stenza è curioso che non sia stata avvertita spontaneamente anche dai profani; i quali, anzi, ancor oggi trovano talora valide più delle opinioni a base scientifica, quelle tradizionali, forse perchè più vistose ed appariscenti. Per chi voglia dilettarsene, abbiamo voluto farne via via qualche cenno, nel nostro Dizionario (per lo più in nota) Ma una collezione interessante se ne può trovare, ad esempio, nel poemetto latino La Laudiade, di Iacopo Gabiano, tradotto anche garbatamente in italiano (da Guadagni e Ronzon: v. Bibliografia).

Passando ad altra categoria di false derivazioni, vediamo come il nome del villaggio di Cinisello, presso Milano, si ammetteva una volta che volesse dire cinis Aelii, come se conservasse il ricordo del sepolcro di un romano Aelius (infatti nel latino della Chiesa, si dice Cinis Aelii). Ma, a tacere della stranezza di un appellativo come quello, da cinis Aelii (se mai, bisognerebbe partire da cinere, e non da cinis), sarebbe impossibile derivar l’attuale Cinisèll.

Questo nome non può aver per base originaria che una forma, che può facilmente apparire quale un derivato (un diminutivo in -ello) dal latino cinisia: parola, che forse si sarà applicata al luogo per indicare il colore cenerognolo del suo terreno.

In un modo analogo Leandro Alberti voleva spiegare il nome di Arsago, chissà mai per quale motivo, come composto di ara Caesaris: mentre, date anche le forme storiche conosciute, esso non si può riportare che ad una forma antica Artiacus, dov'è evidente il derivato aggettivale, con suffisso -acus, dal gentilizio latino Artius.

Pressa poco alla stessa maniera nel nome del cremonese Calvatone, seguendo assai male la traccia della forma medioevale Cavaltone (che ci deve condurre invece a «cavo alto », in forma accrescitiva), si volle vedere una cavea Othonis, a ricordo, naturalmente, di un antico sepolcro dell’im- peratore Ottone.

Il nome di Gessate milanese si credette testimoniasse a favore di uno stanziamento di Gaesates, nome di popolazione gallica ricordata da Polibio, Orosio, ecc.; ma a tutt'altra origine ce lo fa riportare la forma medievale Glaxiate (v. nel Dizion.).

La forma Bislacis, che corrisponderebbe all'attuale Bellagio in un do- cum. dell’anno 941, diede l'illusione che qui si avesse un composto di bis e lacus. Ma la base del nome non può aversi che in una forma oscillante fra Bilacis (ben difficilmente composto di bi = bis e laci!) e Bellasi. Verso

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questa seconda ipotesi ci fanno propendere così la forma storica Belasio dell’a. 835, come l’esistenza attestata di un nome di persona Bellasio (derivato da Bello). Il Bislacis dell'a. 941 potrà quindi non servire ad altro che a testi- moniare come la tendenza a spiegare Bellagio con « due laghi » sia persino anteriore all’anno mille.

Nel nome di S. Maria Hoè (Como), si voleva vedere il ricordo di una famiglia germanica, dal casato affine alla voce tedesca hohe « altezza ». Ma quell’ iniziale è un puro capriccio grafico abbastanza recente (nel secolo XIII si scriveva solo Oe ed oggi pare si dica, sul luogo, anche 00); si vedrà invece nel Dizionario, alla voce Hoè, come, mentre Carlo Salvioni ci vedeva (affidandosi solo alle ragioni fonetiche) un probabile riflesso di un latino luparium (attraverso Lovée, Loge: cfr. qui Monluè), oggi, tenendo conto delle forme storiche che conosciamo, l’etimo più probabile ne apparisce il latino vadum «guado ».

Trecella milanese (dialett. Tresèlla), secondo una tradizione, derive- rebbe il suo nome dalle tre celle di certi romiti; ma la forma medioevale Terrexella ci obbliga, da sola, a sostituire le tre celle con una semplice terricella.

In Mirandola di Lodi gli eruditi di un tempo credevano di vedere un nome composto di aula « corte, palazzo »: ma anche qui (come in altre Mirandola di altrove), basta il solo accento ad escludere affatto ogni rap- porto con aula, ed a renderci sicuri che l’origine del nome è nella voce bas- so-latina mirandola « piccola vedetta ».

«Il nome Legnaro questo un esempio riferito, a tale proposito, dal Salvioni) non ispira a ognuno l’etimo da legno? ». Ma ne’ documenti antichi c'è Ledegnano, diceva il Salvioni (noi diciamo invece, pare ci sia Lemignano) e «gli è con questa forma, alla quale punto non contraddice l’attuale, che bisogna fare i conti».

Un altro nome, intorno al quale fiori una curiosa leggenda etimologica, raccolta anche nel Ditfamondo, di F. degli Uberti, è quello di Mortara: che è ben lontana dall’origine che gli si attribuiva (quasi mortis ara!).

Con questi procedimenti ora veduti ed altri analoghi, ben si comprende come via via che si rinviene in qualche carta medievale la fase anteriore di un nuovo nome, oppure, in qualche glossario, una parola che gli corri- sponda esattamente, e lo spieghi, si accresca ogni giorno la serie dei nostri acquisti, e si restringa il numero delle cose ignorate. Il che non vuol dire che basti porsi un determinato problema, perchè sia possibile risolverlo: in questa materia si può dire che debbano esser sempre i fatti a venir in- contro a noi, affinchè da essi si abbiano a dedurre le conseguenze. In man- canza di certi dati, di certi elementi, molto spesso noi dobbiamo rassegnarci a confessare l'impossibilità di penetrare il segreto che i nomi racchiudono in sè. Ed ecco dichiarato il perchè delle molte questioni che noi lascieremo insolute, e dei molti punti interrogativi, dei forse e dei se di cui abbiamo costellato il nostro Dizionario e che certo non sono ancor quanti ce ne dovrebbero essere.

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A proposito di questioni di metodo, conviene accennare a parte a quella che riguarda i cosiddetti nomi prelatini.

Queste vestigia delle lingue preesistenti a quella del Lazio offrono senza dubbio una materia molto attraente al glottologo: ma d’altra parte gli pre- sentano, come presto vedremo, una somma di difficoltà comparativamente maggiori di tutte le altre specie di nomi. Il primo posto in questa categoria di denominazioni locali spetta a quei nomi di città, luoghi, fiumi, laghi, po- poli, che ci furono tramandati dagli scrittori dell’antichità classica, e che quindi hanno in questa circostanza il sigillo indubitabile della loro mag- giore vetustà: quali sono, per la Lombardia, Bergamo, Brescia; Como; Cre- mona, Lodi, Milano; Andes; Casteggio (Clast-), Robbio (Rotovium); Camil- lomagus, Melpum; Adda, Lambro, Mella, Mincio, Oglio, Ticino; Benaco, Ceresio (?), Lario, Sebino; Camuni, Insubri, Orobii, Trumplini. Tiene dietro a questi la lunga serie dei nomi, che, pur non essendo ricordati dagli an- tichi, recano in sè, o nella propria storia, degli indizi più o meno sicuri dell'origine loro estranea, ed anteriore, al latino: nomi del tipo di Chiese (Cleusis), Lecco (Leucum), Lomello (Laumellum), Monza (Modoetia), Serio (Sarius), ecc.

Ma, rispetto a questo genere di nomi, le nostre possibilità di ricerca sono assai limitate. Raro è il caso di nomi, come Mediolanum, o i com- posti di dunum di cui diremo fra poco, che rivelino a noi il loro significato almeno con una certa approssimazione: per la parte rimanente ci dobbiamo accontentare d’istituir dei raffronti ipotetici con nomi di altre regioni, che paiano ad essi affini. Il ritrovarsi molti di tali nomi, diffusi (cioè ripetuti in forma identica, od anche diversa, ma forse della stessa base) in territori che furono già occupati da determinate genti, è cosa che consente di con- siderare quei toponimi come appartenenti all'una od all’altra di quelle popolazioni. Nel caso della Lombardia si tratta di assegnarli a quello che si chiama lo strato ligure od all’iberico, oppure al mediterraneo, all’etrusco, al celtico.

Anche nel nostro libro verrà riferita l’opinione di questo o quello studioso circa lo strato etnico a cui ciascuno di tali nomi può apparte- nere. Talvolta però, nei casi in cui manchi un criterio sufficiente a risolversi fra le due ipotesi diverse, accanto all'ipotesi di un’origine prelatina, verrà riferita quella di un etimo neolatino. Anzi, quando ci si trovi, diremo così, a parità di condizioni, noî preferiamo di regola l’origine neolatina: considerando legittima la presunzione che i nomi di tale origine siano prevalenti di gran lunga sugli altri, anche perchè, di fronte all’avanzare della romanizzazione, gran parte dei nomi di luogo preesistenti, se pur ve n'erano, dovettero rimanere obliterati, e sostituiti da nomi nuovi (1).

(1) L’opposta tendenza, seguita da qualche studioso, non è scevra di gravi pericoli, e, almeno allo stato attuale delle conoscenze, può contribuire più a confondere che a chiarire le questioni. Utile può essere, a questo riguardo, richiamarsi alla garbata polemica svoltasi verso l’anno 1930 in «Italia Dialettale » (vol. VI e VII) fra il prof. Silvio Pieri ed il prof. Gino Bottiglioni a proposito di nomi locali còrsi, Ma dai pericoli a cui ho

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$ 3. LA « REGIONE LOMBARDA » IN QUESTO LIBRO.

Come apparisce dal sottotitolo della nostra opera, noi consideriamo qui la Lombardia come regione amministrativa del Regno: vale a dire come il complesso delle nove province di Milano, Pavia, Cremona, Mantova, Brescia, Bergamo, Como, Varese, Sondrio. Entro questi termini il materiale fu raccolto abbastanza equabilmente, se non fosse una certa maggior ab- bondanza dei nomi relativi ai dintorni di Milano, alla provincia di Ber- gamo (massimamente del mandamento di Clusone) ed al territorio di Lodi (in questa 2* edizione anche al Bresciano); ed una maggiore povertà dei nomi delle provincie di Sondrio e di Pavia (eccettuato l’ex-circondario di Voghera).

facile riconoscere che, sotto il punto di vista scientifico, conveniva applicare, a questo riguardo, il criterio dialettologico, e raggiungere così, ad ovest, il corso della Sesia, ed a nord il confine settentrionale del Canton Ticino. In tal caso si sarebbero anche potuti utilizzare tutti i cospicui con- tributi di Carlo Salvioni relativi in modo speciale al territorio ticinese, e le pubblicazioni recenti del dott. Mario Gualzata, di cui si è detto già prima, nonchè tutte quelle del prof. Pietro Massia riguardanti le parti delle provincie di Vercelli e di Novara situate ad oriente della Sesia: ed an- cora parecchi rilievi fatti dall'autore sui nomi locali di Val Vigezzo (Alto Novarese). Ma, avendo preso a studiare un territorio già tanto sovrab- bondante per ampiezza, si è preferito, come male minore, di assumere qui il nome di Lombardia nel suo significato più ristretto.

$ 4. FoNTI ED USO DI ESSE. \

Della natura e del numero delle opere di cui si è tratto profitto in questo lavoro darà notizia la tavola bibliografica posta alla fine di questa Introduzione. E’ però necessario che qui si diano alcuni ragguagli sia ri- guardo alla raccolta del materiale toponomastico, sia quanto alle fonti do- cumentarie, sia intorno agli studi toponomastici da noi più utilizzati.

a) La nostra raccolta dei nomi attuali (che è risultata, tutt'insieme, di circa 8000 nomi) ebbe per base: gli elenchi ufficiali d’uso; l'Annuario del- l’anno 1929 del Touring Club Italiano (indispensabile anche per l’aggiorna- mento delle notizie relative alle circoscrizioni comunali, utile per le indi-

accennato ha saputo guardarsi quasi sempre il Bottiglioni: non così, ad es. il Philipon, nel suo libro per certi rispetti molto notevole sui « Popoli primitivi dell'Europa Meridio- nale». Per comprendere i nomi locali attuali fra i suoi materiali di studio, il valente studioso francese non doveva esimersi dal farne un'accurata selezione: chè altrimenti essi rappresentano solo un dannoso ingombro. Dei nomi italiani, in particolare, il Phili- pon si mostrò male informato: e fa specie, per es., che scambiasse per nomi prelatini A/- berone, Arquà, Asola, Monte-Ceneri, Tàmbre: che facesse due nomi diversi di Acelum e Asolo; e leggesse non solo Levìco, ma anche Arimìnus, Felsina, Mutìîna, ecc. Noi sot- trarremo qui ai suoi materiali anteriori al latino, ad es., Oronco, Val Sabbia, Trezzo, Uggiate. E duole di non veder mai utilizzati dal Philipon gli studi, ad es., del Salvioni e del Guarnerio (Arch. Glott. It. XIV, 400), che l'avrebbero certo fatto più cauto scri- vendo intorno a Morcote, Pallanza, Pèntema, ecc.

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cazioni sulla positura dell’accento nei nomi); buona parte della Carta del- l’Istituto Militare Italiano 1 : 100.000 (per la zona delle Grigne e qualche ultro tratto della regione le carte del Touring 1 : 20.000); il vol. del Dizionario Corografico della Lombardia (Milano, 1854: in cui è compreso tutto il materiale del precedente Dizionario del Fabi); la parte lombarda della Grande Illustrazione del Lombardo-Veneto diretta da C. Cantù; i volumi relativi alla Lombardia, curati da G. Chiesi, nella Patria dello Strafforello; la Guida ufficiale del Clero, per la diocesi di Milano; lo spoglio, fatto da G. Longa, dei nomi locali del distretto di Bormio; quello, dovuto ad A. Maragliano, del circondario di Voghera; ed un elenco di nomi locali rilevato direttamente sulle mappe del Catasto del Mandamento di Clusone. Per l'accertamento della pronuncia dialettale, si profittò di tutte le notizie contenute negli studi del Salvioni, nel Vocabolario Milanese del Cherubini ed in altri vocabolari dialettali della regione, e d'informazioni variamente raccolte (si veda inoltre, per es. per Brescia, nella Prefaz. alla JI edizione); ma la maggior parte delle indicazioni che qui si troveran- no, a questo riguardo, sono un dono prezioso, fatto al nostro (primo) Dizionario, durante una sua paziente revisione del manoscritto, dall’avv. cav. uff. Giulio Decio, noto ed arguto poeta dialettale, appassionato stu- dioso di cose milanesi e lombarde. Così per merito principalmente della grande gentilezza e della singolare conoscenza del patrio dialetto, di questo benemerito socio della « Meneghina », il nostro libro sarà riuscito assai meno manchevole, sotto questo aspetto così importante delle sue infor- mazioni.

b) Tra le fonti storico-archivistiche, furono specialmente utilizzate le Memorie ecc. di G. Giulini, il Codex Diplomaticus Longobardiae, gli Atti del Comune di Milano del Manaresi, il Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, le pubblicazioni di storia milanese (in ispecie di topografia storica) del mio amico Alessandro Colombo e di C. M. Rota, il Regesto Mantovano del Torelli, le Storie Bresciane dell’Odorici, lo studio sull'Isola Comacina del Monneret de Villard e l’opera sul Lago Maggiore del De Vit, il Codex Diplomaticus Cremonae dell’Astegiano, i lavori dell’Agnelli e del Vignati sul territorio di Lodi; ed, in modo notevolissimo la Corographia bergo- mensis di Augusto Mazzi: opera che può portarsi, fra le consimili, ad esem- pio di diligenza e di vera, sicura dottrina. Utili elementi, tratti dai codici dipiomatici della Società Storica Subalpina, inserì per noi nel Dizionario, con una cortesia della quale gli devo grande riconosenza, il prof. Pietro Massia, il quale pure si sobbarcò alla non lieve fatica del rivedere tutto il nostro manoscritto. Alla revisione dell'amico Massia dobbiamo anche vari suggerimenti e richiami, che non sempre abbiamo: ricordato a’ debiti luoghi. Parecchie indicazioni, ed aiuti di vario genere, ci ha fornito anche il prof. L. M. Capelli, che seguì sempre con viva sollecitudine il nostro lavoro. Mediante questi sussidi, si riuscì a fornire i nostri brevi articoletti di un non limitato corredo di notizie storiche: tuttavia noi dobbiamo la- mentare che la Lombardia difetti ancora, nel suo complesso, di una degna

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collezione di fonti diplomatiche, che alla ricchezza del materiale congiun- gano sufficiente garanzia di esattezza, specialmente nella trascrizione dei nomi di luogo e di persona, e sufficiente cura della loro identificazione.

c) Fra le opere di toponomastica si citeranno più di frequente da noi quelle del Flechia e del Salvioni; e, subito dopo, le pubblicazioni re- lative ai nomi locali del Piemonte, nel loro complesso assai importanti, del testà ricordato prof. Massia; gli studi già citati del Gualzata, e quelli, riferentisi al territorio canavesano, dell’informatissimo G. D. Serra; oltre alle opere sui nomi trentini dello Schneller, di Angelico Prati e di Carlo Battisti. Ci riferiamo, naturalmente, assai spesso, anche ai due volumi, onore massimo di questi studi in Italia, di Silvio Pieri, sulla toponomastica delle valli del Serchio e dell'Arno: in modo particolare per quanto riguarda i nomi tratti da personali di probabile derivazione etrusca. Il lettore non biasimi la frequenza dei richiami agli studi precedenti dell’autore sui nomi veneti: le cui concordanze con quelli lombardi era pur ovvio che fossero poste in particolare rilievo.

Nei riguardi dei nomi derivati da personali romani, fu utile lo studio del prof. Bartolomeo Nogara, sui nomi romani delle lapidi lombarde.

Si è data infine Ta debita parte ai raffronti fra i nostri nomi locali e la terminologia geografica (geonomastica o topolessigrafia) della regione: alla conoscenza della quale giovarono non poco anche le raccolte curate dalla R. Commissione per la revisione toponomastica della Carta d’Italia.

B. SGUARDO GENERALE SULLA TOPONOMASTICA LOMBARDA

Lo studio nostro è troppo lontano da una, pur relativa, compiutezza, perchè esso permetta di derivarne un qualsiasi compendio di risultati, in ordine all’etnografia, alla storia ed alla linguistica.

Tuttavia, per quanto piccolo sia il valore definitivo che esso abbia ed il contributo che esso rechi all’avanzamento degli studi, sarà utile al lettore, che voglia formarsi un’idea complessiva di quello che da noi è dichiarato analiticamente nel libro, trovar qui riunite insieme varie osservazioni e note sintetiche: anche se queste non possono avere, nel loro complesso, un carat- tere di certezza assoluta. Queste osservazioni riguardano l'attribuzione et- nografica dei nomi ed una loro rudimentale classificazione storica e seman- tica (relativa cioè ai significati); seguiranno poi, in un capitolo a parte, al- cune più particolareggiate note linguistiche.

$ 1. CLASSIFICAZIONE ETNOGRAFICA E CRONOLOGICA.

Da qualche tempo nelle esplorazioni di nomi geografici più antichi si ha particolarmente di mira la determinazione delle aree di diffusione dei linguaggi, quali; ad es., fra noi, l’iberico (?), il ligure, il retico, l’etrusco, ecc. Ma le nostre ricerche ebbero carattere troppo generale per poter giun-

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gere a qualche nuovo risultato in questa direzione; tanto più che, almeno per quanto riguarda i Liguri, gli Etruschi ed i Celti, si può ammettere che le rispettive ondate successive si siano estese se non su tutta, almeno sulla massima parte della regione (*).

Senza dunque occuparci qui dell’estensione rispettiva delle varie aree linguistiche, ci limiteremo a considerare, senza distinzione di luoghi, la successione cronologica dei vari strati etnici.

a) Nomi prelatini. Fra i nostri nomi può dirsi che appartengano:

1. All’elemento mediterraneo (ariano, preindoeuropeo) in primo luo- go il nome A/ba (-Insubrium, il nome pregallico di Milano), e quello di Lario (col suo quasi omonimo Lirone, v. nel Dizionario): inoltre, forse anche Bergamo; il nome del fiumicello Arno, ed il tema gava «torrente », donde forse Gavia e Gavarno. Com'è ben noto, ad una stratificazione basco-cau- casica corrispondente alla più antica delle genti europee, apparterrebbe, secondo il Trombetti, la parola (che può dirsi in certo senso anch’essa un topònimo) baita, diffusa appunto dalla Biscaglia alla Caucasia.

2. Allo strato ligure (italico-iberico, secondo il Ribezzo): /ria (forse col significato di «città», antico nome di quella che fu poi Voghera « vicus Iria », e che fu insieme proprio, anticamente, del fiume che vi passa, detto oggi Stàffora (si noti che /ria fu anche denominata una città iberica di Spagna); inoltre i nomi dell’Oglio e del Serio (Sarius), del Ticino, del Bisenzio; di Como, e di Bormio (per altri gallico); dal suffisso ona, secondo il giudizio del D’Arbois, si rivelerebbe della stessa origine il nome di Cremona, In Melpum il Ribezzo vede un nome ligure-tirreno, in quanto offrono dei riscontri con esso l’italica Melpes, l’apula Melfi e la stessa Amalfi ( MéX9ng ). Ligure è, per alcuni studiosi, il tema pala « roc- cia » e quel tema clav «rupe sporgente », che apparirebbe nei nomi di Chiavenna, di Civate ecc. Il nome dell'Adda, ligure per alcuni, è per altri etrusco. Per il suffisso ligure -asco, v. più avanti; per il suffisso ligure -ima v. nel Dizion. s. Cècima; per il suff. -rno v. s. Gavarno, Lierna, Vobarno.

Si noti, però, che alcune di queste attribuzioni possono essere, e sono, assai discusse. Ad es. il Philipon assegnava taluni dei nostri nomi ad uno stanziamento di Jberi (anteriore a quello de’ Liguri); la cui presenza fra noi sarebbe appunto attestata da nomi come Arno, Rédano, Silero, Tavor- do, Vello; e certo, giusta i riscontri storici da noi messi in luce, aggiunge- rebbe all'elenco Geronda, Lisanza, e forse Missaglia, Rho e Séveso. Lo stesso autore francese considerava Bergamo come nome ligure, e retici (i Reti sarebbero una suddivisione dei Liguri), i nomi di Benaco e di Lario.

(2) A proposito di questi problemi, e di altri cui accenniamo più avanti, può trovare il lettore qualche più diffuso ragguaglio nell'articolo « Toponomastica Italiana », inserito nell’Enciclopedia Treccani: articolo redatto da me non molti anni dopo la prima pub- blicazione di questo Dizionario.

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3. Ad una lingua, estesa anticamente per molta parte della re- gione alpina, ma di cui è ben difficile determinare il vero essere (Retica?), si fanno risalire varie parole, che in parte entrarono nei dialetti, in parte originarono il nome di vari luoghi anche nostri: quali barga (capanna), cavurga (grotta angusta), cous (grotta) càrabus (macerato, cfr. Caravaggio, ecc.), crenna (e forse cranna: v. Crenna nel Dizion.); bodrio botro: che sarebbe parola tirrena, secondo il Ribezzo); ganda (pietrame), nava (conca), ecc. Di antica origine, ma di cui non credo sia stata determinata finora l’ap- partenenza etnica, sono: anche le parole dersiunm (siepe, recinto, cfr. il francese berceau; donde forse Berzo ecc.) ed aucia (terra arativa, cinta di fossati: donde Olgia, Olza, Olgiate, Olginate, ecc.).

4. Numerose sono anche presso di noi le tracce del linguaggio di quel popolo etrusco, che occupò e dominò non brevemente gran parte del nostro territorio. I nomi locali di origine etrusca sarebbero anche qui, almeno in buon numero, termini corrispondenti a nomi etruschi di persona, più o meno bene concsciuti anche d'altronde: così ad es., Almenno, Berben- no, Càrcano, Cermenate, Civenna, Còpreno, Dàlzio (2), Endènna-Endine, Èsine, Frèsine, Lenno, Lierna, Màsino, Orna; Osteno, Parpanese, Talamona. Oltre, ben s'intende, a Màntua, ed a molti toponimi derivati da nomi di perso- na, che noi comprendiamo fra i cosiddetti nomi romani e che non sarà forse difficile, a chi meglio li esamini, rivendicare all’Etruria.

5. Un numero di nomi maggiori va riferito all'elemento gallico. In primo luogo Mediolanum (forse dice: «luogo di mezzo », in una pia- nura); inoltre Brixia, Brigantia (donde Brianza: da un tema brigant « ele- vato »?), Leucum ‘(Lecco), Laus (Lodi, v. nel Dizion.); ed anche intere serie di nomi che dipendono da temi gallici di significato a noi noto: come barros («cespuglieto »), (onde Barro, Bareggio, Baradello), brennos (capo), brogilos (frutteto, brolo), bunda (fondo, onde Bondéno, Bondione), dervo (quercia, onde Dervio), dunum (collina, onde Duno, Comenduno, Induno, ecc.); rava (ghiaieto: onde forse, oltre ad altri derivati, anche il topònimo lombardo Groana, attraverso ad un aggettivo graucus?); mara, mosa (acqui- trino), morga (corso d’acqua), tegia (per altri attegia: capanna), ed ancora bèrricum (landa), briva (ponte), mello (gallico? collina), paraveredus (stal- laggio). Si possono supporre di origine gallica anche alcuni nomi con la de- sinenza in uno (Airuno, Arluno, Bettuno, Calpuno, Inveruno...), ed altri, che nella loro forma medioevale, racchiudono un dittongo eu o au (Desio, Lèzzeno, Locate, Lonato). E' vero però che, per nomi di questa specie (v. anche Leffe e Lesse, che già furono Leufo e Leoces) si può pensare anche ad origine etrusca: se pure non ad altra ben più recente, cioè germanica.

L'elemento gallico si estende certamente anche a molti altri nomi per- sonali che noi comprendiamo nella denominazione generica di nomi romani, conforme a quanto si accennò quanto ai nomi etruschi. Ma, della deter- minazione etnico-linguistica dei nomi di persona, argomento di grande importanza, noi non ci siamo potuti occupare. Quanto al suffisso -ago ed al suffisso -igo (da -acus, -icus), originariamente gallici, si veda più avanti.

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b) Nomi dell'età romana.

Questi sono senza dubbio numerosissimi: ma in non pochi casi riesce ben difficile distinguere i nomi di questa serie da quelli, neolatini, di epoca più tarda. Non lasciano dubbi molti nomi, derivati da certi nomi di persona più antichi, o direttamente (ad es. Affori, se fosse da Afer, Albegno, da Albi- nius, Basiglio, da Basilius, Calvenza, da Calventius donde anche Calvenza- no —;, Lesmo da Laetissimus, Muzza, da Mutia donde anche Muzzano —, Pavia, da Papilia ? ecc.) o mediante suffissi (-anus, -acus, -ate, -aticus, ecc.): come sono Appiano, Cornegliano, Pompiano, Pusiano, Quinzano, Sergnano, evidentemente dai gentilizi Appius, Cornelius, Pompilius, Pusillius, Serenius; Cassago, che è forse il Cassiciacus di S. Agostino; Ierago, quasi Alliariacus, Ossago, certo da Ursiacus; Puegnago: Popiniacus; Tabiago: Octaviacus; Campsirago: campus Seriacus; Abbiate: Aviate; Galbiate: dal nome pers. Galbius, con suff. -ate); Guenzate: Vocontiate; Osmate-Usmate: Ocimate; Pantigliate, dal nome pers. Pantilius; Antignatica, dal nome pers. Antinius; Aviatico, da Avius; Crespiatica, da Crispius, ecc.

S'avvicinano, per la forma, a questi topònimi, alcuni derivati da nomi di divinità, come Manerba e Manerbio, da Minerva; Mércul da Mércuri; Marchirolo: Mercuriolus; Castel-marte (Martis?); Sedorgna, Sodorno (Satur- nia, Saturnus); Fortunago (da Fortuna, come dea), e forse Gorgonzola (Con- cordiola?). Non appartiene a questa serie il nome di Prosérpio (Como), che, come si vedrà nel Dizionario, non ha nulla a fare con Proserpina.

Risalgono con certezza all’età romana i nomi che indicano distanze miliari da città importanti come Milano e Como: Quarto, Quinto, Sesto, dubbio se indichi la distanza di sei miglia da Cremona il nome di Sospiro, che fu già Sex pilae: v. questa voce nel Dizion.), Settimo, Oggiate-Ug- giate (Octavum), Gnignano (Nonianum), Decimo: più recente sarà invece Duemiglia. Un luogo a parte spetta ai nomi che designarono edifici romani, come sono, a Milano, Arena, Bagnera (?), Circo, Moneta, Teatro; a Brescia, il colle Cicneo, il Limpheus, lo Zadro dei documenti; i Palazzi o Palasi di varie città (da palatium, ma ad indicare talora rovine di anfitea- tri, ponti, ecc) (*); le due Stazzona, di Como e di Sondrio, che ricordano delle stationes, o posti di guardia; Ia Masén di Casteggio, se è nel luogo di una mansio romana; Presezzo e Predore di Bergamo, che rammentano un praesidium ed un praetorium; il Marmirolo di Mantova, che testimonia colà un piccolo palazzo, o ponte, marmoreo. Ma sono di questa categoria anche i molti nomi che risalgono a voci romane come arcus od arca (Arcore, Comairano?), castrum, fabrica (Farga), fictiliarum (Figliaro), forum (For- nòvo, Anfurro?), fullonica (gualchiera: Felònica), murocinctus (Morsen- chio), vicus (Caionvico, Invico, Vigloè, ecc.), vigilia e forse vigilatores, vi-

(3) Si noti però che il Parlesso di Cremona, ed il Perelassi di Bergamo, non deri- vano il nome da palatium, ma da un perilasium, latino medievale: v. nel Dizion.

Avverto che di molte di queste voci-base, di cui si tratta in questo riassunto, si l'elenco nell’Indice-sommario, posto in fine al presente volume.

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gilantes (Culveglia, Viggiù, Vigentino); i continuatori delle parole latine civitate (Cividale, Cividate, Cividino); colonia, mercatus, mercatalis (Vimer- cate, Mercallo; si noti, a parte, Sesto Calende, che ricorda forse il giorno in cui appunto vi ricorreva il mercato); di quadra, quadrata (centuria-, on» de Carate); carralis, carraria (via carrareccia), còmpitum, quadrivium opp. quadrivium, semita, strata, trivium (trebbio); di ànsula, flexus (curva di via o di fiume), confluentia cuniculus, fluvius, limes (Lìmito, Lemma); lucus, ma- ternus, paternus (fondo ereditato dalla madre o dal padre); i riflessi di un caratteristico familiàrica (da familiaris: v. Fumiarga nel Dizionario), ed ancora di qualche aggettivo numerale latino, forse designante il numero di iugeri di una certa proprietà, come Quingèntole, Triginto, ecc.

Si possono ascrivere all’età romana, se non tutti, almeno buona parte dei nomi che ripetono quelli di popolazioni barbariche, alcuni nuclei delle quali, come è noto, durante l'impero furone stabiliti qua e là, lungo le vie romane, parte come coloni, parte a costituire delle difese: come quelli di Alagna (Alani), Bò/gare (Bulgares), S. Nazaro dei Burgundi, Sèrmide (Sarmatae), Soave, (Suabi), Zibido-Zivido (Gepidae), e forse Biumo (Boio- haemus?) e Goito-Goido (Gotus?). Dei nomi di Lombardone e Longardone, che tutt'e due riflettono un genitivo plurale Longobardorum, forse il se- condo risale all’età romana; il primo invece sembra essere posteriore alla discesa dei Longobardi in Italia.

Possiamo dedicare qui un accenno a quei nomi di luogo lombardi ai quali veniva una volta attribuita una origine greca. Di una specie di precon- cetto ellenico ci sono indizi in vari scrittori di storia lombarda: basti ri- cordare fra questi Carlo Cattaneo, il cui pensiero in proposito ben si ri- leva dal passo seguente (Notizie sulla Lombardia 1844, pag. XLI): « L’olivo che ai tempi di Belloveso [nella regione intorno ‘ai laghi] era ignoto, fu coltivato forse dagli agricoltori greci che Cesare chiama sul Lario, e che ripetono nei nostri villaggi i nomi di Corippo, di Plesio, di Picra, di Lenno, di Delfo, dei Corinti e dei Dori ». Il primo, a dar corpo a questa preven- zione ellenica, credo sia stato Gaudenzio Merula, il quale nella sua opera De Galliae Cisalpinae antiquitate et origine, derivava Lecco dal greco Aevxég, Seguirono il padre C. Fumagalli (Codice Santambr., 176); il Sor- mani (Topogr. della Pieve di Arcisate); e poi ancora Carlo Redaelli (No- tizie Istor, della Brianza, vol. 1°, Milano, 1825, p. 97) e Carlo Cattaneo nel luogo già citato or ora; i quali attribuireno ai coloni greci, condotti appunto da Cesare, l’origine dei cosiddetti nomi greci del Lario. Il Cattaneo come si è visto, faceva risalire alla lingua dei Greci tutto un gruppo di nomi; i quali non possono essere greci se non per un puro gioco di fantasia. Nessun argomento a favore dell'origine greca di qualche nome di paese sulle rive del Lario può venire dall’accenno di Strabone (Geogr., V, 6) al nome di Neocomitai donde poi il nome latino di Novocomum dato alla cit- tà), che si sarebbe dato ai cinquemila coloni stabiliti in Como da Cesare (a. 59 a. C., cfr. anche Svetonio, Vita Iulii, cap. 28; 3) in considerazione dei cinquecento greci che ne formavano la parte più ragguardevole ( ol

2. - Dizionario di toponomastica lombarda

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ETIWAVÉGTAOTI ). Uno di questi greci fu il Caius Avianus Philoxentis che Ci cerone (Epst. fam. XIII, ep. XXXV) ricorda come inviato « in Novocomenses » da Cesare «meo beneficio » : poichè il fatto ricordato da Strabone sembra da ritenersi del tutto isolato. Comunque sia di ciò, la derivazione di quei nomi da topònimi dell'antica Grecia non può reggere per nessuno di essi per ragioni diverse, per i più anche fonetiche. Fra essi vien primo il nome del leventinese Corippo, che deriva evidentemente dal lat. quadrivium; mentre Plesio, Pigra e Dorio possono ricondursi con maggiore 0 minore cer- tezza (v. Salvioni) ad origini ben differenti; il Lenno lombardo non avrà nulla a fare con Lemnos, ma starà bene nella categoria dei nomi derivati da personali etruschi: allo stesso modo anche Corenno (che già di per dava così poco motivo di venir affratellato a Corinto/); mentre Dervio, ben lungi dall'aver qualche cosa di comune con Delfo, accenna al gallico dervos (quercia). E se c’è chi pensava che una traccia di stanziamenti greci si avesse nel nome stesso di Greco milanese, esso, come si vedrà a suo luogo, non sarà ad altro dovuto, molto verosimilmente, che al cognome di una fa- miglia che vi ebbe possedimenti.

c) Nomi dell'età medievale.

Durante il medio evo non cessò l’uso di denominare i luoghi per mezzo del nome personale del proprietario, fosse quello un nome di origine latina oppure germanica. I recenti ampliamenti delle nostre conoscenze nel campo dell’onomastica medievale (a titolo di onore vanno segnalati gli studi di G. D. Serra), riuscirono molto proficui anche per le nostre ricerche. Fra i moltissimi nomi di luogo che abbiamo ricondotto a questa speciale origine citeremo qui Bellagio e Bellano, Bellenzano, Besozzo, Brandezzate, Bràndico, Cardàno, Delmòna, Disderoli, Edolo, Greco, Greghentino, Ghi- rata, Ghirla, Inverigo, Morivione, e forse Niguarda. Fra i nomi in cui il nome di persona è congiunto con un nome comune, notiamo Casalbut- tano, Casalsigone, Curtatone, Pizzighettone, Vidigulfo, Vittadone, e forse Vigevano. Una curiosa alterazione, dovuta ad etimologia popolare, presenta (Zelo) Buonpèrsico (Gompertico o Gompèrzico). Nell’età medioevale ed anche in tempi a noi vicini divennero nomi di Iuogo molti soprannomi di persona, dei quali incontreremo un gran numero; una particolare ca- tegoria di essi è costituita da composti di una forma verbale e un nome comune: tra questi sono, ad es., Calcababbio, Ferrabò, Fumagalli, Ma- gnaguti, Pellalepre, Pizzabrasa. Hanno la stessa forma, ma alludono invece a condizioni speciali dei luoghi, molti altri nomi, fra i quali: Boffalora, Cantalupo, Cantarane, Guzzafame, Maccastorna, Mancapane, Mena-resta, Mirasole, Mucchiafame, Perasacco, Tornavento, ecc. Affini a questi sono altri, o semplici, come Bùliga, Grigna; 0 composti, come Panperduto. :

Nel corso di vari secoli, anteriori o posteriori al mille (la distin- zione in molti casi non riuscirebbe facile, anzi forse nemmeno possibile), sarebbero da distribuire i nomi, che ricordano rapporti giuridici, istituiti o magistrature medioevali (barbariche, feudali, comunali), o dal nome la- tino, come vicinia, vicinatus, concilium, consortes, cohaerentia (v. Coren-

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ziano), corte, communis, villa, decanus, saltarius, centenarius, dux, dominus - dominicus - domnicus, (fidei)-commissum, herbaticum, massalia, mundati- cia, parabola, paraticum, ripatica, sorte; 0 dal nome germanico come ari manno (v. Romanò), braida, faderfium, fara, gahagium-gagium (bosco ban- dito), herebannum, marca, schirpa, sundrium, wald: e forse sculdasio (in Scaldasole?)

Risalgono in gran parte all’età medioevale altri nomi, che alludono a costruzioni diverse, come armentaria (v. Romanterra), badaclum (posto di guardia, donde Baggio: v. bada « vigiliae, excubiae » Du Cange, ed anche Avogaro, Terr. II, per Badi, Baigno bolognesi), bastia, battalia, beltorte, camatta, camerata, caminata, casa merlata, casearia, casone, casso-cassino- cassolo, castello, castellaro, castellanza, focina, folla (gualchiera), forno, fusaria, garda-guarda (posto di guardia), grancia, mira-miranda-miratorium, molina, molino, palada, pista, pistrinum, planca (passatoio), rebecco-trebec- co (?), ricetto, ridotto, scotticarda (v. questa voce), stabulum, tegolata, torculum, tresif (praesepe), turris, o ad appezzamenti di terreno, o condizioni di cultura: altino, bina, caveum (v. Gabbi), chiosco-chiusura-schiesòr, circa (confine), cultura, filagna, nemus, novum-novetum-novulatum(?), piscale-pisca- ria, plèctula, presa-presatura, resa, ronco, saeptalis, saltus, serralium, serta, silva, spissa, tesa, turna, virectum-viridarium, viretum-virensis (9); od a condutture, corsi d’acqua, opere idrauliche: conca, dugale-ductiolus, fuga, goi (t6nfano), gunfus, girgula (Gorla, ecc.), marga, redefosso, retegno, su- stinente, tomba, travacca, turbine (Té6rmeno), vasum (Vàso, Vàsine), vecta- bilis (Vettabbia).

Abbondano,. in questa serie, i nomi relativi ad edifici sacri, o istituti e uffici religiosi. Sono fra questi i derivati dal nome del santo titolare di una chiesa: i quali però mancano, in generale, d'interesse per noi (si veda, nel Dizionario, alla voce San), tranne quei pochi, in cui il nome del santo risulta alquanto alterato (ad es. S. Brera, da S. Brigida, Solino da S. Lino, Sesmònes di S. Simone con immistione di mònes « monaci »), e quelli, in cui il componente santo finì col rimaner tralasciato (v. Giorio, Marcellino, Orzivecchi, Quinto Romano, Terzaghi: cfr. in proposito, Longnon, III, 398). Vengono qui inoltre i derivati da abate-abbadia, ancona, basilica (Bascapè, ecc.), canonica, cantoria, cappella, casa-Dei (ospizio), cella, certosa (dal francese Chartreuse: così pure i due luoghi di Chiaravalle e Morimondo hanno il nome dalla città francese donde era originario il rispettivo ordine religioso; si veda poi come Sendvra derivi dal nome milanese della senape, per un emblema postovi già dai Gesuiti): collegiata, commenda, convento, cura, domus (-Dei, onde Domo, Curdomo), ecclesia (Cris-, Gles-, Gis-), hospitale îmagine (tabernacolo), monasterium, opera, plebs (Pieve, Piè, Pe-, Blevio), soccorso, titulus, xenodocus; cappuccino, chierico, frate, monaco, prevosto, priore, vescovo.

Rimane poi da accennare a quella cospicua classe di nomi (alcuni dei

quali possono essere anche qui più recenti della fine del medio evo), la cui origine si riferisce alle varie specie di cultura arborea od erbacea (ad es,

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Brugherio, Canaverra: canapaio; Carcina-Careggia: cariceto; Casnedo: castagneto; Cerchiera: querceto; Fiesco: felceto; Lébvere: roveri; Sévere: sugheri; Regoledo: rovereto, ecc.), od alla frequenza, almeno in tempo passato, di certi animali (Averara: cinghiali; Bìrbesi: bèrbici; Cisnara: cigni; Mon-luè: lupi, ecc), o ad altre caratteristiche varie, espresse da agget- tivi, quali: alto, aperto, aprico, basso, bioit, bramoso, brus, bustus, calidus, clausus, drizz, emersus, frigidus, gramo, imus, ladin, malus, mollis, mortuus, opacus, òrfano, primus, satollo, serotinus, soldo, solivo, summus, tortus-retortus, turbidus, ustus; o da nomi, quali: isola, mezzano, piarda, pullus-pullicinus, règona, resto (?), vanzo; àngolo, canto, corno, corrigium, cuneus; fracta, longaria, pizzo (punta sottile di terra); ponta-poncia, clivus, mesa (lat. mensa), pendescia, plagia, plauta, proda (lat. prora), alluvies (v. Libiola), glarea, lama, mortizza, palude-padule (v. Paullo), pèlagus (Pèrego), salsa, sulphur (Solferino, Zolfère); borno, cocca-cbgoro-cucco) colma, groppo, grumo, meda, montarione, motta, pala, parete, tormo (9), torno, crotta, drag- dragò, labes, poira (luogo a tramontana), polsa-possa, sosta, trewa (luogo di sosta?); antica (via antica), porto-portadore, publica (via pubblica), romèra (via romea), rupta (v. Rota), silice via selciata: v. Soresina), trezenda (viot- tolo), vadum (guado), vandùl.

$ 2. NOTE LINGUISTICHE. a) Suffissi più caratteristici.

Molti sono i suffissi che compaiono nella formazione dei nomi di luogo. Parecchi valgono a formare specialmente degli aggettivi di possesso, derivati da nomi di persona. i

Alcune volte si tratta appena di suffissi, che servono a formare dei diminutivi, come è òlo in nomi quali Albignòla, Marchiròlo, ecc.; ma anche talora un -ulus latino alterato in -ero, -oro, -eno, -ine, -ano (sempre con accento sulla terz’ultima sillaba), come si avverte in Bizzòzzero, Càdero, Mèsero, Ròdero (allato a Ròdano), Aveno, Bòvegno, Còsteno, Novèghen (forma scherzosa allato a Novégro), Olginàsen, pron. dialett. per Olginasio, Agnòsine, Lòsine, Montòdine, Vàsine, Dérgano, Olèvano, Ròdano, Trèvano, nomi, taluno dei quali a torto potrebbe venire forse scambiato per pre- latino (per il Philipon « dovunque incontriamo... in Italia... [il suffisso “ano senz'accento] siamo certi che sono passati degli Iberi »); poichè, per il suffisso, va ravvicinato, per es. alla voce bresciana cùen: « còvelo, còvolo », ven. e lomb. èghen, ègol, lat. ebùlus. Però fra questi solo ben pochi (ad esem- pio Agnòsine, Bizzòzero, Ròdero), appartengono alla categoria dei deri vati da nomi di persona. Si possono ricordare qui anche alcuni riflessi del genitivo latino in orum: Anghinore: Inghinorum; Barzanò-Bressanoro (a proposito dei quali nomi è curioso il riscontro col nome di una lapide bresciana: P. Public. Brixianorum libert., inteso come di un liberto del municipio, o della colonia di Brescia: v. Nogara p. 67); Lombardone - Lon- gardore, Romanò: Romanorum; Romanore : Armannorum; Saviore: Suavio- rum; Viganò: vicanorum; Paganora: Paganorum. Di genitivi in -arum non

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c'è che S. Giovan Donà di Pavia, dal lat. Dominarum; ed un altro, ma dubbio: Laterano (litterarum?).

I più dei nomi personali romani assunsero particolari suffissi derivativi, dei quali ora discorreremo brevemente.

Suffissi -ANUS, -ANICUS, -ACUS, -ATE.

Il suff. -anus è molto spesso schiettamente romano: -anicus è talora un ampliamento di esso; ma alcune volte può lasciare il dubbio se sia proprio aggiunto tutto insieme al nome di persona, o non piuttosto il suffisso si riduca a -icus, annesso ad un nome personale in anus. Ad esempio, Maggià- nico e Rànica non si può stabilire se siano aggettivi in -ànico tratti dai nomi Magius ed Hilarius, oppure in -ico dai nomi Magianus ed Hilarianus. Si veda più avanti, suff. -icus.

Il suff. -acus è di origine gallica.

Secondo il Flechia, le testimonianze più antiche (Plinio, Tacito, gli iti nerari romani) darebbero, complessivamente, più di settanta nomi in -acus; la tavola di Velleia ne aggiunge altri quattordici. Questo suffisso rimase così lungamente vitale, che, per es., il nome gallico di Octodurus (oggi Martigny, nel cantone Vallese) potè mutarsi in Martiniacus ancora nel sec. VIII d. C. Si trova, talora, aggiunto anche a nomi non di persona: v. per es. Busnago.

Quanto alle differenze di condizioni d'ambiente, di cui possono essere indizio i due suffissi -ano e -ago, cioè alle ragioni per le quali, ad es., in provincia di Pavia un Calignago è prossimo ad un Calignano, e Carpignago non molto lontano da Carpignano, come a Giussago pavese fa riscontro un Giussano milanese; e poi nel Bresciano si può alternare Carzano con un Carzago, e nel Gomasco un Quinzano sta quasi a mezza via fra un /erago ed un Menzago: la prima impressione, ma forse non perciò la meno con- forme al vero, può essere questa: che il suff. -acus rappresenti una forma- zione più popolare, nata spontaneamente sul posto, e che risente dunque di più dell'ambiente originariamente gallico; il suff. -anus invece rispecchi la formazione voluta e fatta accettare, dallo stesso possessore del fondo, romano od anche semplicemente romanizzato. Più acuta, ma forse non ben persua- siva, è la spiegazione di Carlo Battisti (Studi di storia trentina): « il rapporto fra -anum ed -acum è originariamente quello di due suffissi esprimenti la stessa funzione nel latino e nel gallico. Ma dalla guerra gallica in poi -acum fu accettato nel territorio gallo-latino anche dai coloni romani, di modo che possiamo ritenere le numerose formazioni ibride composte d'un gentilizio romano e del suffisso gallico come indicazione di un possedimento latino, mentre il caso inverso di gentilizio barbarico e suffisso -anum permette di pensare con una certa probabilità a un fundus appartenente ad un indi- geno romanizzato. Con maggior probabilità ancora noi saremo tenuti a credere stanziamento celtico quello il cui nome è espresso con radicale gallico e col suffisso -acum ».

Anche il suff. -ate ebbe talora la stessa funzione: benchè sia servito assai spesso a derivare dei nomi di luogo anche da appellativi comuni: ad es. Arnate, Beverate, Brembate, Lambrate, Lurate, Lonate (?), dai fiumi

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Arno, Bévera, Brembo, Lambro, Lura, Olona; per Buscate, v.q. voce; Lo- grate da Iògor « poderetto », Cogorate da cògor «cima», Foppate da foppa, ecc. (4).

Questo suff. -ate, come atto a formare aggettivi d’ogni specie, nella nostra regione dovett’essere, un tempo, ben vivo e vitale. Talora lo diremmo di origine etrusca, quando si ricordino nomi etruschi come Aviati, Kaviates, Seiate, Ulsiate, ecc. (Pieri, Arno, 47); ma esso fu fecondo di nomi locali in tutto il dominio italico, ligure ed iberico ital. -ate, provengal rhodanien ou espagnol -as », v. Philipon, 243); e ad ogni modo esso dovette rimanere in uso per molto tempo, nelle età successive. Infatti, non solo si trovano gli aggettivi Genuatis e Modiciates (da Genua e Modicia, cioè Monza), in lapidi romane, ma ancora, ad es., in un diploma di Carlo Magno dell’a. 744 si parla ancora della «civitate Bergontate », per non dire del lago del Mincio, a Mantova, che nel latino del Rinascimento fu detto anche « lacus Minciades » (Minciates?). Si avverta però che con l’ate più antico più tardi vennero a confluire sia alcuni -atae, -atus di participi latini (come i nostri Acquate, Bisentrate, Canegrate, Colzate, Vignate: accanto ai quali troviamo un Borgonato ed un Castrezzato, dove -ato vale perfettamente quanto -ate; e Collebeato che non piegò forse ad -ate solo perchè vi si volle insinuare il -beato), sia degli -ate latini della III declinazione in -as -atis (come il nostro Cividate). Tutt'insieme, ci pare di poter stabilire che, più che di un vero suffisso -ate, si tratti di un -ato, ondeggiante o inclinante verso -ate per influsso di tradizioni etrusche ed insieme di tendenze latino-letterarie. In queste condizioni noi non abbiamo creduto di postulare, per questi nomi, un vero suffisso -ate, ma un semplice -af-, privo dell’ultima vocale (5).

E’ anche da avvertire che talvolta la stessa desinenza -acus è venuta ad assumere l'aspetto di -ate. Vide già assai bene il Flechia (cfr. Salvioni, A StLomb. XVIII, 1902, 365) che non pochi di questi nomi in -ate (o -ato), di cui è disseminata specialmente la Lombardia, si rinvengono nelle carte medievali con la finale -aco e -ago. Posso ricordare, a questo proposito, Borgonato, che già fu scritto anche Borgonago, Lovernato che comparisce talora come Luernaco; Antegnate che conobbe la forma Antegniacus; ana- logamente Arcisate figura nelle carte come Arcizagine (Arcizàgolo?, v. i già citati Agnòsine, ecc.), Barenzate si trova scritto anche Barenzaga; Coronate,

(4) Intorno a questi nomi in -ate, recentemente, ha compiuto un ampio e assai util- mente rinnovato esame il prof. G. Rohlfs, in uno studio uscito a Monaco nel 1956. Aven- do egli raccolto, in gran parte dal Corp. Inser. Latin. del Mommsen, un più copioso materiale di onomastica antica, il Rohlfs ha creduto di poter accrescere di non pochi esempi il numero dei nostri nomi locali in -ate, formati, presumibilmente, da antichi nomi di persona. Non poche delle sue proposte sono accettabili, e le abbiamo riportate qui, alle rispettive voci. Altre però possono essere discusse ed anche respinte, tenendo maggior conto che il Rohlfs non abbia fatto, delle forme antiche di certi nomi, e della necessità di non separarli, alcune volte, da gruppi onomastici di particolare evidenza.

(5) Se non sempre, almeno in alcuni casi, parve al Serra (Com. Rur., passim) che anche i nomi in -ate risalirebbero a forme di ablat-locat. plurale in -atis (per -atibus), allusivi a proprietà collettive di comuni o di famiglie, come a dire « nel tenere dei- », in qualità di aggettivi topici o di cognomi.

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Corbesate, Gavirate ricorrono anch'essi nelle forme Coronagum, Corbexago, Gavirago; e che Ponzate sia stato già Pontiacus proverebbe la pronuncia, che oscilla fra Ponzàa e Ponzàgh. Sono oscillazioni identiche a quelle notate dal Salvioni (Arch. G1. XVI, 240) fra le f. friul. Ussad e Ussà ecc., e dal Longnon (I, apg. 85), fra Albignac e Aubignat, Albiac e Aubiat, Calviac e Calviat, ecc, nei paesi di lingua d'oc: benchè in questo caso le forme in “at paiano proprie esclusivamente di una parte, la più settentrionale, di quel territorio. Com'era da attendersi, si verificò anche lo scambio inverso, da cate ad -ago: com'è accaduto per Imbersago, che era Ambreciate: di Medo- lago, già Medolato; di Urago, già Urado; di Vercurago, che si scrisse anche Vercurate; di Turago, che figura talvolta come Turade; Certenago luganese, oscillante con Cerfenate (a. 1140); e di Cusago, già anche Cuxadi; e come si ebbe, fuori di Lombardia, in Frassinago (via di Bologna), che fu già Frassinatum, ed in Collezago, forma che in un documento veronese sosti- tuisce il più legittimo Collezade (Topon. Ven., 198). Senza dubbio, queste oscillazioni sono potute avvenire perchè, ad un certo tempo, così il suff. -acus come -at- si erano ridotti ad un identico tronco, accentato; ed i notai, volendo integrare questa desinenza evidentemente mutila, vi aggiunsero di loro arbitrio quanto occorreva per ottenere ora un -aco, ora un -ate. Il Salvioni pensava anzi (credo solo per il Lombardo occidentale, v. Bertoni, Italia Dial. 64) che tanto i nomi in -acus quanto quelli in -atus (non già quelli in -ate) siano passati, nella pronuncia, attraverso a quella fase che non è sopravvissuta che în pochi fra essi (ed es. Cambiò, Galarò, Olgiò, Travacò, Zerbolà); onde poi, abbandonatasi questa come troppo volgare, per la forma più cittadinesca in -è, questa, a sua volta, fu integrata o indif- ferentemente, o promiscuamente, ora in -ate, ora in -ago.

Per ragioni analoghe qualche nome oggi uscente in -ano comparisce talvolta nelle carte con la desinenza -ago (Cavagnano, Loirano, già Cava- gnago, Loirago); e qualcuno oggi în -ato finiva già in -ano (v. Castrezzato, e Agnadello, già Agnarello); uno ha oggi così la forma in -ano come quella in -ago (Ardezzano, forma parallela di Ardessà); e c'è qualche scambio anche fra -ate e -ale (Cividale da Civitate, Carimate da calamalis « canne- to »); analogamente, fra -ario e -eto (v. Malavedo e Pomedo).

Suffisso -ascus. Molte volte questo suffisso, aggiunto a nomi sia di persona sia di cosa (v. Antognasco, Arcellasco, Basiasco, Bernasca, Binasco, Bodegnasco, Boldrasca, Calvinasco, Casasco, Casco (aquascus?), Cavallasca, Godiasco, Livrasco) apparisce più o meno antico: essendo ben noto che, anche in epoca gallica o romana, questo suffisso ligure conservò qualche attitudine a formare delle derivazioni aggettivali. Ma, poichè la sua vitalità persiste anche fino a tempi a noi vicini (v. ad es. gli aggettivi Bergamasco, Comasco, Cremasco, Monzasco, Vigevanasco: e cfr., sotto Gandino, il nome di una: fenita Gandinasca, in atto dell'a. 909), ben si comprende come molti di tali nomi in -asco della nostra toponomastica possano essere rela-

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tivamente recenti (v. ad es. Mucciasca, Muggiasca, Pomellasca, Somasca, Veddasco, Velasca, Vetraschi, Villasco) (6).

Suffisso -Icus (con i lunga). Sembra essere anche questo, come -acus, di origine gallica: benchè dovesse contribuire a diffonderlo anche la categoria degli aggettivi latini, quali anticus, apricus, ecc. Parecchi fra i nostri nomi in -igo paiono aggettivi dedotti da nomi di persona in epoca romana o romanza (v. Barzaniga, Branico, Carsaniga, Cusico, Orsenigo): ma v. anche Buccinigo e Orniga, nonchè Casnigo da castanitum, Nesporigo, che si trova scritto per Nesporedo, e Berniga forse da * prunita.

Suffisso -ATICUS. Alcuni dei nomi derivati con questo sufîf. risalgono a nomi di persona: romani, od anche germanici (v. Serra Recens, G. 36). Altri però sono tratti da appellativi comuni (Casàtico, Cellàtica, Entràtico, Erbàtico, Paràtico, Ripàtica).

Suffisso -ENO. Confluiscono in questa desinenza suffissi di origine diversa. C'è un -eno (alternante, forse senz’alcuna distinzione, con -enno), che proviene dal suff. etrusco -ena, -enna: in modo da essersi confuso per noi con l’uscita osco-latina -enus (di nomi come Ofillenus, Maximiena, Se- cundienus, Valentieni Vattienus, ecc., v. Nogara, 55); e ve n’ha un altro originato dalla declinazione latina volgare in -e -enis (v. Serra, Cognome, I, 46), onde hanno la loro spiegazione i nomi personali lombardi Areldene et Rochildene (a. 772), Brunerenus (a. 807, Codex Longob.), Mandreni (-filio Mandrini, a. 1010, Cod. Cremon., 1, 140), ed i nomi personali bergamaschi, del sec. XII: Bertenae, Ficiene, Imiene o Imiliene, Toscaneni (= Bertanae, Ficiane, Imiani... Mazzi, Sub. 300, 422). E finalmente non è da dimenticare quell’-ero succedaneo di -ino (in funzione aggettivale o diminutiva?), quale fu avvertito dal Salvioni (Not. IV, 3 e v. anche Ascoli, Arch. Glott. It., I, 300), in nomi quali Frenum = Frin, Muceno = Muscin, Agarenum = Monte-grino, ecc.; e noi vedremo, ad es., in Bondeno, che si scrisse anche Bondinum. Fra i nostri nomi locali in -eno e -enno ve ne devono essere di rappresentanti di tutti e tre questi tipi, senza che ci sia dato sempre di distinguere l’uno dall’altro. Dell’ultima specie sono forse i seguenti: Ardèna, Bondèno, Corneno, Crapena, Dossena, Fonteno, Lepreno, Longhena, Molte- no, Montèn, Mottèno, Noceno, Scarena, Sortenna ed anche Nugatèn, e, a Voghera, Altèn per Altino; cfr. poi Vallèna da vallis: tutti derivati da nomi comuni o da aggettivi (arido, bunda, corno, dosso, fonte, ecc.).

Suffisso -Icus (con i breve). E’ un suffisso latino. Fra i nostri nomi compare in forme derivate, con maggiore o minor probabilità, da nomi di persona: ad es. Arlènico, Càlco (Calvicus), Còlico-Còllio, Còrsico; e forse in bùstigo presupposto da Bustighera. Talvolta questo suffisso si accoda ad -anus (anche -ane), e ad -one, in modo da formare in unione con quello le determinazioni -@nico, -dnico che si notano, ad es. in Bonzànico, Giànico, Piànico (v. sopra, suffissi -anus, -anicus), ed in Albònico, Azzònica, Bertò-

(6) G. Di Serra, nel suo Studio sui Comuni Rurali, ha messo in rilievo vari nomi di luogo in -asco (specialm. piemontesi), dove questo suffisso apparisce come rifacimento arbitrario delle uscite originarie, in -acis e assis,

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nico, Frasònico, Menzònico, Mossanzònico, Rezzònico (cfr. anche Gerònico da glareone). Congiunto al suff. -arius luogo alla terminazione -argo, -arca che abbiamo in Casargo, Fumiarga, Gallinarga, Vignarca.

Suffisso -ucus. Questo suffisso, di orig. forse celtica (alternante con uccus, v. qui Balducca, e Serra, Cogn. II, 576), si riconosce in alcuni nomi nostri, derivati da nomi di persona o di cosa, come Arlugo (cfr. l’altro nome, anch'esso forse celtico, Arluno), Bottanuco (inseparabile, come pare, da un nome in -utus: Bottonuto), Blancanugo, Lambrugo, Premenugo, Vernuga. In Calugo, forse -go è parte del tema.

Suffisso -onno. Non pochi nomi lombardi finiscono così: ad es. Biandronno, Capronno, Caronno, Castronno, Consonno, Monno, Quadronno, Saronno, Tronno, Vegonno. Ma forse non è di ragione diversa da quella di -onno il suffisso -ono: ad es. di Biassono, Cuggiono, Oggiono, Venegono, ecc. Tanto gli uni che gli altri, nella pronuncia dialettale, rimangono distinti dagli accrescitivi in -On (ital. -one, cfr. qui Alone, Azzone, Barcone, Nirone, ecc.): in quanto quelli si pronunciano con l’o aperta e la n doppia, questi con l’o chiusa e nasalizzata; cosicchè si vorrebbe spiegare le forme in «onno, -ono come derivate da nomi antichi in -onnus (che stessero a quelli in -onus e forse -one, come i nomi in -enna a quelli in -ena) Ma nomi personali in -onnus non ne ricorrono nell’onom. latina; onde non resterebbe che pensare ai riflessi della forma latina -onae (femminile plurale), corri- spondenti all'esito lombardo di forme come bonae: bonn, di contro a bonus: (v. Salvioni, Fonet., 203); o, come sembra ben più probabile (dato per es. il nome Biandronno che certo si spiega dal nome person. Blandirone, di una lapide di Como, e cfr. Mono, se è dal nome pers. Amone), a deviazioni o alterazioni di pronuncia, e quindi di scrittura, determinate dall’influsso della pronuncia letteraria di parole latine come patrono, colòno, ecc., in luogo di veri e propri nomi in -one. A. parte vanno considerati nomi in -ONA, quali Cremona, Olona e forse Talamona, appartenenti forse al ceppo ligure: v. Philipon, p. 140.

Suffisso -INc. di origine germanica, più recente dei suffissi prece- denti. La Lombardia nel Medioevo fu più ricca di topònimi in -ingo, -engo, che oggi non sia: ma ancor oggi ne restano non pochi (ad es. Berlingo, Bi- ringhello, Brazzalengo, Farisengo, Mairengo, Martinengo, Mascherpinga, Massalengo, Rodengo, Vidalengo): i quali si rivelano derivati per lo più da nomi di persona, romani o germanici (Bèrolo, Bero, Marius, ecc.) o da nomi di famiglia (v. Pusterlengo); ma talvolta anche da nomi comuni (v. Farfen- go). Secondo il Battisti (Studi trent., 104) forse non pochi di questi risalgono a fondazioni tedesche dell’epoca degli Ottoni: ma parecchi sono certamente anteriori.

Suffisso usco. Si conosce un suff. -uscus di origine ligure (V. Longnon, I, 17); ma non sarà mai di tale specie l’-usco che troveremo, ad es., in Bellusco, Calusco, Cernusco, (Palosco?). Qui ed altrove, esso sarà (o potrà essere) una formazione neolatina, foggiata su forme come minusculus, munusculum, ecc.: cfr. il dimin. mantov. paiusca « pagliuzza », ed il nome

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loc. bolognese Calamosco (da calamus, Avog. Terr., II, 6). Tale fu anche l'opinione del dott. P. Skok. (v. Bibliogr.).

Suffiso, -o8BIO. Si riconosce, ad es., in Carobbio, Centrobio, Cernob- hio, Grassobio, Mollobio (a parte Carrobio: quadruvium): dove rifletterà il suff. basso-lat. -ubulus, succedaneo di -uculus (v. Serra, Cogn. Il). Affine ad esso è -abbio, -abbia che ricorre ad es. in Ballabio, se non è da un nome pers. quasi identico; ed in Brabbia, Cadenabbia, Cortabbio, Morgorabbia), risalente ad un -abulus, -abula. Da -abilis invece sembra discendere l’-abbia di Vettabbia; mentre pur da -abilis si ebbe forse -agra in Sanagra. Nes- suno dei nostri nomi pare presenti l'antico suff., forse iberico (v. Philipon, 176) -UBIUS, -uBIA, di Danubius, ecc.; se non forse Pallobio. Si veda s. Vèr- tova, se mai vi si celasse il suff. antichissimo -UBA.

Altri suffissi o desinenze. Sono da notare le uscite in -edo, -ido, disaccentate di Avedo, Camedo, Cirìmido, Còrrido, Imbèrido: a cui si possono aggiungere Breme e Zeme, che, nelle carte, ricorrono come Bremeto e Zemethum. In taluni di questi nomi pare di dover ammettere un indie- treggiamento di accento, da forme in -édo, -ìdo, corrispondenti a collettivi da nomi di piante, o da aggettivi (così Còrrido potrebbe spiegarsi da colyre- tum « avellaneto », Imbèrido da juniperetum « ginepreto », 0 da nemoretum, quasi «selveto »; Breme da brumetum, da bruma), ma in altri, come Girimido, Zeme, par che l’uscita -edo 0 -ido ne sostituisca un’altra anteriore, come notammo per -ero, -eno, ecc., da -ulus. In nessuno dei nostri casi mi pare che si tratti del sufî. iberico -eto (di Ségetos, ecc.) di cui v. Philipon, p. 242: cfr. anche il veneto Cèneta.

Il Salvioni (Not. IV, 11), rilevò il suff. “allo di nomi come Mercallo, Nobiallo, Ticinallo, Zoverallo (quest'utimo in provincia di Novara); e lo spiegò come una ricostruzione dotta di un effettivo -al da -alis. La pronuncia dialettale di quest’uscita è infatti -da (come in canda, ecc.).

Le uscite -iolo, -ione di nomi come Costiole, Gandiolo, Portiolo, Bon- dione, Campione (cfr. Castione), sono formazioni composte, risultando dal- l'unione di -ilju- e -olo o -one (cfr. Ertaiola nel Diz.). Analogamente -edello, cadello di Baradello, Campedello, Muradello (v. anche Grumello, giù Gru- metello), risultano composti di -it e -ello.

Difficile, come si vedrà per vari luoghi, è stabilire quale sia la forma orignaria a cui debbano risalire i nomi che finiscono in (dial. i), che non pare di poter tutti ricondurre a -utus, per aver avuto, almeno alcuni di essi, una fase anteriore con r (v. Cantù già Canturium; cfr. Pescaù, Gemù, Viggiù, ecc.).

Il Salvioni propose di spiegare Cantù, Pescaù, ecc. come derivati da forme latine in -ores, dove la o abbia subito il restringimento in « per effetto della ripercussione (metafonia) della vocale finale, divenuta -i. Forse però in alcuni casi può trattarsi di derivati da -orii (plurale di -orius). Non è co- munque da escludere una relazione fra questa uscita in è e quella di Aizurro, e forse Turra e simili: in cui a qualcuno può piacer di cercare vestigia liguri (cfr. Caburrum = Cavour; Philipon, 235). Pochi nomi (Lavàcoli; Cavrècol,

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Fantècolo, Montècca, Prevedècolo, Varlecca) presentano l’uscita in -acco, “ecco, dimin. -accolo, -èccolo; non molti più, quella in -occo (Abbidccolo, Cadinòclo; Musocco, Restòcco, ecc.).

Il nome Brambilla pare abbia, nella desinenza in -illa, una forma meta» plastica femminile, di un maschile Brembile. In un certo numero di nomi composti con -alto, questo secondo elemento è stato sostituito, certo attra- verso la forma dialett. in -olt, da -oldo e -aldo: la cosa fu notata dal Salvioni (Fonet. Milan. 159) e poi dal Prati (Italia Dial. VII, 1931, p. 213). Parecchi (Cavolto, Cervolto, Fossadolto, Nivolto, Provolt) rimasero fermi alla forma dialettale.

Comunissimo è invece il suff. -ese (da -ensis), divenuto spesso, nella forma ufficiale, -esio (Ardesio, ecc.).

Ricordiamo a questo proposito che molti nomi (Aicurzio, Ardèsio, Arsi- zio, Aureggio, Blevio, Brivio, Caccivio, Clivio, Cordùsio, Dàlzio, Dasio, Dervio, Gisazio, Introbio, Maclodio, Mosio, Plesio, Scanasio, Siccomario, Tregasio, Trenzanesio, ecc.: nella pron. dialettale Aicùrs, Ardés, Arsizi, Aurégg, Blevi, già la Biev, ecc.) presentano nell’uscita -io non già un ele- mento formativo originario, legittimamente restituito, ma un supplemento artificiale, dovuto a tendenza generalizzatrice di un -io in altri casi legit- timo, nella tradizione notarile. La presunta restituzione si limitò forse ad una sola i in Lodi da Lod (Laude).

Alcuni nomi lomb. in -aggio (Bellagio, Menaggio), che nelle carte mediev. finiscono in -asio, possono essere spiegati come forme con -asio, (forse suffissi di origine greca). Il Serra ha preferito riguardarli come adatta- menti letterari di forme di ablat.-locat. plurali in -acis.

b) Particelle prefisse.

Talvolta i nomi di luogo presentano una preposizione, od un articolo, che sono stati incorporati, o « concresciuti », col resto del nome. Le prepo- sizioni che s'incontrano in questa condizione nei nostri nomi sono ad o de (con l’articolo: al, ai, del); in (alterato anche in an, am); inter; post, supra, sub, ex (con funzione intensiva). Esempi: A-rosio, A-ùro; D-anglo, D-obbia- te, D-ubino, D-orio, D-almine, D-alzio, D-airàgo, D-arfo, D-rosio; Del-ebio, Di-cinisio; Al-duno, Al-faedo, Ai-curzio, Ai-zurro (9); Im-bévera, In-casate, In-cirano, In-crea, In-du-miera, In-dòvero, In-fonténo, In-monte, In-siraga, In-trobio, In-trovino, In-vico; An-furro, An-gera; I-seo; N-arbosto, N-eve- done, N-obiallo, N-olcino, N-overasco, N-imo-lcampo, N-imo-torre. Talvolta però la in- iniziale è solo illusoria: v. Inveriaghi, Inveruno, dov'è risultata da inserzione di n davanti a consonante (da Eburil-, Eburunum); e l'illusione che si trattasse di una in preposizione fece sopprimere questa sillaba in Ghirate, Gurata, e fors'anche Gurone. La stessa soppressione dovuta a pre- sunzione di una preposizione, articolata o no, si ebbe in Turro, se è da altorium, in Dello, Delma, Legno (Ponte di), se viene da Allegno; Osso, per Dosso; Quaccio, Spriana, Esmate, Omate, se da Adello, Adelma, Aquaccio, Aspriana, Desmate, Domate. Preposizione inter: Intelvi, Intràgna, Terno, Travaglia, Tr-avedona, Tresòlzio. Preposiz. post: Poschiavo, Poslaghet-

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to, ecc. (v. Indice degli etimi: così per sopra, sotto, sub). Prepos. ex: Scarlàss, Sforzàtica, Sparaone, Spolverara, Sporzano. Composti con la prepos. extra: Straconcòlo, Stravignìîno. Funzione di preposizione assu- mono quasi anche il nome cima e l’aggett. summus: v. Indice degli etimi.

Gli articoli premessi ai nomi, e incorporati con essi, sono /a, lo, le, li: per es. in L-abbio, L-andriano, L-anzano, L-asnigo, L-aveno, L-imonta, L-emprato, L-inzanico, L-omagna, L-onno, L-uzzana, Li-pomo, Li-tezzo: in Lumezzane abbiamo un'alterazione di le-Mezzane. La consuetudine di ac- compagnare l’articolo a molti nomi fece presumere la presenza dell’articolo in certi nomi che cominciavano da se stessi per /a-, lo-, o li-, e ne determinò la soppressione: ad es. Amora, Maccio, Malongola (làmora, lamaccio, lama- longula), Arigna (Larigna), Gussòla (Lagussola), Rànica (Hilarianica), In- tignano (Lintignano), Terzagni (Literzagni).

c) Osservazioni fonetiche.

Anche nei nomi locali si verificano fenomeni fonetici che interessano il glottologo. Ne segnaleremo qui alcuni fra i più salienti, come saggio d’informazione: seguendo nella rassegna un certo ordine, non dissimile da quello che si usa nelle ricerche linguistiche.

Mutamenti di vocali accentate. La vocale tonica originaria @ appare modificata in e, per qualsiasi motivo, nei nomi Breglia, Cabièi, Pea, Pieia, Sèrmide, Spalènga. La vocale è sarebbe sostituita da i in Irma, Sirta- Sìrtori, Zìbido; da o in Sansobius (S. Eusebio); da u in Biumo; da a in Cavargna. La vocale i (lunga accentata), apparisce mutata in e in Lèsmo (Laetiss-) (qui come in Madésimo avvertì il Serra, si ha l’esito volgare di una i breve, come in tutti gli altri superlativi superstiti); Prèmolo, Rèvere (ripulae), Vèrolanuova (villula?) La vocale o pare modificata in u nei nomi Anfurro, Curno; in e in Pégol (se da populus); in i in Pigra (se mai da popula). La vocale « lunga appare sostituita da o in Bosto, Gromo (gru- mus), TraonaTrona (tribuna), Broni, Val-brona; assottigliata in i in Origgio (da Odruggio), La vocale è continuata da oew nel bresc. Golem (culmen).

Il dittongo di si è chiuso in è, ad es. in Breda-Brera, Cherio, Serio (Carius, Sarius); v. anche Baiedo (betulliatae). Il dittongo du si è chiuso in ò in Bòzzolo (Vauzzolo); Lodi, Poo, Voo-Voldòmino; oltrechè nelle termi- nazioni in ò da atus: Calò, Cambiò, Fenegrò, Gambolò, Muggiò, Rancò, Salò, Terrò, Travacò, Zerbolò. Lo stesso dittongo au diede luogo ad ol, ad es., in Olcio-Olgia, in modo analogo al gruppo al, divenuto ol davanti a consonante dentale: Colda, Solto-Soltario, Solza, Tresolzio; e nei derivati da nomi personali in -aldo, -bald (Uboldo, ecc.), e nei composti con l’agget- tivo altus (v. nel Dizionario degli etimi, s. altus: Casolta, Gazoldo, ecc.). Il dittongo éu si è ridotto ad e in Lecco, Leffe, Lesse, Lézzeno.

Mutamenti di vocali àtone (generalmente protòniche, cioè prima dell’accento). La vocale atona originaria a è divenuta e in Ceràno, Entràtico, Erbognone, Fregonera, Gessate (Clax-), Grezzago, Lemaggio (lam-), Levàte (lab-), Melegnano, Mendosio, Mezzegra (mass-), Nevedone (abet-), Pescarzo

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(pasc-), Pienzano, Pierànica, Precòtto-Presenderòlo, Remedello, Sedorgna, Sesmònes (San-Simone), Stegnadei, Stellarolo, Stezzano, Telgate (Taleg-), Tremezzo.

La stessa vocale atona a si è ristretta in i in: Binzago (Blanz-), Casirago, Germignaga (German-), Giretta-Girola-Gironico (glar-), Imbersago (Amb-), Intimiano, Introzzo (antr-), Inzago (Ant-), Lardirago, Ligoncio (lacunc-), Lirone (Larione), Livraga; Longhirone, Botirolo, Melirolo. (-arione -ariolo), Missaglia (mass-), Pinzano, Montirone, Quartirone, Sgrinirolo, Sirone (Sarinone?), Stivigliano (Stab-), Ticinallo, Triuggio, Vidgulfo (vidag- e questo da Vigand-), Vighignolo (vican-), Vighinzano (-Anzano). Ancora la vocale a è mutata in o in: Colistano (Calist-), Foppenico, Forfolera, Grato- soglio, Mormoròlo, Mossanzònico (Maxent-), Ottobiano (Octav-), Sodorno (Saturnus). E’ invece mutata in w in Arcumeggia (arca-), Fumiarga (fa- mil-), Musegra (mass-), Piussogno (Piazz-), Sumirago (Sam-?). Appare soppressa in Niva (naìva).

La vocale atona originaria e è sostituita da @ in: Baièdo, Bonafisso (benef-), Gradàro, Madòne (met-), Marcallo-Marchirolo (merc-), Taràngolo (terrae-); da ì in: Griona graec-), da o in: Bolenzano, Bonafisso (ben-), Dosdè (Desid-), Pioverna (pleb-), Romanengo (Remul-), Sospiro (sex-); da u in: Lumezzane (le-Mett-), Muggiò (metul-); è soppressa, per es. in Blello- Blessa (Bell-) La vocale atona primitiva i è mutata in a in: Barbaiana, Germagnedo, Manerba-Manerbio, Mirazzano (Mirit-), Paghèra, Pasturago (Pistor-), Pazzea (pice-), Salvàno (silv-), Sarezzo, Taleggio-Taliedo (tilié-), Traona, Trucazzano (Tarquit), Varé-Varedo (viré, viridé) La stessa i è divenuta o in: Cibvàsso, Formignano, Lomazzo (limit-), Nesporedo (mespil-), Ontragna, Prospiano (Princip-), Quintosole (quintic-), Soresina (silic-), Tro- gnano (Trin-), Voghera (vic-). La vocale i apparisce inserita fra vocali in Caiello Catellus), e Baiess, se vive accanto a Badéss.

La vocale atona o è divenuta a in: Camuzzago, Fantècolo, Foramagno (foro), Guanzate (Vocont-), Ramera (romaria?), Saronno (Sol-), Vistarino; è sostituita da e in Bregnano, Ercavallo (orum), Gerenzano (Geront-), Peslago (post-), Regoledo (robur-), Tevéno (tof-); da i in: Bisago, Casteldidone (-Do- done), Frontignano, Ghidizzòlo (God), Gnignàno, Marmidòlo, Missirano, Musignana, Nifontano (novem-), Sainardo (san Leon-); da u in: Musavino (mons-), Vittuone (-Todonis). L'ultima o è caduta in Vesco.

La vocale atona u è sostituita da a in Savallo (sub-); da e in: Bregazza- na, Deròvere (duo), Fellònica (full), Mescolaro (musc-), Recòrfano (runc-), Semògo (summ>)?; da i in: Bisnate (bucin-), Chignòlo (cun-), Cizzanello (Clut-), Grimone (forma coesistente con Grumone), Libiola (luvj-), Pilzone (pullic-).

Il dittongo au è ristretto ad i in: Pontirolo (-Aureolus); i gruppi auc, aut, aud, al pari di alt, misero capo ad old, olt, old, ecc. in: Olgiate, Ol- cianigo, Olzano, Olsenago, Oldaniga (Aud>), Pioltello, Oltrione-Oltoeur-, OL trona-Voltorre, Boldrasca; come alv divenne olv, olb in: Molvina, Solbiate,

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Il dittongo eu si è chiuso in o in: Locate, Lonato, Lodrino (?); forse in i in: Ticengo.

Notevoli le contrazioni di vocali per cui i gruppi ilj, edj, adj, si sono ridotti ad una semplice i, per es. in: Castion, Campiòn, Bione (?), Bondione, Coriasco, Gandiolo, Portiolo (v. p. 26 a proposito dei suffissi), in Gri- gnano (Gratin-), Odiago (Util-), Papiago, Parabiago, Pusiano, Rudiano (Ru- til), Taéggio Tiedoli-Tiòla, Verziano; nonché in Milano, Misinto (medio); e le contrazioni per cui adé e edé sono rappresentati dalla sola e in: Ca- minella (adella), Grumello (-edello), Solbiello (adello), Lesmo (Ledé-, da Laetì-); ed edà dalla sola @ in: Lomazzo (limedàss); analogamente ela, in Zambla.

Mutamenti di consonanti. La consonante originaria d mise capo a m per assimilaz alla n successiva), non in: Sormano v. a q. voce; ma in Tòr- meno. Si è mutata in g in Sandgra, Rògora, Rogorédo, ‘ecc. Essa venne inserita fra m ed r in: Làmbara (lamula), Nembro (nemore), Zembrè-Imbè- rido (9): juniperetum; ed anche con fenomeno di fonetica sintattica (muta- mente di suoni fra due parole unite insieme): Villambrera (villa-mellaria). Il gruppo dj diede luogo forse a ggi in Troggia (turbia).

La consonante p iniziale (ma per effetto dell'unione con la r precedente) passò a d in: Corbetta (cur-picta); il gruppo iniziale p/ divenne bl-, br- in: Blevio, Brebbia, come il gruppo pr-, passò a br-, in: Brugnano-Brugnole, Brunate, Bernate. Invece pl diede luogo a bbj in: Pobbia, Piombi (populus).

La consonante v iniziale passò a d in: Bernareggio (0), Bisbino (Verp-), Bolchignano (Vulcan), Bolgiano, Bòzzolo (vad-), Buguggiate; è scomparsa in: Olate (vadul:), e, diventa interna, in: Purisdòmini (Pravisd-, Porvisd). Sta per una v origin. la p di Seprio. Il gruppo vn passò a mn in Lomnago.

Venne invece premessa, quasi regolarmente (se non nella forma ufficia- le, nella pronuncia comune), a nomi comincianti per o: Voltido-Voltorre, Vorio, ecc. Il gruppo vj diede luogo a bbi in: Carobbio, Fiobbio, Fombio, Gabbi-Gabbiana, Lobbia; a pp in: Foppa, Foppenico.

La consonante ? originaria, fra vocali, appare normalmente caduta, o digradata a d. E’ sostituita talora da v: Biviglione, Caviaga (Catil-), Cervolto (cerret-altum), Nivia (nitida), Prave (prata); da gh in: Magherno, Novégolo (novetulum), Pragone (pratone), Zenibrega (junipereta).

La consonante d è sostituita da g in Pagiil; da v in: Provaglio-Pro- vezze (da proda, e questo da prora), Vàver (italianizz. Vaprio, da vadulum); da r in Ispra (hispida?), e lo stesso, per assimilazione, in: Brera, Bernareg- gio (-adigio), Santa Brera (Brigida); è surrogata invece da / in: Ligomena (Decumena). Fra vocali la d è normalmente dileguata: per es. in Baggio (badaclum), Bareggio (barad-), Farfengo (faderf-). Si è inserita una d fra n e r per es. in: Cendraro, Menedrago (Mendràg, Minarlacus). La d finale, caduta, è sostituita da una f ascitizia in Doàff, Faèff. Il gruppo dm sarebbe passato a lm in Velmè (se da Videmaro).

La c gutturale (k) fra vocali passò a v in: Galliàvola, Vernàvola, Su- cinva (?), a d in: Cadilana (caca-); è dileguata in Lussana (Logoss-). La

Bal INTRODUZIONE

K iniziale divenne g in: Galgagnàno Galvagiòn, Garbasco, Garlazzolo, Gar- zédole, Gobbia, Gorgonzola, Gradàro, ecc. La k interna divenne g anche in: Cogò (capo-corte: fonetica sintattica). Il gruppo sk passò a sp, per assimi- lazione, in: Paspardo (pasc-ardo). Si noti Valmadrera da -macraria.

I gruppi consonantici 1! e c! hanno comunemente il medesimo esito pa- latale ci (talora italianizzato in chi), od anche ggi: Cevo-Chieve (clivus), Chiavenna, Chiesa, Chiese; Bisuschio-Uschione (ustlus), Gerenzone e Gèsima (da Cla- e Cle-); Giussano, Taleggio (tiliettum). Talvolta cl rimane: Clibbio, Clivio, Clusone; o è continuato da gh: Ghisalba, Ghisolo (ecclesia); da cr in: Crisalba; dal semplice & in: Casteggio (Clast:). Tanto :! quanto cl riescono a gr in: Canegrate (cannetl-). Fenegrò (feniclatum), Lograto (lo- clatum); pl in bj, in Cubiàt (copulat-).

Il gruppo g! diede luogo a gi non solo nei derivatì da glarea, ecc. ma forse anche, discendendo da gil, in: Viggiù-Vigentino (vigil-).. Il gruppo fl diede luogo a fi in: Fiesco, Fiesse, Fiobbio (fluvius), Fiorano; al semplice f in: Fombio (fluvius), Foppenico (Flavian-).

Il gruppo ct talora è rispecchiato da tt: Carettolo, Corbetta: ma più spesso da cci o ggi: Fecchio (filectum), Fraccia (fracta), Lacchiarella (lacta-), Vecciabbia (pronuncia ora dismessa di Vettabbia), Acqua fragia, Careggia (carecta), Gromfaleggio (-filectum), Triuggio (traductus), Saleggia (salicta), Vergiate (virect-).

La consonante m si è inserita dinanzi a b in: Fombio, Gonmbio, Piom- bi, Limbiate (2).

La consonante n divenne r in: Fagnarello, Legnarello, Domergasco (for- ma corrispondente a Domenegasco, in un docum.); pare singolarmente so- stituita da m in: Gessima (Gessina); venne inserita una n davanti a conson. sibilante in: Bellinzago, Lenscia (v. Lezza), Linzanico (?), Palanzo, Peveran- za, Ronscio; davanti a v (per intrusione di in?), in: Inveriaghi, Inveruno.

Il gruppo nn diede luogo a nd in: Candalino, Candia (canna) Cràndo- la (?). La n di mon (monte) è caduta in: Moallo, Movallina, Moveggio, Mu- sadino.

La consonante r è sostituita da n in: Bargàno (-arius), Laterano (-arum?); Lombardone (-orum); da | in: Lòvere (robore), Triluzio (trifurcium); e così in: Fallavecchia (fara-). Il gruppo rj è continuato da -j- in Aidl, Toiàna (Victor-?).

Appare una /, sviluppatasi forse da u o o, in Vilmaggiore, Vilminore; cfr. Vilmercate, forma occorrente nelle carte per Vimercate. Per aut, ecc. in olt, v. sopra a proposito dei dittonghi.

La consonante s è divenuta r, per dissimilazione, in Carlazzo-Scarlass, Cernusco (cisinusc-); è caduta la ss in Saross (sass ross). Il gruppo rs si as- similò in ss in Asso (?), Oscasale (Ursi), Ossaga-Ossalengo-Ossolaro (Urs-). -— Il gruppo stj divenne ss in Giussago, Giussànico, Ossanèsga (Justi-).

La consonante / fra vocali scade spesso a r. Davanti a consonante in Orcellera (olc-), ed anche /! appare sostituita da » in: Masténa (lamastella), da r in Ceranuova (cella-), Virle (villulae?), e fors’anche in Verolavecchia

INTRODUZIONE 32

(villula?). Passò a n in Romanengo (Remul-), a v in Brovétt (pronuncia dia- lettale per Broletto). Caduta, inconsueta, della / nell’uscita diminutiva (latino -iila): Agb6a, Sucinva (cingula?), Vèrtova.

La semivocale iniziale j appare sostituita da g/ (si veda la voce berga- masca gusmì o goesmì « gelsomino » persiano jasemin —) in Guzzànica, dial. Giossanga. Qui avremo probabilmente una g/ sviluppatasi davanti a 4, dopo la caduta della } (da Uzzànica); infatti la j iniziale venne soppressa anche in Liano: Julianus, Orzivecchi: Jorzi da Georgii; Ossanesga: Justian-ensica; mentre ju si è chiuso in i in: /mberigo, si è juniperetum. Altre volte j iniziale luogo a Z: Terzagni, Zanengo (Johannes), Zogno, Zovo, Zenevredo- Zembrè.

La semivocale 7 è divenuta gu in: Gualdrasco, Guarda, Niguarda; gh in: Garda, Ghirla; v. in: Valcarengo, Venegono.

Altri fenomenî fonetici. Alcuni esempi di aferesi ‘si riferirono dove si accennò alla soppressione di /, d, in ecc. iniziali, credute articoli o pre- posizioni: si notino inoltre Gonzaga (Verecund-), Lonate (Olonate?), Tivàn (se da montivàn). Zànica (Vettianica), Per presunta composiz. con valle : Imagna (Waldemannia). Fra i casi di sincope segnaliamo: Buscate (Bu- sti Cava), Gorla, Gorlago (gurgula), Morla (murgula), Caslino (castell), Ci slago (Cistellacus), Ricengo (rivo Winizingo); Vidoga (vite domnica?), Villa- stanza (villa Constantia). Esempi di apocope: Basgapè, San Pè, Cogò, (-Petri, capo-corte). Di metatesi: ancora Bascapè (Barsega-, che ne fu la forma anteriore, è metatesi di Baserega), Bernate, Capergnanica, Parzano, Perdoni- co, Porlezza (pratul); S'ciatezz, pronuncia antiquata di Casteggio; Brochfort (pronuncia dialett. di Borgoforte), Gràndola (gàndrola), Introbio-Trovo (tur- bus?), Romprezzago (-Perzano Pederzano), Tradate (Tederate); Calvatone (Cavalt-), Còllere (corylus), Filorera (feru-), Genivolta (Juvenalta), Gorgon- zola (Concord:), Guanzate (Voghenz:, donde Govenz-), Laorca (valorca) Mal- noè (pronuncia dialett. per Monluè), Origgio (Odriggio, da Ordiggio, oletu- culum?) Pagnona (Panogna?), Relèéé (larectum), Treviso (tresiv, praesepe), Viadàna (Vidaiana, Vitell-), Vobarno (Bovarno); Scuropasso (Crispasso).

Trasposizioni di accento. Già abbiamo fatto ricordo di Corrido, Imberi- do, ecc., forse da colyretum, ecc.: aggiungasi Tavòrdo, se è tibuletum. Altri casi di accento ritratto, di varia ragione, sarebbero ancora: Càspano, Dàlzio, Intelvi (inter lacus), Mèrcul, Samòlaco, Terno (inter amnes); Bòzzolo (va- duciolum), Préstine, Règolo. Esempi di accento protratto: Santa Gada (S. Agata); Campoè, Hioè, Montuè (da Campòe, Hòe, Montuè). Inoltre, nel Bre- sciano, Basalèca, Bassanèga, Codèghe, (Villa) Donèghe.

d) Morfologia.

Ricordiamo, tra i cambiamenti di genere: maschili per femminili: Breo, Cològno (colonia), Cort-Còrteno-Aicurzio (corte), Crotto, Gerri (glarea), Pia- nezzo (se non è da planus, con suff. -ezzo), Piodo, Torreggio, Divenuti, di plurali, apparentemente singolari: Cologno (2), Introvino (trovine), Li- tezzo, Nifontano, Premezzo (primitiae), Rongio (le roggie), Sospiro (sex

33 INTRODUZIONE

pilae), Triginto {trecenti). Femminili per maschili: Cola (colle), Corna, (corno), Pobbia (populus), Prada (prata), Sassa; Santa Babila e Santa Bar- naba; per monte e ponte di genere femminile v. nel Dizion., e, per ponte, anche s. Niîva (nativa). Alcuni metaplasmi, cioè cambiamenti di declinazio- ne: Brambilla, Esenta, Imagna, Quisa, Resverda, Stazzona, Vepra; Laodo (oggi Lodi), Paullo (palude), Quistro (aequestris?), Villavetro; e tutti i nomi in -allo da -alis (Mercallo, ecc.). A. parte starà Casto, se da un nominat. im- parisillabo casto, dedotto da castanus; ed anche Serpente (cerrus pinctus).

Residui di genitivi plur. in -orum si hanno in Lombardone, Romanore, Saviore, Zizzanorre.

2. - Dizionario di toponomastica lombarda

PREFAZIONE ALLA Il EDIZIONE

La prima edizione di questo Dizionario, uscita nel 1931, e quindi anzia- na oramai di poco meno di trent'anni, e, per la sua scarsa tiratura, esau- ritissima già da molto tempo, ha reso senza dubbio qualche buon servizio alla scienza ed alla cultura. Unico esempio, in Italia fino ad ora, €) di una ampia rassegna critica di un copioso materiale toponomastico di un'intera e vasta regione, offerse a molti ricercatori un modo facile per acquistare le prime informazioni sullo stato delle conoscenze intorno ad un grande nume- ro di questioni, anche relative a nomi di altra regione SI Ad assumermi quel compito, certamente gravoso, giova ricordare che mi avevano incorag- giato, oltre all'invito generoso e benevolo dell’allora presidente della «Fa- miglia Meneghina », il prof. Luigi Capelli, i luminosi ed esemplari saggi di esplorazione linguistica che alla Lombardia (compreso il Canton Ticino) aveva dedicato, nel decennio 1895-1905, il prof. Carlo SALVIONI, buon ti- cinese, e tanto insigne Maestro nell’arte di saper trarre partito dalla scienza dialettologica per queste ardue ricerche. Un utile rincalzo a questi contri- buti, aveva recato con i suoi studi ulteriori sui nomi del Canton Ticino il prof. Mario GUALZATA; ed un buon appoggio di riscontri d'archivio avevo trovato, per il territorio bergamasco, nell’opera di alto valore Ao, di Augusto Mazzi: « Corografia Bergomense, nel secoli VIILX ». Natural: mente feci il possibile per mettere a partito, nell'opera di raccolta e d'inter- pretazione che intraprendevo « da solo », tutte le informazioni e tutte le cri sorse tecniche » di cui potevo disporre; e così ha potuto affrontare il giu- dizio del pubblico questo mio Dizionario, che l'Accademia dei E spice il degno discepolo di Carlo Salvioni, a sua volta insigne maestro, le- mente Merto (ora anch'egli scomparso!) volle segnalare 0 preconizzare (in occasione del premio che mi fu allora 14 genn, 1931 a conferito) come «una delle più importanti pubblicazioni del genere». Ricordo ancora con

(1) Nel 1939 è apparso il «Saggio di Toponomastica Calabrese » di Giovanni Alessio: dove è però relativamente assai più scarso il materiale documentario (di ri-

scontri d'archivio). NE n (2) Recensioni o annunci, in tutto favorevoli, del Dizion. di Top. Lomb. sono donne in varie riviste di glottologia italiane. Rammentiamo, fra tutte, quella di Francesco Ri-

bezza, nella Rivista Indo Greco-Ital. anno 1933, p. 158-9.

35 PREFAZIONE II EDIZIONE

gratitudine, che, per la redazione del testo, ebbi allora aiuti di varia specie dalla revisione delle bozze, fatta dall'amico prof. Pietro MAssIA, di Torino, e da appunti manoscritti che mi fornì il compianto studioso di memorie mi- lanesi, avv. Giulio DECIO. '

Il Dizionario aveva dunque i suoi pregi, ma è impossibile mancasse di difetti: i quali era presumibile dovessero essere assai direttamente proporzio- nali alla vastità del terreno da esplorare. Se non che, fra i benefici effetti che esso produsse, credo deva essere segnalato il gran numero di suggeri- menti e di volonterose collaborazioni che esso ha provocato: come del resto era nel suo originario programma. A parte le recensioni a stampa che io ne potei conoscere, e di cui dirò fra poco, devo ricordare di aver mantenuto per non pochi anni un’abbastanza attiva corrispondenza con vari studiosi della regione lombarda, i quali misero a mia disposizione molti elementi e molte osservazioni, anche assai importanti. Di parte di essi ho voluto dare notizia, negli anni dal 1932 al 1940, in quattro serie di Aggiunte, di cui pure parlerò più avanti; e dell'insieme reputo mia singolare fortuna di poter profittare in questa, da me tanto a lungo desiderata ed ora finalmente effettuata, seconda edizione.

Essa, con la sua maggiore tiratura, dovrà influire, assai meglio della prima, anche alla comune cultura: la quale, ignorando del tutto il mio Di- zionario, è rimasta, a questo riguardo, allo stato in cui era molto tempo addietro. E credo dovuto solamente alla difficoltà di trovarne una copia, il silenzio in cui ha lasciato il mio Dizionario il prof. Gerardo Rohlfs nel suo nuovo studio (pubblicato a Monaco nel 1956, v. Bibliografia) sui nomi di luogo romanzi. A proposito dei nomi in -ate, di cui il Rohlfs ha fatto una nuova, più ricca rassegna, riportandoli quasi tutti ad antichi nomi di persona, taluni additati per la prima volta, credo che, se avesse potuto consultare il mio libro, avrebbe modificato le sue proposte etimologiche, per non pochi nomi che, per le forme storiche da me riportate, non si lasciano spiegare nel modo da lui preferito (1).

Questa nuova edizione rimane sostanzialmente fedele al tipo, ai limiti, ed alle qualità della prima. Di essa ho riprodotto, intanto, con pochissime modificazioni (come si è visto), anche tutta l’Introduzione, che credo tuttora utile « breviario » di notizie, un poco preparatorie alla lettura del libro, un poco atte ad ofîrire un’idea del complesso dei risultati a cui sono giunto, attra- verso alla minuta indagine su tanti particolari.

Anche questa edizione, naturalmente, non sa trovare la soluzione di un gran numero di problemi, e lo confessa: abbonda però, tal quale come la prima, di proposte, di tentativi, di ipotesi di studio: i quali dovrebbero sempre servire, nelle mie intenzioni, a facilitare la strada alle ricerche ulte- riori Anche per certe proposte, apparentemente superflue, mi pare che

(1) A proposito di queste divergenze di vedute voglia il lettore della presente edi- zione consultare gli articoli di questo Dizionario riguardanti: Belgirate, Bisentrate, Bruciate, Buscate, Colzate, Dobbiate, Foppate, Garbagnate, Limbiate, Lograte, Mal- grate, Malnate, Novedrate, Puginate, Revislate, Segrate, Terdobbiate, Trecate. Nomi in «ò: Muggiò, Remondò.

PREFAZIONE II EDIZIONE 36

possa giovare il sapere che sono state affacciate: quiche cosa di buono saprà dire un vecchio studioso come io sono, anche quando sbaglia. E mi pare anche educativo il far sentire quanto spesso il vero sia un acquisto oltremodo faticoso: anche in questo campo di studi, direbbe ancora padre Dante, « nasce » assai spesso « a pie’ del vero il dubbio ».

Dirò ora brevemente delle fonti principali delle innovazioni da me arrecate a questa edizione: indicando dapprima quelle, da cui venni rica- vando le notizie, utilizzate nelle Aggiunte da me poc'anzi ricordate, e seguen- do l'ordine cronologico di quelle.

Nelle I. Aggiunte, mi giovai: di un articolo di mons. Paolo GUERRINI, di Brescia, su Bagnolo Mella, e di alcuni articoli dello stesso autore, in Brixia Sacra (Bollett. di storia eccles. Bresciana);

della Guida del Lago di Como, del dott. Guido OLivieri (col suo di- ligente e cortese Autore ho poi avuto anche frequenti colloqui, e ne rice- vetti non poche informazioni private); e

di numerosi scritti storici del dott. Carlo Massimo ROTA: dei quali si vedrà l’elenco nella Bibliografia. Di essi va tenuto il debito conto, perché abbondano di riferimenti tratti da documenti storici anche poco accessibili; pur dovendoci rammaricare che nei suoi lavori il Rota (che non era uno storico di professione, ma solo un appassionato dilettante), non abbia saputo liberarsi spesso da inopportune e dannose prevenzioni. Ad opuscoli del Rota ho fatto ricorso anche nelle Aggiunte successive.

Nelle II. Aggiunte ho tenuto conto di alcuni « Appunti critici» dal sopra citato mons. GUERRINI dedicati al mio Dizionario. In parte quegli Appunti possono cogliere nel segno: ma la maggior parte, come avverti nelle mie II. Aggiunte, sono espressione di un’animosità, che ha il primo motivo nell’attaccamento dell’Autore ai vecchi procedimenti della ricerca etimologica. Come esempi degli etimi che piacevano al Guerrini, basti ri- cordare, che, a confutare mie differenti proposte, il Guerrini considerava Offlaga come « voce longobarda », e trovava plausibile far derivare Bigòlio dal latino « figulis », e Ciliverghe da « sui vègher » per dire « sulle sodaglie ».

Nelle III, Aggiunte, fu la volta dell’opera di Arduino ANSELMI sulle vie di Milano; di alcuni utili studi del prof. Bruno NARDI (il filosofo), sui luo- ghi del Mantovano, collegabili coi ricordi della vita e delle opere di Vir- gilio; ed inoltre di alcuni miei rilievi sui nomi delle vie romane, che lascia- rono tracce nei nomi del luogo; nonché di due opere, molto apprezzabili, del sig. Andrea ORLANDI, di Pasturo (Valsàssina), appunto intorno alla storia della sua valle. Anche con questo valente studioso ho tenuto un’ab- bastanza lunga e nutrita corrispondenza privata sui nomi del mio Dizio- nario.

Per le IV. Aggiunte, mi soccorsero gli studi di Carlo BATTISTI sui nomi del Bolzanino e dell’Alta Venosta, e due nuove pubblicazioni del prof. An- gelico PRATI su vari nomi di luogo, particolarmente friulani; nonché due importantissimi lavori, l'uno del prof. Gian Domenico SERRA e l’altro, del dott. Arnaldo GnAGA, bresciano. Il Serra mi fece l'onore di fare il mio Di- zionario oggetto di uno studio particolare steso in forma di recensione (si

37 PREFAZIONE II EDIZIONE

veda nella Bibliografia: Per la Storia dei nomi locali lombardi ecc.; anno 1937). Il compianto valentissimo studioso ha portato in tal modo un con tributo molto ragguardevole all'opera mia: curando specialmente l’arric- chimento dei riscontri d'archivio, con l'apporto di copiosi materiali rac: colti nelle carte piemontesi, ed avanzando alcune proposte di etimi diversi dai miei, che qui in parte ho accettato. Assai notevole, anche riguardo al materale collezionato e studiato, fu la vasta opera (pagine 656) comparsa a Brescia negli anni 1937-39, per cura del dott. Arnaldo Gnaga. Forse in- dotto dal desiderio di riempire tante lacune che egli avvertiva nel mio libro, rispetto al territorio bresciano, lo Gnaga si dedicò con molto amore e molta diligenza, a comporre una raccolta quasi completa del materiale toponimico della sua provincia: e seppe venirne a capo felicemente: sia pure non di rado poco bene destreggiandosi, fra le varie opinioni che trovava espresse dai vari autori a lui noti, circa l'origine dei nomi trattati: ma però por- tando spesso nella discussione di tali problemi, degli elementi da lui rilevati sui luoghi, e quindi talora anche preziosi. Spesso lo Gnaga riferisce dei nomi anche la schietta pronuncia dialettale. Dopo averne parlato nelle mie IV. Aggiunte, fu ora mia cura di immettere in questa nuova edizione, se non il più (il che non era opportuno, per non turbare l'economia del libro), almeno il meglio di quanto si può ricavare dall'opera dello studioso bre- sciano.

Dopo la comparsa delle mie IV. Aggiunte, dalla stessa provincia di Brescia è stato portato un altro contributo ai nostri studi: quello del dott. Natale BottAZZI, il quale si è occupato specialmente dei nomi della Valle Sabbia: territorio, convien riconoscerlo, ben conosciuto dall’Autore. A di. spetto, si direbbe, delle intenzioni manifestate da lui, che vorrebbe atteg- giarsi a fiero dispregiatore delle ricerche sui nomi di luogo (egli vorrebbe negare carattere scientifico alla toponomastica: certo solo perché gli pare che le fatiche che vi si spendono raggiungano troppo di rado dei risultati sicuri), il dott, Bottazzi ha saputo dire anch'egli delle cose serie ed importanti: e si vedrà infatti che io me ne sono giovato non di rado nel redigere questa edi- zione.

Altre opere ho consultate, oltre a queste ora dette, e che figurano insie- me con esse nella Bibliografia. Sono alcuni nuovi studi sui nomi di luogo di Angelico Prati, e di G. D. SERRA; gli studi sulla toponomastica romanza di Gerhard Routes (quelli riguardanti, specialmente i nomi in -ate) di cui si è fatto cenno in una nota precedente; qualche lavoro speciale di carattere storico, di G. B. BogNETTI; ma anche la breve raccolta di nomi locali del territorio di Crema, dovuta a Luigi BomBELLI e quella di alcuni nomi pa- vesi, dovuta ad Ettore GALLI (anch’esso un filosofo); ricordo ancora un buon lavoro sulla Vallassina, curato dall'avv. Carlo GAGGIOTTI.

Da tutti questi nuovi contributi ho cercato di trarre il maggiore pro- fitto per questa edizione: a migliorare la quale, in confronto della prece- dente, spero abbiano concorso utilmente i ritocchi, che ho potuto arrecarvi anche solo affidandomi alla mia più affinata esperienza ed al mio nuovo ed accurato esame delle singole questioni.

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43 BIBLIOGRAHIA

più attentamente in questa edizione. Va ricordato che in essa il Serra ha sostenuto con validi argomenti, la spiegazione delle forme in -ate, -isio, -asio, (-aggio, come Menaggio, ecc., da ablativi-locativi plurali non saranno in parte nominativi?), in -ATIS (per “ATIBUS), “ICIS, -ACIS ecc., allusivi a proprietà collettive di comuni o di famiglie (come a dire «nel tenere dei...», seguito dall’aggettivo topico o dal cognome). Idem (NI. lomb.). Per la storia dei nll, lombardi e dell’Italia Superiore, Note in mar- gine al Diz. di Top. Lomb. di D. Olivieri, Zeitschrift Rom. Philol., 1937. Di questo contributo, particolarmente importante, ai nostri studi, si è qui tenuto il gran conto che meritava. Idem. (Comit Auriat.), Appunti topon. sul Comit. Auriatensis, Bor- dighera, 1943, Idem (Asti), Appunti onomastici su Asti, Riv. Studi Liguri, 1952. _ Idem. (Cetina), « Appunti storia del diboscamento in It., a prop. di cetina, cesina ecc. >, Romanist, Jahrbuch, Hamburg 1937. Idem. (Cuneo). Nomi locali d. Pro- vincia di Cuneo..., Cuneo, 1953. Idem (Borgo) « Contributo alla storia dei derivati di burgus» Filol. Rom. V, 1958.

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SEGNI TIPOGRAFICI E ALTRI ESPEDIENTI CONVENZIONALI

Col carattere grassetto si indicano i nomi locali odierni, che sono oggetto di esame nei singoli articoli, e in principio di riga; se sono nomi antichi, in capo di linea, si distin- guono col MAIUSCOLO CORSIVO.

Col carattere MAIUSCOLO tondo si indicano gli altri nomi locali odierni, che sono oggetto di esame nel corso di un medesimo articolo.

Col carattere corsivo si riferiscono i nomi di luogo attuali od in fase romanza, i ter- mini italiani, dialettali, o di altre lingue, riportati per confronto.

Col carattere MAIUSCOLETTO si designano le parole, generalmente latine o basso-latine, o germaniche, che si considerano come etimi.

Col carattere corsivo spaziato si distinguono i nomi di luogo, o di persona, quali si trovano in documenti di età romanza.

Se al nome di luogo si fa seguire senz'altro l’abbreviatura del nome della provincia (es.: Campione, CO), s'intende che quel paese è capoluogo di un comune della prov. di Como. Altrimenti, lo segue l'indicazione fr. o cas., e il nome del comune di cui fa parte: ad es. Caleppio, fr. (frazione del com. di) Settala, MI (Milano).

Son fatte precedere, per lo più, dall'asterisco (*) le parole di foggia latina che si voglia far conoscere che non sono note direttamente, ma solo ricostruite e supposte, attra- verso le parole moderne (ad es. *ViteLLIANA di su Viadàna, ecc.).

Col segno = si vuol indicare l’accertata identificazione di un nome attuale con una o più forme rinvenute sui documenti.

Esempio di dichiarazione di un articolo del Dizionario:

Rànica BG, dial. la Ranga; = de Larianica, villa, vico Laranica, la Ranica a. 881-1006 (Mazzi, 374): quasi certamente è l’aggett. *HrLa- RIANICA, derivato da Hrcartus, gentil latino.

SPIEGAZIONE

Il nome di Rànica, comune in provincia di Bergamo, è ricordato in documenti degli anni dell’881 al 1006 riportati, o citati, dal Mazzi, « Corogr. Bergom.», pag. 374 (vedi Bibliografia), nelle forme suindicate. Il de, riportato innanzi a Larianica, è utile a riconoscere come a poco a poco la prima sillaba di quel nome si unì a quella preposi- zione, in modo da formare la preposizione articolata dela ecc., lasciando il nome ridotto al solo Rànica. Le indicazioni villa, vico, possono essere utili anch'esse, dato il valore storico che possono avere queste parole, - L'origine del nome è proposta in modo sche- matico, ma così da far intendere che esso deve risalire ad una forma primitiva, rico- struita (perciò l’asterisco). Milarianica è una derivazione aggettivale da Hilarius, nome gentilizio latino, che si rileva in tutti gli onomastici latini (per esempio: quello del Perin: v. inoltre Schulze, Nogara, ecc.). Purchè, come si disse a proposito dei suffissi, non derivi, col solo suffisso -ica, da un nome personale Hilarianus, derivato da Hilarius.

Abate, V. Lurate Abate, e Callabà.

Abbadia, Abbazia, Nome di vari luoghi: ad es. ABBADIA sopr’Adda, o Lariana CO, con avanzi di un’abbazia benedettina risalente al sec. IX. CASCINE ABBADESSE (dial. Cassin Badèss, già, secondo la Corogr., Bajèss), loc. presso la Porta Garibaldi, già Comasina, di Milano (Giul. II, 545). La forma Baiess, se autentica, avrebbe una i inserita (epentetica) come, ad es., nella forma milanese del nome Andrea: Andreia.

Abbiategrasso MI, dial. Biagràss e Biegràss (Biagrasso in scritt. anche re- centi) = Abiate (a. 862), Habiate qui dicitur Grasso (a. 1034), ABBIATE GUAZZONE VA = locus Abiate Guazono sec. XIII, Lib. Not. L’etimo di Abbiate proposto dal Flechia: AVIAT-, aggettivo derivato da Avius, gentil romano (o LAvius, 0 ABIUS?), può essere tuttora il più vero simile. L’epiteto grasso del primo dei due nomi si riferisce alla fertilità del suolo: come quello di Bulgarograsso (v. q. nome), e di Casalgrasso, Cu- neo. Anche l’attuale Treviglio fu in passato contraddistinto con l'epiteto di grasso: v. Treviglio (1). L’aggiunta di Guazzone, del secondo dei nostri no- mi, è un nome personale medioevale: un certo Guazzone viveva per es. a Cremona nel sec. XII (v. Cod. Cremon. I, 290).

Abbio (0 Labbio), monte, (v. Sabbia) BS (ivi anche Prato del Labbio o del- l'Albio (Gn.). Con Asròt (valle dell’-), ivi, e ABBIOCCOL (dial. Abiùcob), affi. del Chiese, e probab. con BIONE di Salò (già Ab bione), rifletterà il lat. ALVEUS «alveo di torrente» o «pozza d’acqua»: cfr. bresc. albe, ven. albio (v. Top. Ven. 306, e Bossh. s. albi); con l’evoluz. fonetica che si ha nel trevis. lebo, vittor. laip, friul. lavio («letto di torrente»). Per il suff. «Occolo cfr. qui Musòcco, Restòcco. E v. Albiolo.

Acqua fraz. Treviso SO; Castello dell’ACQUA .S0; ACQUA:LUNGA, - NEGRA CR; questa ultima = locus et fundus Acquanigra a, 993 (Mazzi 2); ACQUE-BUONE, ACQUE-ROSSE, ecc., luoghi dal nome ben

(1) E nota l'etimologia burlona che si legge anche nella Gr. Illustr. (p. 911): «a questa terra (di Abbiategrasso) una ninfa Egeria disse: Abbiate grasso; ed il borgo divenne Ticco; e da quel giorno il grasso borgo non ismentì mai il suo nome».

ACQUADURO 46

chiaro. ACQUA-BELLA, CR; altra, già n. dell’attuale Piazza Susa, a Mi- lano; ACQUA-FREDDA, CR; Badia dell’A., Tremezzo, CO; ACQUAFRA- GIA, nome di una cascata pr. Chiavenna SO: pari ad ACQUA FRACTA; per ca- gione del rompersi dell’acqua sugli scogli che la ricevono. ACQUA-SANTA, valle, Iseo (p. una sorgente salutare), ACQUA-SERIA, rovinoso torrente (ed anche villaggio), S. Maria Rezzon. CO, v. Serio. ACQUA-SPARSA, sorgente, Grone di Borgounito BG: nome ovvio. ACQUA DELLA FEBBRE, sorgente, Canzo, CO: così detta, perchè gli abitanti la credono un efficace febbrifugo (Corogr.). V. Ca’ dell'Acqua.

Acquaduro, torr., affi, del Varrone CO (scritto anche Acqua d’Uro!, Corogr.); certo pari ad AQuaTORIUM « adacquatore » (cfr. milan. e bergam. dacquador. Da AQUAE-DUCTUS a AQUAE-DUCTIUS: una chiesa S. Michael ad Aquae Ductum (a 1147), presso Greco MIL. (Rota, Greco. 21); canale A qu a- ducio, a 1044 (Cod. Crem. Dj; l'A quedozo, Voghera, a 1139 (Cava- gna). Da AQUATONE: l’AQUADÙ, in V. Intelvi, da AQUARIUM e AQUALIS: roggia AQUARO, pr. Crema; ACQUALINA, afll. del Serio, Clusone BG, V. poi Acquate, Algua, Aivale.

Acquate fr. Lecco CO, = vico Coade a. 854, e poi Quade, Cuade de Leuco (Cod. Long.), presso al fiume Caldone. Mi par valida ancora l’etimol. del Flechia: AQUATAE «terre irrigate »; come sarà Un AQUATA la QUADA (di Castelnuovo), di Crema. Non mi persuade la proposta del Rohlfs, di spiegare Acquate ecc. da un nome pers. (lusitano) C audus. In ANZEQUA, molino, Provaglio, BS, vedrei Un ANTE AQUATUM, E v. Quaàtica.

Adamello, montagna dell'Alta Val Camon.: ha il nome da quello della Valle di ADAMF’, subaffi. dell’Oglio. Pare nome recente (v. Dizion. Trident. 36): forse dimin. di Adamo, nome pers.? Cfr. ADAMONE, cascina, Sèlle- ro, BS; ed il cognome bresc. Adamini.

Adda, dial. Ada; presso gli autori latini (Plinio, Tacito, ecc.) ADDUA, ADUA; presso Strabone 'Adosac; in Paolo Diacono è Adda flumen. La desinenza “A, comune a MANTUA (v. qui anche Vèrfova), fu ascritta alla lingua dei Liguri dal Trombetti (On. 67); ma è frequente nell’etrusco (Pieri, Arno 21); ed appartiene ad altri strati antichi (Battisti). Per il fonema pu passato a dd, l’Ascoli (Arch. Glott. XIV, 339) ne indicò un caso corrispondente nella voce tosc. cedda (da ceDUA, Arch. Glott. IX, 389). Nei docum. cremonesi del sec. XIII si distingue un'Ada viva da unAda mortua. - Ad- della, in docc. cremonesi: nome di un canale. - Abdua (donde l’aggett. abduano che piacque anche al Foscolo) non è che fallace restituzione mo- derna, per intromissione di ABDERE (nascondere). (1)

Adrara S. Martino e ADRARA S. Rocco BG (dial. Drèra): il nome alla

(2) Del tutto fantastica l'etimologia di Cassiodoro (Var., 14, riportata dal Perin, e cfr. Nissen It. Land. I, 180, 188): «tale nomen [Addua] accepit, quia duobus fontibus acquisitus, quasi in proprium mare devolvitur ».

47 AGATONE

piccola valle della Guerna, affl. dell’Oglio. Il trovarsi nelle vicinanze una fonte che dopo le pioggie «trae seco una sostanza nera bituminosa da far credere che attraversi qualche banco di lignite », e la tradizione che in que’ monti « si cavasse altre volte del ferro » (Corogr.), possono forse indirizzarci verso un lat. #ATRARIA «terra di color nerastro ».

Adro BS; = corte quae dico Adro a. 822, vico Adri a. 1049 (Odorici) luogo che pare fosse abitato nell’età romana: perciò, ed anche per il fatto, constatato dallo Gnaga, che sul luogo non vi ha traccia di terreno di colore nerastro, come si richiederebbe per far derivare il nome Adro dall'aggett. latino ATER (v. Nadro), sembra verosimile che si tratti di un deriv. dal n. gentil romano ATRIUS o LarRIUS (cfr. Pieri, Arno, 71, 347, per Pian d'Atri e Atra, Il Serra (NII. lomb.) cita anche un’ (alpis que vocatur) Adra di Bobbio, (Cod. Dipl. Bobb. I 130, a. 776).

Aèr, (dial. Aer?), fr. di Tignale BS: «sopra un dosso esposto a mezzodì »; con DAÈR, fr. Gargnano, BS: corrisponderanno probab. ad un *ajèr (lat. *AREARIUM): cfr. friul. Daè! (= Ajello, Prati, Nell. friul. 48): con signif. affine a quello del bresc. ajà! (v. Aidle).

Aèrt, cascine, Breno, BS; AERTA, valle, Pezzoro (Gn.): cfr. avèrt, « casolare per il ricovero del bestiame » (Brusoni, Guida Alpi Centr. II 492); e anche, invece, ferra aperta, cioè « comune, pubblica », Serra, Com. Rur. 17. Cir. Vèrtine, Sulzano, BS.

Affori, fr. di Milano (dial. Afor, Afer); = vico Afoni (a. 1009); loco et f. Avori, a 1019 (Cod. Crem. ID), locus Afori, sec. XNI Lib. Not.) Alla derivaz. dal genit. lat. AFRI, da un AFER, n. person., per es. di una lapide milan. (CIL, V, 5864) il Serra mosse l’obiezione della o mediana sempre. attestata nelle forme mediev., onde avanzava l'ipotesi di un lat. AFORIS nel senso di «extra civitatem », «foris portam». Infatti l’avverbio lat. AFFORIS per «esternamente», proprio con la o breve, è registrata, per es., nel Catholicon, il Dizionario lat. di Giov. Balbi (a. 1286). Nel Cod. Dipl. Long. è ricordata, a Milano (a 936), un’ecclesia S. Mariae furis portam; a Milano ci fu anche la parrocchia S. Simpliciano furis (a. 1468), con furis appunto contrapposto a intus (S. Carpophori intu s).

Affaitati (Cura d’-), Castelverde CR. Dirà forse «chiesa curaziale della fam. Affaitati ». Il qual cogn. sta certam. con la voce ant. ital. sett. afaitàr «acconciare, adornare ».

Aga fr. Casalzuigno VA: forse femm. dell’aggett. lombardo vag (lat. OPACUS) « volto a tramontana »?

Agatone, canale, Claino CO. Da un proprietario di tal nome? (cfr. Agata). AGAZZIN, già n. del rivo Cremonella, CR, = ad Agazinam, clusa Agazine a. 1170 (Cod. Crem., I, 116): dal cogn. Agazzi (AGATHIUS).

AGLIATE 48

Agliate fr. Carate Br. MI, dial. Ajaa, = Aliate,a. 880 e segg. Può forse convenir sempre l’etimo del Flechia: ALLIAT- dal gentil. ALLIUS; che fu molto diffuso (v. Serra NII. lomb.) nella Gallia Cisalpina.

Aglio (Ca’ dell’), S. Daniele CR: ital. « aglio »?

Agna, fiumic. Vobarno BS (in Valle Degagna); Agno, valle (di dove?), a. 1053, (Giul. II, 177). Andranno con Agno, torr. vicent. (Top. Ven. 243), e con Agna n. di più corsi d'acqua tosc.: gl’indizî delle cui origini sono molto discordanti (v. Pieri, Arno 18).

Agnadello CR, = Agnianellum sec. XI (Giul. II, 333): dunque dimin. di un Agnano: AnNIaNUS dal gentil. rom. pur di lapidi lomb. ANNIUS. Cfr. Fagnarello s. Fagnano.

Agmeda, torr. subaffi.l Adda SO; AGNEDO cas. Salò BS; Agnate, locus, in pieve di Settala sec. XIII (Lib. Not. 118): tutti forse collettivi con suff. -ETA, «ETUM, -AT- della voce lomb. agno « ontano ». Cfr. Agnedo di Valsu- gana; Agneto, Alessandria.

Agnòsine BS dial. Gnùsenz = Agnoseni a. 1192. Forse, attraverso ad un doppio derivato (con suffisso -osuLus) può risalire anch'esso alla voce lomb. agro « ontano ». Cfr. Agneda.

Agogna (Castello d’-) PV. E' il n. del fiume, che vi passa, affl. del Po, che discende dalla V. d’Ossola; = Agunia (Anon. Ravenn.), m. ev. Aco- nia, Agonia (v. De Vit., Prov. Rom. 121). Questi riferisce l'opinione del Bianchetti (L’Ossola Inf. I), che il n. del fiume derivi da quello degli AgONI, popolo già stabilito nell’Ossola Inferiore: ma vi competerà, altri- menti, il nome gentilizio rom. AcoNIUS (Sch.); cfr. anche Rohlfs, p. 137. Ricordo ancora: Agognate, fraz. di Novara (villa Agonatum a. 840 ecc.): prossima ad una Roggia Agognola.

Agoiolo fr. Casalmagg. CR.: direi da ACULEUS «punta », con riferimento a configurazione del terreno (cfr. bresc. agdi « pungolo »); così AGOEUGL, loc. presso Bormio: v. Agueglio.

Agolo, n. di due monti vicini allato al m. Guglielmo, BS; con Avoto, (Cima d’-), in Val di Saviore: forse da un lat. #AcULUS punta aguzza? V. Aguina; e cfr. Pes de l’Aùccio (dial. Uscia, Ogia, V. Trompia (bresc. ùcia «ago »).

Agosto (Porta d’-) fr. Borgarello PV. L’apparenza che si riporti ad AUGUSTUS non è sorretta, per me, da alcun altro indizio. Pare che AGOSTO sia stato anche n. di un vicolo di Brescia, ora scomparso.

Agra VA = (S. Martino in-), sec. XII (Lib. Not.; sarà v. lomb. agra «acero », come lugan. bellinz. Agra, Agardn, ecc. (v. Salvioni Not. IV 8, Prati Esc. I 91, Gualzata, Bell. 17). Un S. Martino de AGRA è pure nome di una chiesa di Lecco, sul monte S. Martino: secondo A. Orlandi sarebbe

49 AIMIVILLA

non lontana da un terreno detto in Agro. Vedi, ad ogni modo, per Agrdns di Tolmezzo, Ud., Prati, NII. friul. 47.

Agrate Brianza MI; = vico Gradate a. 745 (Cod. Long. 26), loco Gratis a. 853, Gradi, Grate, Grai sec. XIII (Lib. Not.); onde Prate Gradasce a. 887 (Cod. Long.), Porta di Grà, o dei Gradi o di Agrate, a Monza. (Chiesi 481). Il Flechia ed il Salvioni, non conoscendo la forma Gradate, ricondussero questo nome, unitamente ad Agrate no- varese, l’uno al gentil. AcRrIus, l’altro (Not. IV, 8) alla voce lomb. agher «acero »: s'intende con suff. -AT-. Il Massia (Nov. V) per il novarese Agrate (già Agredadae (Curtis), a. 962) propose invece una forma doppiamente derivata: *ACR-ET-ATUM, facendo risalire questo *ACRETUM ad ACER «acero ». Se non che, per il nostro Agrate il Serra (NII. lomb.) pensò di condurlo al nome femminile mediev. GRADATA; poichè nell’atto dell’a, 745 in cui è ricordato Gradate, è nominata una Grada o Gradane, figlia del concedente, che era un Grapo 0 GraTUS. Il Rohlfs (p. 138) propone invece di dedurre Agrate dal cogn. rom. AcRATUS attestato ad Ivrea (CIL 6819 b).

Agueglio, (Passo e prati di-) loc. Esino Super. CO (dial. Aguè): cfr. trent. aguei « pungolo » per alludere forse ad una punta di qualche specie: ricorda il nome del monte veron. Corno d’Aguilio (per cui v. Top. Ven. 191-2, n., Prati Esc. I 92, Diz. Trident. 50).

Aguina, cima, Val Trompia (non lungi dal m. 4golo, v. sopra) forse dimin. di agua « acuta »?

Aguzzano, (Convento d’-), Orzinuovi BS, Agutianum a 993 (Mazzi, XXV): sarà AcuTIANUS dal gentil. ACUTIUS: v. Gussago.

Aiàl, o Laiale, del Bondin, BS; AIALE, presso Pezzaze, BS; altri omon. BS e BG: dalla v. bresc. ajàl «piazza spiazzo per le cataste di legna, di carbone (bellun. poiàt, bergam. aràl; cfr. Tirab., Voc. berg. e G. Rosa, Voc. bresc.). Per il Guerrini l’Aiale di Pezzaze sarebbe il luogo di scarico del carbone di Irma ecc. La v. bresc. aià/ riflette il lat. AREALE: per il dilegno della r di rj, v. Ascoli, Saggi Lad., 368; Prati, Ric. topon. trent., 60, Salvioni Fon. Mil, 189 (questo, per Busto Arsizio). V. qui i topon. valtell. Toi e Toiana. E v. Aràle.

Aicurzio MI, dial. Aicùrz, Aicùrt; = de Licurti a. 1147 (Giul.), Licur rium (lat. eccles.), li Curti, Licurzi (Gr. Illustr. I 556, II 912). Mi par di potervi ravvisare un composto «ai corti », con cort di gen. masch., com'è nei dial. lomb.; il cui o siasi stremato ad w per metafonia della -i finale, prima della sua caduta: la t rimasta in fine scoperta, ampliatasi come spesso, per tendenza letteraria, col suffisso -io, avrebbe generato la scrittura latineg- giante -curzio, onde la pronuncia -curz.

Aimivilla, cas., Cornogiov. CR, che fu distrutto da alluvione del Po. L'Agnel- li crede di leggervi un «villa di Aimo» o «degli Aimi», poichè famiglie

4. - Dizionario di toponomastica lorabarda

AIROLO 50

di questo nome furono già a Lodi ed a Piacenza. E’ da notare che un Ayma- villes è anche n. di una fraz. di Villanova Baltea (Aosta): già Aimivilla. Il Promis (Storia di Aosta) rammenta che in una lapide di Aosta è ricordata una fabbrica di laterizi di Aosta, di proprietà di un Armus: a cui però si unisce un Avolius, così da ripetere insieme i due nomi della coppia di cava- lieri dell’epoca francese. Ma, ad ogni modo, non c'è dubbio che il nome di Aimavilla contiene quello di un Aimo, che vi avrà posseduto la villa.

Airolo fr. Marone, BS: forse *AREOLUS « piccolo spiazzo ». L'omonimo Airolo leventinese (Uriolo, Oriolo sec. XI, Ayrolo sive Oriolo a. 1311) venne dal Salvioni (App. 42), ricondotto, date le forme antiche, alla parola lomb. or « orlo ».

Airuno CO; = Airuno, Eiruno a. 1188, (Manar. 233). La desinenza «uno può dare indizio di origine gallica: tanto più che il nome può forse apparire un riflesso lievemente diverso della stessa base EBuruUNuM donde

Inveruno: v. questo nome.

Aizurro fraz. del com. di Airuno con un castello «che servì di frontiera ai Veneziani » (comunis de Ayzurio, a. 1456). Potrebbe parer attraente di ravvicinarlo al nome loc. francese /zeure (IccIODORUM, fortezza di ICCIUS, v. Longnon I, 35): ma è da diffidare assai di questa omofonia. Forse può trattarsi di ben altro: che non sia un composto di ai e sur «ai sugheri » (cfr. lomb. sùer « sughero », v. Sòvere)? Per la preposiz. articolata ai « con- cresciuta » v. Aicurzio.

Ala cas. Scandolara CR. Forse sarà da ravvicinare all’Ala trentino, il cui nome continuerebbe la voce longob. HALLA « portico, palazzo » (avendo i Longobardi tradotto così il nome PALATIUM che vi preesisteva): v. Battisti, St. Trent. 90. Ma cfr. in ogni modo, Ala di Stura, com., Torino (dà il nome a Valle di Ala), e Borgo d’Ale, com., Vercelli.

Alagna PV; cfr. Alagna vercell. (il mediev. A lagna, oggi Anagni di Frosi- none fu anticamente Anagni a); forse *ALANIA dal n. etnico degli ALANI?

Alamanno (S. Giorgio-), chiesa di Milano (dial., popolarm.:A4 la man): come dimostrò il Bognetti (Arimannie ecc.), è alterazione di Arimanno; già era detto « AI Pozzo Bianco »: vi sarà stato, probab., un pozzo da servire ai

cavalli degli arimanni.

ALBA Insubrium, creduto nome pregallico di Mediolanum, nominato dap- prima nel De situ civit. Mediol. (Rer. It. Script.); indi nel De Magnalibus urb. Med. di Bonvesin da la Riva (I, 1); e nel Chron. Maius di G. Flamma, 143 ecc.: v. Colombo, Mil. 34 sgg. Il Trombetti reputa questo nome, che ritorna in molte regioni, come un relitto mediterraneo, ravvicinandone il fonema ALB- ad ALTUS; ne trattarono anche il Pizzagalli, N. Riv. Stor. VI, 1922, 445 (intendendo alba « città per eccellenza »), ed.il Terracini (Spig.,

133).

di ALBENZA

Albairate Mi, = loco Albairate, a 830, e sec. XIII (Lib. Not.); cfr. una Baragia-, e Silva Albariasca, sempre presso Cologno Monz. a 862 (Rota, Paesi, 570); via Albariasca a. 1002 (Colombo, Abb.): forse è un ALBARIAT- dal n, pers. rom. ALBARIUS (CIL, X, 88). Di un n. pers. ALBERIUS vari es. milanesi riferisce il Manar. (cfr. il gentil romano ALBARENIUS); A/barinus cogn. berg. anno 1156 (Mazzi, Sub. 333) (Anche il Rohlfs, p. 138, propone ALBARIUS) ' i

Albano S. Alessandro BG; = loco vico Albano a. 962 e 993 (Mazzi 7). C'è anche un torr. ALBANO, Gravedona, CO; MONTALBANO; VA; MONTE ALBANO, fr. S. Angelo Lod.; monte ALBANO a N. di Lecco; un altro, n. di due cascine bresc, presso Fiesse e Lonato, tutt'e due non in altura. Mentre i primi dei nomi citati dipendono dal n. pers. ALBANO, il Serra (NII. Lomb.) ha ragione di credere che almeno alcuni degli altri ripro- ducano, come i Montauban di Francia, il n. della città il Montauban, imposto a ville nuove o franche, di fondaz. medievale, o per localizzazione di ricordi cavallereschi.

Albaredo Arnaboldi, PV; ALBAREDO S. Marco, SO; ARBORETUM, Il Sal- vioni (Not., III, 85) ricondusse con qualche dubbio alla stessa base Arbedo ticin; per la riduzione del quale da *ARBR- ad arb- sarebbe da richiamare il nome trent. Roveda da Rovereda (v. Prati, Ric. II 253). - Si tratterà sempre di ARBOR «populus tremula » (it. sett. àlbara, v. Bossh. 60). Cfr. PORT-ALBERA PV; locus A/bariolo pr. Bergamo, s. XII (Mazzi, Sub. 5); ed un ALBORESCIA, cas. pr. Consiglio di R., CO. i A

Albate CO. Non pare avesse ragione il Flechia a vedervi un ALBIAT- dal gentil. ALBIUS (che avrebbe dato * Albiate); ma forse sarà invece *ALBAT- dal n. pers. ALBUS (cfr. anche Rohlfs, p. 138); od anche dall’aggett. ALBUS.

Albavilla n. foggiato da poco, a designare il comune comasco la cui sede è a Vill-Albese.

Albegno, fr. Treviolo BG: = de Albinias a. 871, 915; de Albinies a. 879 ecc., vico Albineas a. 911, de Albingna, Albinia, a. 968, 984, Albennio a. 1263, (Mazzi 9-10); dal gentil. ALBINIUS (noto anche da lap. lomb.). Per il Serra (NII. Lomb.) le forme mediev., in -inias ecc. sarebbero trascriz, letterarie del volgare -egno; ma il nome sarebbe di crea- zione medievale antica, deriv. dal n. pers. lat. o germanico ALBO. « L’oscil- lazione in -egna, -egne ecc. rifletterebbe le fasi della varia fortuna e impor- tanza del nucleo rurale del vicus, fundus e locus di Albegno» V. però Albignano.

Albemo, monte, Serina BG: vi sono « banchi di marmo alabastrino bianco »: PIA x vi ivi presso è Cornalba. Pare dunque da ALBUS, con suff. -eno.

Albenza, fr. Almenno S. Bart. BG, onde il nome della montagna; forse da un gentil. *ALBENTIUS, o da un n. pers. *A/benzo (su AiLBus): per il suff. <ENTIUS v. Serra. Cogn., 5.

ALBESE 52

Albese, Vill-albese (v. Albavilla), Cassano Albese CO; (lat. eccl. Albesium vel. Alpense). Pian d’ALBESIO, cas. Postalesio SO; o dal gentil. ALBESIUS. o deriv. con suff. -ese dal n. pers. ALBUS.

Albiate MI; Albiate sec. XII (Lib. Not), sulla sinistra del Lambro, Probabilmente, come già parve al Flechia, ALBIAT- dal gentil. ALBIUS; ci qualche dubbio la voce lomb. albi « alveo », «conca » (v. Top Ven. 306, Gualzata 48, Diz. Trident. 40). V. qui sopra Abbio.

Albignano r. Tuccazzano MI; = Albignano sec. XIII (Lib. Not.); ALBINIANUM, aggettivo del gentil. ALBINIUS.

Albignola (Pieve-), PV: forse da un nome pers. *Albignolo, da ALBINIUS.

Albino BG = vico Albines a. 898, curte quae dic. A/bine, a. 928, 993, loco Albinus a. 984, Mazzi 11 (anche questo nome deve aver oscillato fra Albino ed Albine, v. Albegno); per una parte di Albino, detta Imalbì (cioè IMO-: Albino Inferiore), v. Invico. MontALBINO, casale Mil.: dal nome pers. ALBINUS (anche in lapide di Sesto Cal.; e v. anche Serra, Cogn., II, 80).

Albiolo CO: non avrà forse origine diversa da ALBIOL (strada dell’), pr. Castione Presol. BG: cioè ALveoLUS da ALVEUS (milan. albioeu « pila per acqua », v. Gualzata, II, 8), cfr. qui Albiate. Cfr. Alpe-, Valle d'Albiolo sul Tonale, Diz. Trid. Un luogo detto gli A/bioli è anche sulle Grigne; un altro, pr. Oltre il Colle, BG, E v. Abbio.

Albizzate VA: = Arbigiade a. 807, Arbegiade, a. 859, loco Arbizate sec. XIII (Lib. Not.). Direi dunque, piuttosto che da un *ALBI- CIAT- (v. Flechia), da un *ARVIDIAT-, aggettivo di un gentil. *ARVIDIUS (ARVIUS).

ALBOFASSIO, v. Boffetto.

Albogasio CO. La mancanza di riscontri storici rende impossibile stabilire se si tratti di un composto (come al- *Bovasio o simile), o di un solo nome personale (*ALsicasio da ALBICUS, o cfr. ALBWAS Forst. 837).

Albonese PV. Appartenne, nel sec. XV, alla famiglia Albonesi.

Albònico fr. Sorico CO: forse aggettivo del n. gentil. ALBONIUS, meglio che un composto al *Bonico; per il quale n. personale v. Serra, Cogn., II.

Albosaggia SO. Vi si può vedere forse *ALBUTIACULA dimin. di * ALBUTIACA (ALBUTIUS). Ricordo il nome di un Publius Albutianus Albutiae di una lap. di Cairate: e cfr. il n. seg.

Albusciago fr. Sumirago VA, lat. ecc. E/buzagum; = Albutiaco, «cia go, Cod. Long. (829, 852); ALBUZZANO, PV: come vide il Flechia, da ALBUTIACUS, ALBUTIANU: v. il n. prec.

53 ALME’

Alchina, roggia, Crema: dal cogn. ALCHINI (Bomb.).

Alduno fr. S. Maria Rovagn. CO (Corog.): “« in sito ove prosperano viti e gelsi ». E’ il caso di pensare anche qui (v. Induno, Duno) alla voce gall. DUNUM « monte, poggio »? '

Alemani (Ca’ d°-) fraz. Malagnino CR. Da un cognome, che è forse altera- zione di AREMANNUS: v. Bognetti, op. cit. alla v. Romanore. V. anche ALMANNO, fraz. Schignano Intelvi, CO.

Alfaedo fr. Forcola, SO: dial. Alfaé, pari a un «al faggeto ».

Alfeo fr. Cella Dati CR: forse anch’esso da un *alfaèo «al faggeto »? Invece: Monte ALFEO, pr. Godiasco PV, pron. Montarfè, conterrà forse il n. pers. Arfè (cfr. cogn. emil. Arfelli), pari a « Raffaele »? Ma il Serra (Cen- tri past. 720) riferendone la forma Montis Arphei, a. 1188, lo riporte- rebbe ad un Arferus da Alferus.

Alfiano vecchio, fr. Corte de’ Frati CR; = Alfiano, Alphiano, a. 759, 761 (Cod. Crem. I); ALFIANO nuovo, ib.; ALFIANELLO, BS; tutti da *ALFIANUS aggettivo del gentil. ALFIUS: v. Vigalfo.

Alfera o Alfiera, Bottaiano di Crema: dal cogn. ALFIERI. Alghero, loc. pr pasturo, CO: probab. un lat. ALICARIUM (cfr. Alghèro Sardo).

Algua, vill. fra Nembro e Serina, sul fondo di V. Serina: prossimo a piccoli laghetti. In una c. dell'a. 1234 (copia del sec. XVII) la Val Serina è detta Vallis Algue; ed il n. del fiume sarebbe Alva anche per S. Carrara Zanotti (Serina, Bergamo, 1876, p. 24).

Allegno (Villa d’-) o Villa DALLEGNO, fr. Temù BS; ALEGNASCA, torr. affl. del Varrone, CO: da ALLeNIUS gentil. rom.? v. però Ponte di Legno.

pa Alione, fiume, Breno BS: donde?

Almè, Villa d'ALME; ALMENNO Alto e Basso; ALMENNO S. Bartolo- meo, BG: tutti luoghi fra loro non molto discosti, perchè « sotto il nome di Almenno si compredeva anticamente un vastissimo tratto di territ » = ceurte Lemennis a. 775, de Lemene a. 806, fundo Lemeno a. 867, Lemin curtem a. 875, de Lemenes, Lemennis a. 886, 892, castro Leminne a. 926, corte quale Lemenne nominatur a. 975, Villa Lemensis, de Lemine, a. 1025, 1169 ecc. (Mazzi 12). Questo nome, certamente antichissimo, si può forse collegare con nomi gallici come LEMANNUS lacus, ecc. (v. Gréhler) derivati dalla voce LEMOS « olmo » che sarebbe ligure (v. Philipon, p. 148: per il quale Lemannus sarebbe forma celtizzata di un ligure LEMENA). Da questo nome di luogo, nella forma medioevale, credo provenga il cognome lodigiano dei conti Lemène, Di Lemène.

ALONE 54

Alone, fr. Castro BS: dial. Alù; ivi presso Monte Alone. Meglio che il n. pers. Allone (Férst. 52, cfr. Pieri, Arno 202) rifletterà forse un « vallone », essendo il luogo adagiato in un avvallamento del monte Prealba (v. Guer- rini, App.); cfr. ALASS, fienili, sul M. Poja, BS.

Alperolo cas. Albuzzano PV; «in pianura rasa e bassa, ma fertilissima ». Lo ricondurrei al n. pers. ALPERO (Férst. 69) purchè non ci riporti o al no- me Péro « Pietro », 0 ad altro.

Alpì, lat. Alpes ecc. Il Trombetti (cfr. Alba) ci vide una voce « me- diterranea », significante « grande, alto », cfr. anche Ettmayer, 31. Ricordo poi alpe, voce lomb.: «tenuta in montagna, composta di prati », ecc., con casolari per abitazioni di pastori, ecc. (v.: Topoless. lomb.); alpi, di genere masch., nel Comasco vale « terreni comunali per il bestiame, dati in affitto agli alpaddr» V. Pigra. È

Alserio CO, lat. ecc Alserium. il nome al laghetto di Alserio, residuo, come si crede, con quello di Pusiano del pliniano Eupilis: il nome è esteso anche al fiumicello « alimentato da copiosa sorgente ». Sarà forse com- posto di serio «canale », v. Serio? Ignoro se abbia attendibilità la notizia (che si legge in Corog.): «era chiamato altra volta Conservio » (1).

Altare (1’-), scoglio nell'Isola Lechi (Lago di Garda). Secondo il Chiesi fu così detto « perchè i frati vi celebravano una messa di benedizione al lago ». Il Longnon cita alcuni Autels, Authieux francesi che potrebbero forse discendere dal lat. ALTARE nel significato, che questa voce ebbe talora in Francia, di « chiesa di ordine secondario » (p. 346). Ma forse il nostro Altare può ricorrere in quell’accezione di « altura, roccia », che il Terracini (Atti IX Congr. Geogr. 1924, vol. II 327) segnalava nella voce Altare (che sarebbe di origine celto-ligure) nelle Alpi Occidentali: cfr. per es., il co- mune di Altare, sull'Appennino savonese.

Alzano (-di sopra e -di sotto o maggiore) BG = Alesano Superiori a. 919, Alesano subteriore, loco et f. Alesano, a. 1000, (Mazzi 19, 90); ALicianus da *ALicius (ALicia in lap. lomb.). Cfr. un Alzano, pr. Tortona.

Altinî, Altinazzo, Vogh., dial. Altèn (Artèn), Artinass: dalla v. altin, che nel vogherese significa « allineamento di viti alte da terra perchè sostenute da alberi» (onde «viti altinate »): v. Maragliano, p. 83.

Alzate Brianza C.; = Alesate a. 956 (Cod. Long.), Alzae sec. XII (Lib. Not.). Forse, come pensò il Flechia, sarà un ALICIAT- (v. Alzano): Il Rohlfs (o. 138) vi sostituisce un n. pers. ALcIus. Ebbe il suo nome da Alzate il famoso giurista Alciato, onde il cognome Alciati. - Un altro Al- zate, fraz. di Momo, Novara.

(1) Lo facevano derivare dal lat. alsit « perchè vi fa freddo » (1): Bombognini, 207.

55 ANDALO

Ama, Amora, fr. Aviàtico BG. Tutt'e due villaggi sulle pendici del m. Poieto, La loro posiz. relativamente bassa può render verosimile l’orig. da LAMA, LAMULA « bassura paludosa » (v. Top: Ven. 271), con separazione di I creduto un articolo: cfr. monte dell’Amola, trent, Diz. Trident. e v. Lamora. AI Pieri (Not. 5) parve invece di dover ravvicinare questo Ama ad un identico nome toscano, da AMA, nome pers. etrusco (v. Arno 18).

Amagno cas. Strozza BG: = Amano, 145. Sarà da un cognome? Cfr. però Ammania (per A delmannia), n. di un fondo di Lambrate

MI (a. 1608).

Amata (Cascina-) cas., Paderno Dugn. MI, lat. ecc Capsinae Ama- tae; forse non da un cogn. Amati (cfr. però un Poncio Amato cremonese ricordato ad a. 1217, Cod. Crem. I, ecc.), ma da -matta: cfr. Terra Amata.

Ambaraga, contrada, Mompiano BS: sec. XIII Lam baraga (Gnaga). Da ricollegare, probab., col nome pers. o gentil. romano LAMBARRIUS 0 LAM- BERUS.

Ambivere BG; = de Ambiveris, de Ambivere a. 923, a. 1000 (Mazzi). nome composto certamente di an-Bìvere, dove an è la preposiz. in- alterata come in Angera (v. questa voce) e bìvere è modificaz. bergama- sca di bàvere, plur. di bévera « piccolo ruscello »: v. Bèvera.

Ambrera v. Villambrera.

Ambra fr. Piateda SO; (un’altra, allo sbocco di V. Serina in V. Brembana; Guido Olivieri); ,AMBRIO, torr., presso l’Ambria di Valtellina; furono più volte attribuiti a lingue preromane (v. anche Aebischer, 296) e presunti af- fini al n. del fiume tosc. Ambra, che il Pieri (Arno, 18) ricondusse ad un n. pers. *AMERA (etr. AMRE); ma forse risultano invece da un neolat.: AD- UMBRIVA, «Ivo (it. ombrìa).

Ambrogiana (Cascina-), cas., Vaiano MI. Non so se Ambrogio vi entri dav- vero, o solo in apparenza.

Ammalati (Fontana degli-), pr. Induno VA. Così detta per esser creduta gio- vevole alla salute.

Amna, v. Lamna.

Ancona cas, S. Rocco al Porto; altra, cas. Corte Palasio MI. Da riferirsi certam. ad ANCONA « tabernacolo, cappelletta » (v. Top. Ven., 306; con AN- CONELLO, fuori P. Molina, Mantova.

‘Andalo SO: cfr. Andalo trent = Andalo a. 1251 (Diz. Trident.). Forse da un nome pers.: cfr. Andallus bononiensis olim potestas Placentiae a. 1221; e cfr. il n. loc. astigiano: Cort-andone (v. ANDU, Férst. 102). Non crederei (v. Battisti C., Il Dial. VII, 294) che si tratti di un nome prelatino (da raggruppare con Andes, v. qui oltre).

ANDEGARI 56

Andegari, via di Milano (dial. Andaghee). Si pensa alla voce milan. ande- ghee «zazzerone, uomo che va all’antica » (v. Salvioni, Fonet. Milanese 256) (1). Ma questo nome di via può invece dipendere da un nome di famiglia (Anpcar, HunpGar, Féorst. 103, 9299): non però, crederei, da quello degli Undegardi cui pensava A. Faconti (Arch. Stor. Lomb. 1878, 342 sgg.), casata che converrebbe, invece, per il vill ANDEGARDO, Cer- nusco CO (2).

ANDES (vicus-), pr. Mantova, patria di Virgilio (v. Probo, Vita Verg.): for- se dal n. etnico ANDES: v. Serra, Com. Rur., 111.

Andevenmo, fr. Castione SO. La sola forma ufficiale di questo nome offre troppo debole appiglio a congetture. Comunque, gli porrò accanto il nome gentil. rom. ANDIVIUS, che può far supporre un *ANDIVENUS. Converrebbe ANDENNA, n. femm. illirico, v. Holder, e Serra, Com. Rur. 84,

Andreola cas., Pieve Fissiraga, Lodi. Ricorda la « nobile famiglia lodigiana Andreoli» (Agn.). Da un Andrea, forse, la VALANDREA, Livigno, SO.

Anfo BS; = Ampho, Amfo a. 1086 (Odor., V). Crederei dal gentil. AMPHIUS.

Anfurro Infer. e A. Super., fr. BS, dial. Anfor, sec. XIII Amforo: in luo go alpestre. Si tratterà forse di un composto in IN- e di quel furo che è in Borgo-furo (v. questa voce)?

Angarìde, valletta, v. Inzino, BS. Forse forma sincopata, per a-Nogaride (lat. *NUCARITA)?

Angera VA, già italianizz. in Anghiera; = Anglera, sec. XIII, Lib. Not. Lo crederei derivato da IN GLARFA, cioè «sulla ghiaia », sul greto del lago Verbano (3). V. Giulini, I, 84. Il Serra (NII. Iomb) preferisce dedurlo dal lat. ANGULARIA, da ANGULUS «col particolare signif. di terra erosa da cor- renti fluviali», in analogia con nomi derivati da uNcUS, uNcULUS. Egli re- gistra un’« insula que dic.» Anglare, in carta piemont. anno 905; un Englaris (de Meliana), ecc,

Anghinore (Castelletto-) (Corog.).. Non dovrebb’essere che un genit. plur. *IncHinorum (dal n. pers. InGuIno, Féorst., 959).

Angolo BS; ANGOLO, contr. di Omno BS: cfr. Angolo, Anghel, ecc. tren- tini (Diz. Trident.). Alluderanno tutti a forti ripiegature di valli, o di fiumi.

(1) Non è qui il caso di discutere dell’etimo proposto dal Salvioni per questa voce (*amiticarius, da amita); anzichè *antiguarius; che sarà sempre il più probabile.

(2) Che la via degli « Andegari» serbi un ricordo di avanzi di antichità che vi fos- sero visibili in passato, come crede il Colombo (Mil., 55), non mi pare abbastanza vero- simile.

(3) E’ pura favola che si avesse a spiegare dal nome degli Angli, o da quello di Angerona «dea del silenzio», Giulini, I. 84, Chiesi 318.

57 ANZANO

Lo Gnaga registra in proposito altri vill. bresciani: DANGLO, Daverio; NANGOI, Gargagnano, BS.

Angone fr. Erbanno BS (anche DANGONE). Forse rifletterà il n. person. germ. Annico (Fòrst. 100).

Anguissola (Dosso d’-), cas., Robecco CR. Dal cogn. piacent. Anguissola.

Annibale (Fontana d’-), pr. Casteggio PV. dial. d'Nibald, d'Imbald. Deve essere pura leggenda che il nome venisse dall’esservisi abbeverati i cavalli di Maarbale e i soldati di Annibale, anche se veramente Annibale abbia fatto occupare Casteggio dai suoi soldati (v. Vidari, e Maragliano, p. 139). Il nome genuino dev'essere stato Annibaldo (v. la forma dialettale). Un’al- tra etimologia fallace è rispecchiata dalla forma, pure esistente, Montaribal « monte terribile ».

Annicco CR = Anigum (Cod. Crem.); insieme con ANIcco, cascina, Serniga, BS forse n. pers. derivati con suff. -Icus dal n. germ. ANO, v. voce seg.?

Annone di Brianza CO; = de Anone a. 880 (Giul, I 315); è o fu, « borgo murato » .A_ parte forse i duchi longobardi, cui accenna qualche croni- sta (4) il n. può ben derivare dal n. person. germ. Ano o Anone (Forst, 99). Non par possibile pensare a AD NONUM (lapidem), per trovarsi a 23 km. da Como. - Ne provenne il cogn. Annoni.

Antegnate BG, = loco Antegniachi a. 1182, de Antegnato a. 1221 (Cod. Crem. I 154 ecc.; il Mazzi 21, registra un 1. bergm. ora scom- parso, detto vico et fundo Anteniano in doc. della. 959 e segg.). Sarà #*ANTENIACUS dal gentil. ANTENIUS (per il Rohlfs, 138: ANTINIUS).

Antiga torr. Limido CO: ANTIQUA, aggiunto a via? In carte baresi del sec. XII ricorre antica, che il Carabellese afferma voce nota anche al barese odierno nel senso di « via di campagna poco praticata »: v. Top. Ven. 209 e 383. Qui fors’anche (Val d’) ANTEA, la valle dov'è Dossena: che sarebbe detta Antica in un doc, del 1214,

Antignatica, fr. Villavesco = Antoniaca a. 912 (Agnelli), Sarà dunque #ANTONIATICA da ANTONIUS.

Antognasco, fiume affl. del Mallero SO: la cui valle è detta Val di TOGNA. Quello è certam. aggettivo di questo: e Togna altro non parrebbe che un ANTONIA.

Autosano cas. Trigolo, CR: ANTESIANUS dal gentil. ANTESIUS?

Anzano del Parco CO; lat. ecc. Anzanum: *ANTIANUS dal n. pers. AN- TIUSs. Colloco qui, per la possibilità che derivino anch'essi da questo nome

(4) Si affermerebbe che «ricevesse Ia fondazione e il nome da uno dei trenta duchi longobardi che regnarono dopo la morte di Clefi », .Corogr.).

A0LA 58

antico: ANZO, il torrente pr. Pallanza, che il nome alla VALL’ANZASCA; con ANZINO, n. di una fraz. del Novarese.

Aola (Corno d’), monte, Ponte di L. BS; rio dell’AULA, Puegnago BS 1 val, cam. dola « aquilotto, nibbio nero »; cfr. Palù de Agola, Battisti, Salor- mo 47.

Appiano CO, = prebe Aplano sec. XIII (Lib. Not.), lat. eccl. Ad planum; ma si trova su di un colle elevato, e deriverà dunque da *Ap- PIANUS (APPIUS): cfr. Appiano atesino.

Aprica SO, dial. La Vriga, Pass de la Vriga, = Uriga in monte, sec. (Lib. Not. 327). Corrisponderà esattamente all’aggett. aprica «soleggiata », riferito a montagna, costa, ecc.

Aquilini fr. Ome BS (Tour.). Forse dal n. pers. AQUILINO.

Aràle (Alpe d’-), local, Cedrasco SO: con SOTT-ARALE loc. pr. Zorzone, BG., ARAL-ALTA, monte, Zogno, BG:dalla voce berg. arale « piazza, spiaz- zo per cataste di legna da ardere» (Topoless. Lombarda), cfr. canaves. era! «spazio centrale del casale » (Serra, Cogn. I 536); e v. Aiàl, e Pialeràl.

Arbizzo fr. Cadegliano VA: cfr. forse Arbio, forma antica di Rabbi tren- tino, in cui il Prati (Ric. I 41) vide ALVEUS?

Arbogna fiumic. affl. dell'Aragona, Mortara (anche detto ERBOGNONE): fa pensare al gentil. ARBONIUS o ad ErBoNIUS; senonchè, corrispondendo ad Albonia di carte degli anni 1046 e 1189, andrà invece riportato (v. Serra NII. lomb.) al gentil latino ALBONIUS.

Arbuffone: v. Rebuffone.

Arca (Ca’ dell’-) Lodi; con un (torrente delle) ARCHE, Preseglie, BS; v. Arcore, Arcellasco.

Arcagna fr. Montanaso MI; ARCAGNAGO cas. Locate Triulzi MI = Ar- caniago a, 824 (Cod. Long) Arcagnago sec. XII (Lib. Not.): il primo da ARCANIA gent. rom., il secondo da un suo derivato ARCANIACUS.

Arcellasco fr. Erba CO; molto probabilmente aggettivo in -asco di ARCELLA dimin. di arca. Il Pieri (Arno 332) intendeva questo arca nel senso dato dagli agrimensori lat. «limes quadratus in modum arcae constructus» (Forcell.) o « signum terminale » (v. Serra NII. Lomb.); e non in quello di « granaio ». V. Topon. Ven. 306.

*Arcene BG, dial. Arzen: sarà pari all’ital. argine. Ne può sembrare un aggettivo derivato il nome bergam. ARZENATE, già Argenatae Ar- senate (a. 997, 1030), ricordato dal Mazzi p. 27. Per questo nome il Flechia pensava al gentil. ARGENIUS, ma esso andrà riportato certamente, insieme con Argelato di Bologna, e Arzelato, m. e paese in Lunigiana, ad

pe

59 ! ARDESSA'

un *ARGERATU «tratto di terreno arginato » (o ricordo di un antico AGGER publicus, itinerarius): v. Serra, NII. Lomb. S. Arcene.

Arcîsate VA, = Arcisate, Arcidiate a. 1093 (Giul., II, 599), de Arcizaginis a. 1185 (Cod, Crem. I 159), plebe Arcizate sec. XIÙ (Lib. Not.), (lat. ecc. Arxgipsaria vel Arcisatum); si direbbe de- rivato con suff. -AT- da un *ARcIsIUS o *ArcIpius, gentil. facilmente sup- ponibile (ArceETIUS ecc.). Il Rohlfs rileva dal ciL, II: ARcISUS (1).

Arcoglio monte ad O. di Sondrio. Sarebbe certo avventato pensare ad un HERCULEUS.

Arconate M/ = locus Arconate sec. XIII (Lib. Not.): invece che un *ARrco- NrATO come parve al Flechia, rifletterà forse un *ARCONAT- dal n. pers. -ARCONA (cfr. ARCETIUS; ed il n. tosc. Acona che il Pieri (Arno 17) fa ri- salire ad "“Acona, gentil. AconIvs) Il Rohlfs segnala un cogn. ARco, -oNIS (2). - Dal n. locale il cognome Arconati, donde Castellazzo Arconato, Rho, M/, con un palazzo già di quella famiglia.

*Arcore, M/, lat. ecc. Arcorum, in territorio assai fertile. Rifletterà od un lat. ARCULAE, dimin. di ARCA: 0, come parve al Serra, un plurale antico ARCORA, da ARCUS: per il signif. di ARCA, v. Arcellasco.

Arcumeggia fr. Casalzuigno VA, pron. Arcumezza: onde può credersi ri- flesso di ARCA MEDIA (v. Arcore): non già di ARX MEDIA (per essere «a guar- dia della Valcuvia »), come già si immaginava (Chiesi, 308).

N Ardéna, fr. Brusimp. VA «in territorio piuttosto arido e sassoso » (Chiesi, 298); ARDENNO SO: terreno a vigneti. Il Pieri (Not. 18) li ravvicinò, con molto dubbio, al n. pers. ARTENA; ma forse il suff. -ena, -eno, può esser pur qui di ragione romanza, onde ben converrebbe ricollegarsi all'agg. latino ARIDUS: v. Ardesio.

Ardenghi (Villanova d’-) PV: dal cogn. Ardenghi.

Ardesio BG = Ardexie, valle Ardescie a, 1026, 1077, Villa de Ardesio a. 1118 (Mazzi XXIV); Ardexole (vel. Rovedolo), loc. cremon. a. 993 (Cod. Crem. I): forme derivate con suff. -ENSIS da ARIDUS.

Ardessà fraz. Preseglio BS. In qualche carta se ne anche la forma Ar-

dezzano; ma questa è probabilmente errata ricostruzione; poichè il nome corrisponderà facilmente ad un ital. « ardicciato » da ARIDUS. ser

(1) Si volle fantasticare in « Arcisate» un’arx Isarcorum, cioè degl’Isarci, « ricordati nella lapide di Turbia, fra i popoli soggiogati da Augusto ». (Corogr.); od anche un'altra ara Caesaris (Bombognini)

(2) L’Ettmayer (39) affermava essere attestato in antiche lapidi il nome etnico Arco- mates. Ma non esiste che quello degli Mercuniates (gens Pannoniae Inferioris), Plin. III, 28, 2: che è cosa ben diversa!

ARDIGHERA 60

Ardîghera mulino, Sesto CR: credo da un cogn. (cfr. il nome pers. Hardger, Forst, 753).

Ardîvesta (valle dell’-) Rocca Susella PV. L'apparenza che si tratti di « ara di Vesta» (cfr. Vesta) pare da eliminare senz'altro. Verrebbe da sospettarvi, um'arzivesta, aggett. formato, col suff. -est, ben noto nei dial. settentr. antichi, dall’agg. arzìv (friul. arzive), latino RECIDIVUS, nel senso di (fieno) secondo, grumereccio. V. Artavazzo.

sArdole fr. Gadesco CR: dal n. pers. germ. Hardila: oppure dall’agg. lat. ARIDUS?

Areit, monte, Bormio, = Areite sec. XIV (Longa 294): forse LARECTA « lariceta »?

Arena (-Po) PV: da ARENA «sabbia». Invece serbano il ricordo dei rispet- tivi teatro ed anfiteatro, romani, il nome della via ARENA di Milano (in dialetto Viarenna), e quello della chiesa di Bergamo: (S. Giovanni in-) ARENA (= locus qui dicitur Arena, a 806, v. Mazzi). Per quella di Milano, il no- me ne apparisce già nella Cron. di Arnolfo il Seniore (circa a. 1100): carena m lapidibus et magisteriis diversis ornatam »; in Benzo di Aless.: «arena et arengum». La «via de Arena» è ricordata in una carta del 1253; Viarena nel 1299 .V. Calderini, Rend. Ist. Lomb., 1931 p. 823 sgg.

Arèra, monte, sopra. Oltre il Colle, BG. Forse da un lat. AREARIA.

Arese MI, = Arexio sec. XIII (Lib. Not.): si lascia ricondurre o ad un derivato con suff. -eNsIS dal gentil ArRIUS (v. lap. lomb.), od anche diret- tamente al gentil Arisius o ARREDIUS. Ne provenne il nome della fa- miglia Arese, donde TORRE D’ARESE, PV. V. Drésàna.

Arfingo, loc. pr. Zanengo CR ad a. 990 (Cod. Crem. I): v. Darfo.

Argegno CO. E’ facile ricondurlo al gentil. ARGENIUS (1). Avverte il Serra (Com. Rur. 109) che di una « gentilitas ARGENIA » parla un'iscrizione di To- scolano sul Garda. Non so quanto credito meriti l'opinione che Argegno deva il nome ad un Max. Publius Caesius ARCHIGENES, che sarebbe ricordato in una lapide (Iovi Opt. Max.) ancora esistente a Torre Picenardi. Questi sarebbe anzi l’Archigenes, medico di Traiano, menzionato nella VI sat. di Giovenale. Da Argegno, secondo il Cherubini, il nome di un vento del lago di Como: argegna.

Axgemtèra m. Arcisate; con miniera di piombo argentifero: cfr. bellum. Ar- gentiera (Top. Ven. 246), e il trent. Monte Argentario (Diz. Trident.). ARGENTIA v. Porta Orientale.

(1) L’Ettmayer (41, 42), lo riportò, senz'alcuna ragione, ad una espressione celtica are genua « ad ostium ». Il Philipon (p. 219) ne fece un nome ligure (base ARG « bianco »).

61 ARMINO

Argon, v. S. Paolo d’A.

Ariàs (L’-), fraz. Tremosine, BS: pare forma. deriv. in -ACEU da AREA, V. Aiale. Un diminut. aREICULA è da supporre in Arigia (-Fariciana), luogo pr. Bergamo, vec. XII (Mazzi, Sub. 5). ;

Arigna fr. Ponte Valtell.; il Salvioni (Not. N. 2) lo dedusse da LARIGNA aggett. lat. da LaRIX laricina »). Può competere il n. pers. rom. ARENNIA: cfr. Arignano, comune, Torino.

Ario, monte sopra Brescia: da un nome person.? Cfr. Castel d'Ario.

Arigre, fraz. Romagnese, PV. Ben difficile ammettere (v. Serra, Com. Rur., 250) che rifletta un genit. piur. da n. person.: HEIMERCORUM.

Arlate fr. Olgiate Calco CO = vico Arelato a. 879, Arellato a. 983 (Giul. I 309, Cod. Long.). Secondo il Rota (Paesi, 575), un Arelate prope Cumo, di un doc. a. 999, è diverso da quello di Calco. Può non esser illusoria la sua omofonia col nome celtico Arelate [nome in cui il D’Arbois (Noms gaulois, 35) vide il signif. di « guerriero eminente »], donde pro- venne, con accento ritratto, l’Arles di Provenza, come già propose il Flechia. Il Rohlfs (6-139) vedrebbe in Arlate un derivato dal cogn. ant. ARILUS, ArRILLUS. Meno probabile è una derivaz. dalla base lat. *HARULA (donde bergam. aridi « steccato »), dimin. di HARA « porcile », a cui accennò, per altri nomi, il Salvioni (Not. I, 334); e cui possono risalire anche i trentini Arluzzo, Arle (Diz. Trident.) Cfr. anche il n. 1. Arlezza, fraz. di Valduggia, Vercelli.

A

Arlènico fr. Lecco CO = vico Aurolinigo a. 854 (Cod. Long.), Ar- benego (leggi Arl-) sec. XIII (Lib. Not. 50): forse *ARULENICUS aggett. di ARULENUS, nome ricordato in lapidi lomb.

Arluno M. = Arluno sec. XIII (Lib. Not.): probab. altra cosa da un Arlugo (plebe Roxate) ibid. La desinenza -uno sembra originaria, in modo da far preferire alla derivazione da un nome pers. ARULONE (gentil. ARU- LoNIUS) quella da un nome pers. *ARELUNUS (cfr. Arlate). Confrontato, però, col n. loc. franc. Mélun « MELODUNUM » potrebbe far pensare anche ad un ARELLIDUNUM o sim. (1).

Armagna, cas., Cornegl., Lodi: dal n. della famiglia lodigiana Armagni (Agnelli).

Armino loc. Gavirate VA; ARMIO fr. Veddasca VA, lat. ecc. Armi nium; forse dal n. pers. germ. ArMOè, (Férst. 146). Derivato probab. dallo stesso n. pers: ARMISA, torrente, pr. Almenno, BG: = (de) Armi

sio, a. 1151 (Rota, Conv. 23).

(1) Assai più fantastici gli etimi proposti dall'Ettmayer (42): da celt. are Iounom « presso l’immagine »; od are loudnom « presso l'ostacolo ». V. anche Battisti, St. Etr., I, 330.

ARNATE 6

Arnate, fr. Gallarate, VA: v. Arno.

Arno, torr., VA: = flumen Arne, (a. 976); quod clamatur Arne, a. 974 (Cod. Long.): onde il n. di Arnate, fr. di Gallarate, VA (= vicus, loc. et f. Arnate a. 976 (Gabotto, Carte Nov.). Con ARNO (Lago d*), dial. Areno, e SALARNO (Laghetto di-), nell’Alta V. Camon., sembra facile ricolle- garlo ai nomi, estesi dalla Licia all’Illifia ed all’Iberia, notati dal Trombetti (On. Medit.) e dal Pais (Mem. Lincei, 1918, n. 827). Il Battisti (Studi Etr. I, 327) inclinava ad attribuire gli Arno cisalpini allo strato celtico od al ligure, sottraendoli all’etrusco. Il Serra (Nomi lomb.), ponendo in rilievo che l'A r- no del 976 si incontra, nello stesso docum., coi nomi pers. Arno (genit. Arnoni) e Arnolfus di due proprietari di Arnate, pur senza escludere che questi n. pers. possano risultare da adattamenti del n. di luogo a n. di persona (cfr. i n. pers Eporaedius, Xunu 5), ammetteva la possibilità che anche Arno ed Arnate di Gallarate dipendano dal n. person. germanico: ricordando i n. pers. Harnus ,Arnengo, Arnaldi, Arneverti di altre carte piemontesi. Il Rohlfs propone per Arnate, Arnasco ecc. una derivaz. comune dal nome pers. celtico *#ARNOS 0 *ARNIOS.

Arnosto, fr. Fuipiano V. Im., BG. Forse dal n. pers. ERNUSTUS 0 ARNUSTO, ricordati in carte degli a. 881 e 1021 v. Serra, NII. Lomb.

Aròldo (S. Lorenzo-) fr. Palvareto CR. Dal nome di un Aroldi, signore di Voltido, Viadana, ecc. nel 1691 (Corogr.).

Arolo, fr. Leggiuno VA: dimin. di AREA lomb. era (cfr. Airolo)? Cfr. anche AROLA, terreno, Barzio, CO; nonchè AROGNO, di Varese, = Aronno, a. 932 e 1010, Bognetti, Orig., Append. XXVI.

Arosio CO = Aroxium, loco Aroxio sec. XIII (Lib. Not.); in luogo « piuttosto umido ». Forse può essere forma letteraria di un dialett. *ai Rozz calle rogge»: cfr. mil. rosgia ronsgia «roggia»; v. qui Rongio. Non so se dal-cogn. Arosio venga CASAROSIO, Casalbutt. CR.

Arpina (Ripalta-) CR. Credo dal cogn. Arpini (Cogn. Ven. 168) e v. Bom- belli, 271.

Arquino fraz. SO: cfr. ERCUNN n. pers. (Fòrst. 146). Arrigona fr. Marudo, MI: dalla fam. Arrigoni (Agnelli). Axriverlo (in-), Carate Brianza, MZ: forse AD *RIPARIUM? V. Rivarolo.

Arsago BG = villa prope Arciacus a. 774, (Mazzi 28), in Arciaco a. 983 (Cd. Crem. I); plebe Artiago sec. XIII (Lib. Not.); un altro ARSAGO (del Seprio), VA (= Arciaco a. 976, v. Rota, Gallar. 11 e Arsago, 5), come già vide il Flechia, vengono da un agg. *ARTIACUS da ARTIUS. - Dalla fam. Arzaghi: ARZAGA fr. Calvagese BS. (1).

(1) il nome di Arsago si voleva già collegare con arso: « vuolsi che anticamente si

63 ASOLA

Arsizio v. Busto Arsizio.

Artavazzo (0 Artavaggio) alpe, sopra Moggio (Cremeno CO). Da erto? Meglio, credo, alteraz. (per dissimilaz. consonant.) di un arzivazzo (lat. recidi vum): v. Ardivesta.

Artignano, fr. Bovezzo, BS: = Artegnadum, a. 1226 (Gnaga): aggett. tratto dal gentil. rom. ARTINIUS.

Artogne fr. di Pian d’Artogne, BS; = Artognes sec. XV: la sua posi- zione « in uno stretto pianoro » ed il confronto coi n. veneti Arto, Artén, ecc. (Top. Ven. 210), possono forse permettere di riportare questo nome all’agg. lat. ARTUS «ristretto ». Cfr. però anche i gentil. rom. ARTENIUS, ecc.

Arviaco, 1, pr. Provaglio; BS, dial. Arvià: lo credo risalire all’agg. lat. RE- VILLIACUM (ReviLLIUS, gentil. rom., Sch.).

Arzo fr. Morbegno SO: cfr. Inarzo.

Aschierî (gli-) loc. presso Sondrio: da un cognome di fam.; cfr. il n. pers. Asclerius in doc. di Lodi (Vignati), ed un a. franc. Ascler, filius Asclerii, a. 1224 (Serra). Dal cogn. anche l'attributo di Mongiardino

Aschieri (Asti).

Asinarto (Cernuschio-), oggi C. sul Naviglio; = Cesen usg io A si na- rio sec. XIII (Lib. Not.). L’aggiunto Asinario (cfr. i nomi Piazza Asinara, local. sopra Ballabio CO, (dial. Piasa Snera); ed il nome della Valle ASNI- NA percorsa dal f. Dezzo, BG), sarà da mettere in rapporto con l’ allevamento di asini. V. Cernuschio e Ticinallo; e cfr. in Toscana, il M. Semario (già Asi nar io), Pieri, Arno, 58. (1).

Asmonte cas. Marcallo MI de Asmonte, 1234): cfr. cogn. Azimonti (n. pers AnsMunD, Forst. 130).

Asnago fr. Cermenate CO (anche Asinago, Corog.): certamente lat. ASI- NACUM: aggettivo tratto dal n. pers. rom. ASINA (estr. ASNA?): v. Lasnìgo (2)

Asola MN; = fundo Asule, terra Asule imperialis a. 930, 951, 1057 (Odorici II, 79), de Axola a. 1123 (Cod. Crem.). Sta sulla riva del Chiese, e forse deriverà il nome da ANSULA « piccola curva del fiume » (cfr. Asola veron. Asola, Tramb-àsore Top. Ven., 243). Del tutto arbitrario pare

i li fosse cambiato il nome dopo di essere stato incendiato durante Ce Ger Per Leandro Alberti (Descr. Italia, 358) Arsago sarebbe stato invece anticamente ara Caesaris (!). va È

(1) Nessun credito si può dare all'idea, avanzata forse per primo da Luigi TRENI (Epitafio Rom, 1845) e ripetuta da L. Ghezzi (in una memoria su Cernusco), e da Dan: Muoni, (Melzo, 1866), che l’attributo Asinario sia stato tratto dal nome di Caio ASI È; che sarebbe nominato in un’olla trovata a Cernusco.

(2) Invece in Piano dell’Asino, m. Asinino ecc., luoghi bresciani (v. Guaga) la voce asino può alludere forse a dorsi o alture « a schiena d'asino ». V. Cavallo.

ASPERTI 64

ravvicinarlo, come faceva il Philipon (p. 289) al nome di Asu/a, proprio di due antiche città di Tracia e di Spagna.

Asperti cas. S. Bassano CR: da un cognome, v. Cogn. Ven. 155.

Aspice fr. Corte dei Frati CR: e can. ib.; = castrum de Aspice a. 966, fluvius Aspice a. 1023 (Cod. Crem. I). ASPES, casale pr. Brescia. (A Milano, cognome Aspes). Non mi par separabile dalla parola ant. lomb. aspexo (ital. aspide) riportata nelle Annot. Lessicali Lombarde del Salvioni (Arch. Glottol. XII, 384 sgg.).

Assago MI, lat. ecc Assagum. Assiacus dal gentil. ASSIUS.

Assiano MI (già anche scritto Asiano): = locus Axiliano sec. XIII (Lib. Not.): AssELIANUS dal gentil. ASSELIUS. \

Asso CO: = plebe Asxo, de Assio, sec. XIII (Lib. Not.): donde il n. della VALL-ASSINA. Non pare vi siano serie ragioni per ricollegare questo n. col monosillabo ASC (Genio ASC) della lapide trovata nella pieve di Asso (CIL, V, 2, 526); e nemmeno per farlo risalire, per es., al nome pers. romano ASCIUS, o attribuirgli, col Trombetti, (On. 19) un’origine mediterra- nea. Forse, insieme o no con la voce lat. mediev. ASCUUM, ASCULUM (v. qui Nasca), può ricondursi alla voce mediev. AssuM, specie di pascolo alpino: v. una mia recensione allo studio del Bognetti, in Italia Dial. XV, 1939, pp. 227-9. - Escluderei il lat. Assus «secco, arido » (Pieri, Arno, 271).

Astore (anche Astorre), fr. Castigl. Stiv. MN; poichè mi par difficile ricol- legar questo nome con quello del rapace omonimo, penserei ad un derivato da LASTA (lastra): LASTRORIUM.

Astria fr. Breno BS: «sul dorso della giogaia che costeggia a sinistra il corso dell’Oglio ». Può forse stare con la voce berg. astrec «smalto, calce- struzzo », it. lastrico.

Aureggio fr. Bellagio. CO. Mi par probabile che sia da ravvicnare all’Au- ressio di Val Maggia, nel quale il Salvioni (Not. III, 85) credette di ravvisare un composto di a e *voresco o *vorescio, tratto da ora « aura », 0 da oro «orlo ». Cfr. Uresso fr. Baceno Novar.; e v. Avrascio. ©

Aùro fr. Casto BG, dial. Ur; il luogo sta sopra una scarpata, tra due declivi; un luogo omonimo (dial. Ur), presso Comero, BS «sulle pendici di un monte »: da intendere dunque come un «a ùr», dal basso lat. oRuM « orlo, piaggia, limite ». V. qui Urènda.

Avedo (Punta o Dosso d’-), (anche di Laudo o di Làvedo, Cor.), penisola appuntita lungo la riva occid. del Lago di Como. Proporrei molto timida- mente un aggett. *LaBIDUS derivato da LABES « scoscendimento ».

Aveno, fr. Tremènico CO dial. Dàven. Con LAVENO, fr. Lozio BS, fu ravvicinato dal Pieri (Not. 5) ai varî toscani Avena, Avane, da lui ricondotti

65 AZZONE

ad un n. person. etr. *Avena. Senza escludere tale origine, è forse più probabile che il nome lombardo rifletta forma derivativa (*LABULUS), della voce lat. LABES. Un AVANO (dial. Aà), fraz: di Pezzaze, BS, può risalire invece ad un aggett. LABANUS. V. Lavendne e Aiedo. >

Averara BG, dial. Avrera (donde Vall-averara);, = Abraria a. 917, de Avrera a. 1181 (Mazzi I), Aurera (Giul. IV, 712), Aurera (de Valsaxina) sec. XIII (Lib. Not.): APERARIA « monte dei cinghiali » Salvioni, Not. II, App. 135).

Avèrt (Strada dell’-), Gromo, BG; Averte (vico-), già local. presso Colo- gnola del Piano BG, in doc. a. 905 e 987 (Mazzi, comunic. privata); COLLE APERTO ivi presso = Culaverto a. 1353 (Mazzi 36); insieme con AERT, cascine, Breno; APERTA, valle, Pezzoro, BS: sono da spiegare 0 con la voce alp. AVERT «casolare per il ricovero del bestiame, nella parte più alta dell’alpeggio » (Brusoni, Guida Alpi Centr., IL, 472); o col termine aperto, nel senso di « comune, pubblico » (terra aperta) di cui v. Serra, Com. Rur. 17. Cfr. Montaperti tosc., Pieri, Arno 272, vicent. Colle Averto, ecc., Top. Ven. 209.

Aviàtico BG. Benchè la notevole altitudine (n. 1022) possa opporvi qualche difficoltà, il nome par derivato, con suff. -AaTIcuS, dal gentil. rom. AVILLIUS (Avilia in lap. lomb.): cfr. Avigliana torin., e Aviliano tosc. (Pieri, Arno, 122).

Avigno, contr. di Varese: = loco Vigni a. 976, Rota, Var. 187: Avini a. 1045 ecc; ad Kigrnum, a. 1021, Bognetti, Orig., Append.: forse dal n. pers. rom. AvINIUS (v. Pieri, Arno, 72).

Avrascio fr. Schignano (Vall’Intelvi) CO (anche Aurascio). Sembra forma distinta solo per il suffisso (-ascio invece di -escio) da Auressio, di cui v. Aureggio. Cortisp. forse all’ital. ant. averaggio, da avere, v. [Malavedo?

Azzano Mella, fr. Capriano BS; AZZANO fr. Torlino CR: = Nagano a. 1033 (Reg. Mant.), Azanum a. 1167 (Mazzi 284); AZZANELLO, CR, = Azzanello a. 999 (Mazzi, 38); curte Azanelli a. 1019 (Cod. Crem., I); AZZANO, fr. Tremezzina, CO; AZZANO S. Paolo, pr. Bergamo, pron. Azà = de Aciano a. 875 (Mazzi, I, 39 ecc.): tutti ATTIANUS dal gentil. ATTIUS.

Azzate VA: = Aciate, 1172 (Rota, Var. 245); Azzate (Giul .IV, 644), loco A xiate sec. XIII (Lib. Not.): sarà probabilm. ATTIAT- da AT- TIUS, v. Flechia.

Azzio fr. Orino VA. Sarà yroprio dal gentil. ATTIUS?

Azzone fr. Dezzo Scalve, BG; AZZONICA, fr. Sorisole, BG: sembra dal n. pers. germ. Azzone: il secondo con lo stesso suff. di Bertònico da Bertone, ecc.

5. - Dizionario di toponomastica lombarda

Babbiano fr. Mediglia, MZ: un (fundus) BABIANUS (gentil. rom. BABIUS).

Babbiore, roggia, Crema. Il Bombelli lo deduce o dalla voce babiù « bab- beo », o dal basso berg. babiuna «roggia con poca acqua ».

Baccanello fr. Calusco d'Adda BG: par deva stare coi n. tosc. Baccano, Baccanèlla ecc. che il Pieri (Arno 333) collegò con la voce ital. baccano, forse nel senso di « luogo dove si fa baccano ». (Cfr. Avogaro 25). (Da una carta Iomb. del 1458 ho un Iohannes « dictus Bachan »).

Baciaculo, vetta, Degagna BS: come il Basa- veronese (Top. Ven. 137) è forse allusivo al ripido declivio: v. qui Tiraculo.

Baciolago (Colle di-) pr. Barzanò CO: donde?

Baciorla fr. Corte Palasio, Lodi (Agn.). Pare un soprannome person.; come BACIOCCO, Bévegno, BS.

Badia v. Abbadia. Badile fr. Zibido S. Giac. MI, lat. eccL Ba dellium. Che sarà? Baffo, cas. Valmàsino SO. Dev'esser da un cognome.

Bagaggèra fr. S. Maria Rovagn. CO: forse piuttosto che un collettivo della voce alto lomb. bagaggella « rana arborea, raganella » (v. Cherub.), sarà da un cognome Bagaggèr: v. voce seg.

Bagarello pr. Monte Calvo PV; altro, pr. Appiano Gentile CO; BAGAROT- TI, pr. Pieve d'Olmi CR; paiono nomignoli, divenuti cognomi (Baghin, Ba- gato, Bagarotto, Cogn. Ven. 220).

Bagatta, antica fonte di acque sulfuree, Milzanello, BS: «in fondi di pro- prietà della famiglia Bagatta », Guerrini.

Baggio sobb. di Milano, dial. Bàgg; = Badaglo a. 873 (Giul. I, 270), loco Badagio sec. XII; cfr. un Badaggio a. 1147, presso Cànnero Novar. (De Vit, IV, 281). Secondo il Salvioni (Not. III, 86) potrebb’esser

67 BALBIANO

un deverbale dalla voce lomb. baggià « sbadigliare », onde verrebbe a Bag- gio, un po’ troppo faticosamente davvero, il significato di « apertura ». Meglio forse ravvicinarlo ad un basso lat. *BADACLUM da BADA « vigilae, excubiae, ad indicare un posto di guardia. (V. Serra, Vie, 273, e qui p. 34).

Bagnadone (valletta di-), pr. Zone, BS: cfr. Bagnadur Diz. Trident. « canale irrigatore ». i i

Bagnana fr. Lorenzo, CO: = casale diet. Bagniana a. 982 (Cod. Lod.): *BANIANA dal gent. BANIUS.

Bagnaria PV, BAGNERA, via di Milano, = locus ubi Baniaria dicitur a. 1025 (Colombo, Mil. I. 92); BAGNÈERA, cascina, Sermione, BS; BA- GNAROLO fr. Gadesco CR; = locus Bagnariole a. 1079 (Cod. Crem. I): BALNEARIA « bagni », v. Pieri, Serchio, 172.

Bagnàtica fr. Rocca del Colle BG: *“BALNEATICA.

Bagnolo vari luoghi; anche bresc.: dimin. di BALNEUM; (ma talora forse aferesi del n. pers. A/bagnolo, per cui v. Serra, Cogn., 80).

Bagolino, BS (dial. Bagulì), = Bagalini a. 1077 (Cod. Crem. I); gli abitanti ne sono detti, sul luogo, Bagòss. Per gli eruditi locali (v. Gr. Illustr. 278, Guerrini, App.), il nome rifletterebbe il PAcus Livi ricordato in una lapide Genio Pagi Livii ») tratta dalla pieve di Bòvegno, ed ora nel Museo di Brescia. La finale -ino sarebbe falsa ricostruz. del dialett. Bagalì (cfr. Forlì da Forum Livin) Se non che tale identificaz. (ed anche una eventuale deriv. da un *PAGULINUS) è contrastata gravemente dal Bagalini del sec. XI. Che si tratti invece di un derivato da BAGA (v. Bagarello), con allusione alla forma del monte? Ofr. un M. BAGOLO, in Val Daone.

Bagutta, via di Milano. I! nome, secondo il Venosta (Milano e le sue vie, 1867), deriverebbe da una famiglia (non credo attestata) Bagutti. Per il Pasquali (p. 23) verrebbe dalla voce com. bagàta (ven. baùta, v. Rom. Et. Wort. 853) « maschera »; come se dicesse: « via dalle Maschere », od anche « della Baldoria » (?). E se fosse per un'insegna di osteria?

Baiana, fr. Monticelli Brusati, BS. Non so donde.

Baiedo, fr. Pasturo, CO: non lungi da un I. detto BAIOEUL; = casa qui dic. Baliade, a. 975 (Mazzi, 42); indi Baliate, arce, roca de Baye, o Bayedi, a. 1471-81. Direi di un lat. *BETULLIATAE, (dal n. botanico BETULLA) attraverso *Baljae: nome che si sarebbe poi alterato in -iedo, come Concenedo di Como (v.), da CONCENATAE, ed altri.

Balbana, Balbanina, pr. S. Fiorano, Lodi (Agnelli). Forse è da un cognome *Balbani, supponibile dietro il n. pers. Balbo.

Balbiano fr. Colturano M/; un altro, fraz. Lezzeno, CO; ed ancora un BALBIANELLO (Punta del-), n. della punta del dosso di Làvedo, CO (Oli-

BALDONA 68

vieri G., 60); BALBIANA. fr. Manerba BS: tutti da *BALBIANUS, dal gentil. BaLBIUS: v. Pieri, Arno 122.

Baldona (la-), pr. Ceto Cerveno BS: dal cogn. Baldoni.

Baldorî (anche Baldori), fr. Derovere CR: da un cogn. Baldori tratto da Baldo con suff. -orIO, od -ORE, v. Serra, Cogn. II, 62-3.

Balducca, fr. Senna Lodig.: cfr. cogn. mediev. piem. Bauducco (Serra, Cogn., II, 65) Da un nome pers. Baldocco, invece, Boldache (in capite-), a. 1167, Cod. Crem.

Ballabio (infer. e super.) CO; = loco Ballabio sec. XIII (Lib, Not.): forse dal n. pers. BaLABIUS (registr. dallo Sch.), meglio che da un BELLUS, con suff. «ABULUS: cfr. Cortabbio. Difficile da spiegare è anche il n. del Colle di BALISIO, sovrastante a Ballabfo. Poichè non mi pare qui plausibile un altro nome pers., penserai ad alterazioni di un COMBALISIO: v. qui Combo.

Balestrieri, loc., Voghera, dial. Balastrè, -en (Maragl.): sarà da un cognome Balestrieri.

Ballarate fr. Leggiuno VA, dial. Balaràa; Balaredeglum a. 1102 (Giul. II, 713), è nome certo designante un luogo a quello vicino (quasi « Ballara- ticolo »). Forse Ballarate è aggett. derivato con suff. -As- dal nome pers. BALLARIUS o BALLERIUS (per il Rohlfs, 139, da BALARUS, Hold.). Ma il Serra (C. Rur. 88), ravvicinando questo nome al n. loc. Ballarate di unac. piemont. del 1192, lo dedusse dal nome pers. BELLARIUS, attestato in una altra carta del 1221 (un Bellerius anno 1277). Un Ballerio alter- nante con Valerio mi pare però di aver trovato in un doc. dell’a. 1068 nel Cod. Long. In tal caso anche Ballarate potrebbe forse riflettere *VALERIAT-.

Ballàro (Sasso-), monte, Leggiuno VA; = Saxo-Ballaro sec. XIII (Lib. Not. 256). Secondo la Corogr. il nome dipenderebbe da «una rupe caduta sulla chiesa [di S. Caterina] nel sec. XIV, e che sembra starvi sospesa a metà dalla volta ». Vi deve essere un’inesattezza almeno nella cronologia. Un nome analogo è quello delle BALARINE di Chignolo PV, isole galleg- gianti: v. Gr. Illustr. I, 807. - Rammenta, per qualche analogia di signif., la Pietra Pendula (v. alla v. Pendoglia). - Di altra origine sarà il m. BAL- LANO, presso Caslè di V. Intelvi (CO).

Ballottino, Casteln. Bocca d'A. MI: da un cogn. deriv. da ballotta?

Bàlsamo fr. Cinisello, MI, = Balsamo a. 879 (Giul. I, 303), locus Balsemo sec. XIII (Lib. Not. 225): dal n, pers. BALSAMO, onde dei nomi pers. piemont. Balcimo, Balgema ha segnalato il Serra (Cogn. II, 92). Ne provenne la famiglia milan. Balsamo. Dallo stesso nome person., probabilmente, il n. di una casa BÒLSEM (o VOLSEM), pr. Maderno, BS.

Baluffi (Motta-) CR: certo da un cogn.

69 '. BARASSO

Balzarine fr. Fagnano Ol., VA; BALZARINI fr. Faedo SO; BALZARRO fr. Castione And., SO; una BALSARINA anche, presso Crema: tutti dal cogn., assai diffuso, Balzàro, Balzaretti (cfr. Cogn. Ven., 198) (1).

Bàncota vill. pr. Lierna CO; BANCOLE fr. Porto MN; Bancheta (S. Mater-), (Lib. Not. 221): dalla voce ital. banca « striscia di terreno più ele- vato » (v. Pieri, Arno, 303; Top. Ven. 246). Cfr. Romano Banco.

Bande fr. Cavriana MN: da un nome pers. Bando (cfr. cogn. Bandini)? O da banda « striscia di terreno »? (Massia).

Bandito monte, Bellano, CO: cfr. it. bandita; v. Top. Ven. 308; e v. Serra, C. Rur. 41.

Banzuòlo fr. Viadàna MN dial. Banzoeu; Banzole loc. cremon. a. 1067 Cod. Crem., I): cfr. Banzélo fr. Casina, Reggio; starà con ia voce emil. *banzoeula « panchina »: v. Bancole.

BHaraccone fr. Cremona: it. baraccone.

Baradello, cast, Como: in Baradellum a. 1160 (Man.). Non dev’es- sere cosa diversa dal nome Baradei, Barasello registrati in Top. Ven. 152: derivano quindi, con suffisso -ETELLUM, dalla base prerom. BAR «rovo, spino » (di cui v. Schuchardt Zeitschr. Rom. Phil. IV, 1880, 126, Iud, Lomb. Lad.) (2). Cfr. la: Val di BAREDO pr. Pasturo CO.

Baraggia, Baragiòla, più luoghi lomb. Un Cassin BARAGGIA pr. Vimer- cate è detto: locus dictus Baragia ad a. 853 (Giul., I, 105): cfr. un loc. Barazia (Lib. Not., 86), Barazola (Manaresi); BARAZZINA, presso Borghetto, Lodi. Vi si ripete, come nella BORAGGIA (Super. e Infer.) di Suna (regione sterile), la voce lomb. piem. baraggia dal signif. di «landa, grillaia, sodaglia », connessa con la or accennata voce BAR (cfr. friul. baràzz «Tovo, spino »), di cui si occuparono il Flechia, N. di piante, 6, Massia’ Bot. Nov., 4, e Gualzata; e v. Bosshard 75.

Baranzate fr. Bollate MI. = Balanziate a. 994 (Cod. Long.), Baren- zaga 1051 (Cod. Crem.), Barenzate sec. XII (Lib. Not.). Par di dover risalire ad un derivato in -AT- da un nome pers. “Balenzo (v. Balan- gonus ecc. in Serra, Cogn. 97-98); piuttosto che ad un *VALENTIAT- da VALENTIUS (3). Il Rohlfs (p. 141) pensa ad un n. gentil. (?) BARANTIUS, tratto da un n. BarUSs, donde anche BARATE, v. voce seg.

Barasso fr. Comerio MI = Barasio sec. XIII (Lib. Not.); Barasi, a. 999 (ma Balasi, sec. XI, v. Rota, Quest. 9, 3); BARATE fr. Gaggiano

(1) Questo cogn. probab. dipende dal n. person. Baldassare. Ricordo « Balzarino », un condottiero di Gian Gal. Visconti, v. Calvi, Patriz. 116.

(2) Sul nome di questo « Baradello » si è molto fantasticato in passato: si veda in proposito Gr. Illustr., II, 709; e Corogr., 220.

(3) Il Flechia pensava, per « Baranzate», ad un derivato da un n. pers. « Varante ».

BAREMONE 70

MI, = vico Barate a. 1000 (Giul. II, 360): nomi derivati, con suff. -asso, “AT-, dalla voce BAR, v. Baradello (1). V. però Baranzate.

Baremone malga, Bagolino BS: forse accrescit. di BARAME? DI Baratèra Castigl. Lodi; già proprietà dei Barattieri di Lodi (Agnelli).

Baravico pr. Imberido Oggiono (Corogr.). Par di leggervi proprio un com- posto di BARROS (v. Barro), più Vicus: ed è infatti non lungi dal Monte Barro.

Barbaiana fr. Lainate MI (così anche il lat. eccles.): par derivato, con “ANA, dal gentil. BARBILIUS.

Barbariga BS. Si dirsbbe abbia avuto il nome « dalla famiglia Barbarigo di Venezia » (Gr. Illustr.); ma si opporrebbe a questa spiegazione il trovar no- minato il luogo (così afferma lo Gnaga) fin dall'anno 1237. Dovrebb'essere, allora, un aggett. derivato dal n. gentil. antico BARBARIUS, come BARBA- RANO, n. di una fraz. di Salò, BS, e del fiumicello che gli passa vicino.

Barbasso, Barbassola, fr. Roncoferraro MN. Da un cognome? Il Massia penserebbe anche ad un derivato da BARBA, per dire «luogo a radici, a barbe », v. Barbata.

Rarbata BG, dial. Barbada; = curtis Barbada a. 857, vico Barbata a. 915 (Mazzi 45), donde, ibid., Costa de Barbata, a. 1234, Barba- disca (Barbarische 1936); BARBATOLA Gaggiano, MI (Cor.): for- se da un n. pers. BARBATO (v. Top. Ven. 127); vi contrasterebbero però Bar- beta, Barbata, Barbàtole, se giustamente il Pieri (Serchio, 79, Arno 227) li richiamava a ital. barba « radice, pianta con radice »: v. voce preced. An- che nel Bresciano: BARBAINE, n. di una chiesetta. Livemmo = Barba ini (a 1573, Gn.).

Barbavèra fr. Gravellona PV: dal cogn.-soprann. Barba-vara «barba briz- zolata »: cfr. un Arn. Barbavara podestà di Piacenza nel 1162.

Barbellino, monte, Bondione BG: cfr. berg. barbelì « farfalletta », milanese *barbèlla, bargiglio? Barbetta, Barbina, pr. Lodi (Agnelli): v. Barbata.

Barbianèllo PV: dimin. di Barbiano: aggett. da BarBIUS gentil. rom. o anche (Massia) da BALBIUS, con / (seguita da conson.) passata a r.

Barbignano fr. Dongo CO: BARBIGNAGA, cima, Paspardo, BS. Saranno, specialm. il primo, aggettivi con suff. -Anus e-AcuS, dal gentil. *BARBINIUS (BARBILIUS); 0 BARBINIUS (v. voce preced.).

Barbiselle fr. Persico CR: direi da un cogn.: cfr. il cogn. piem. Barbisio.

(1) Il cogn., anche milanese, « Baravalle », riproduce la voce piem. « baraval» stop- pia: *baret-ale?

71 BARGHE

Barbò (Castelletto-), pr. Cuminano CR; BARBOVA (Cascina)-, Annicco, CR; par certo da un cognome (forse da BARBATUS, oppure BARNABÒ, per cui v. Bongioanni, 39).

Barbuzzèra fr. Dovera CR: l’Agnelli lo fa da Balbussera « nome di un’anti- ca famiglia »: per il Bombelli dalla famiglia BABBUZZARI.

Barche fr. Ome BS; altro, 1. presso Solferino MN; BARCHETTE, fr. Redon- desco, MN. Forse possono riferirsi proprio a it. barca: ma almeno il primo, poichè il ven. ha barchessa « tettoia », può far pensare ad un femm. di BAR- co: v. questa v. e Barghe.

Barclaino fr. Claino CO. Intenderei « bar (brughiera) di Claino ».

Barco fr. Lecco; altri, fr. Orzinuovi BS; fr. Marcallo MI; Castel-BARCO pr. Porto MN; BARCHI, fr. Asola MN; BARCHETTI fr. Grontardo CR, BARCONE fr. Primaluna CO, AI BARECH, BARREGO, luoghi sulla Gri- gna e presso Pasturo. Vi ricorre sempre la voce lomb. *BARCH « tettoia » (Val di Scalve vàrec «steccato per le pecore »; un Baregum episcopii esisteva in Cremona nel 1269, Cod. Crem. 254), per la quale v. Prati, Esc. I, 95; Battisti, St. Trent. 52; ed anche Serra, Centri past. 737, e Bos- shmard 77 (barco «recinto per riparo notturno delle mandrie »).

Bardella, Bardelletta, Pieve d'Olmi CR; BARDELLO VA, lat. eccl. Bar- dellum; BARDELLI, Piàdena CR; BARDELLINA, Martignana di Po CR; BARDELINO, local. Grigna mer.; Bardolino crem. a. 1051, e via Bardolina ib., a. 1138 (Cod. Crem. I, 73); BARDIONE, collina Ce- degolo, BS; cfr. Bardi parmig. e Bardolino veron. (Top. Ven. 93): forse tutti dal nome pers. Bardo (Fòrst., 247: v. anche Pieri, Arno, 204).

Bareggio e Bareggino M/ = locus Baradigio, -degio sec. XIII (Lib. Not.), Baradeglum Giul. IV 680 (ma un Baregius, non identif. è in Cod. Lodig. 170 ad a. 814); BAREGGIA fr. Lissone MI, lat. eccl, B a- rigia: BARRET-ICULUM,-ICULA, v. Baradello.

Barera pr. Bareggio MI: *BAR-ARIA (v. voce preced.)?

Bàresi fr. Roncobello BG (dial. I Bàres): forse da un *BARRICI, aggett. tratto dalla voce BARROS (v. Baradello)? Per il Serra (Com. Rur., 231), da un n. pers. BaRRUS. Secondo G, Olivieri il nome Bares sarebbe proprio di altri luoghi dei monti bergam. e com. C'è una local. / Bares presso Gromo di Valseriana.

Bàrgano fr. Villanova Silll MI; = Bargarum, loco et f. Bargari (Agnelli e Cod. Long., anni 987 e 1147): forse da “BARGULUM, v. voce seg.

Barghe fr. Sabbio Chiese BS: vill. diviso in due dal fiume Chiese. Sarà forse la voce alpina RARGA «capanna » (di cui Iud., Lad. Lomb. 9, Roma-

(1) Un «Barco» cestesa pianura a tramontana di Pavia» secondo la Corogr. do- vrebbe il nome al « parco» che vi costruì Gian Galeazzo Visconti. In Val di Non «barc» vale « aia per il grano », Diz. Trident.

BARGNANO 72

nia XLVI, 468, Battisti, St. Trent. 3); onde il cuneese Barge, sopras. bargia « fienile » ecc. (v. Trombetti, On. Medit.). E. v. Bèrgamo.

Bargnano, cas., Corzano, BS: da cui forse il cogn. bresc. Bargagni e la BARGNANA, fr. Costrezz., BS. Probab., da un fundus romano BARENIANUS (BARENIA, Sch.).

Bariara (o cascina de' BARIANI), fr. Garbagnate, M/: sarà da cogn. deri- vato dal n. seg.

Baiano BG = Bariano a. 997 (Mazzi); BARIANI, campi, pr. Lodi, già Bariano (Agnelli, e Rota, Paesi 577-8); forse agg. con suff. -ANuS ad un *BarELLIUS (cfr. BARRIUS gentil. rom.).

BARINGHELL (Valle del): sulle falde della Grigna Sett. dipenderà certo dal cogn. BIRINGHELLO, v. q. v.

Barisonzo (del-), loc. pr. Voghera, dial. Barsònz. Non è improbabile si tratti di un nome di persona, forse affine al cogn. Barisòn (Cogn. Ven., 198) e al nome pers. Barisone, che il Maragliano (pag. 86) come attestato nel tempo del Barbarossa.

Barlassina MI = Barnaxina, sec. XIII (Lib. Not. e Manar.). Il nome cela forse un segreto: io non so proporre che un derivato (con suff. -acc-ina) da un ipotetico *BARRINA (da BAR «sterpeto »), o da un cogn. *Barno forse abbreviato da BARNABA (1). Sarà da escludere un rapporto con la voce milan. barnàzz «paletta ».

Barma fr. Plesio CO; BARNI fr. Civenna CO = Barno, Barna (Giu- lini);) BARNICO fr. Provaglio Val Sabbia BS: forse rifless. di quel n. BARNA di cui v. alla v. Barlassina, ed alla v. seg.

Barna Bonoma, roggia Lodi: «dal nome delle famiglie Barni e Bonomi », Agnelli.

Barocca (Cascina-) pr. Milano; BARUCCANA fr. Seveso MI: saranno da cogn.: v. il cogn. Barocco, Cogn. Ven., 155.

Barona (la-) cascina (e ora Riparto) Milano, = vicus Baroni a. 973, Cod. Long. (identificato ivi); rivus qui dic Barona a. 1077, fluvius Barona a. 1191 (Col., Mil., 27, 51) (2); altre BARONA fr. Albuzzano PV, e fr. Miradolo PV, fr. Casalpust. CR. Credo possa essere, piuttosto che un ac- crescit. di BAR «sterpeto », il femm. del n. pers. Barone (v. Pieri, Arno 204). Cfr, Barone, n. di un comune pr. Ivrea, oltre a Montebarone, Asti.

(1) La voce Barna è però anche registrata in Férst. 246, ci i i i a S , come generatr. per.: « Barnefrid » ecc, SR ° (2) Nei pressi di Ki Barona » fu scoperta una necropoli ligure; ciononostante non Do TAR RE REona che il nome abbia un'origine antichissima, come credeva il Colombo la 27)»

73 BARZANA

Baroncina fr. Lodi: ad una fam. Baroncini (Agnelli): cognome per cui v. Pieri, Arno 204.

Barònzio (Pozzo) fr. Torre Picen. CR: = Pluteo Baronzio a. 1142 (Cod. Crem.): da una fam. Baronzio (Gr. Illustr.): cfr. un Baronciò a Venezia, sec. XII (Cogn. Ven. 156).

BAROSELLO locus, plebe de Arzago, a. 987 (Mazzi, 29): cfr. un nome ant. pad. Baruzo Cogn. Ven. 156: se non è un dimin. di bar « sterpeto ».

Barostro fr. Pregola PV. Che sarà?

Barro monte, e fr. Galbiate CO: = ecclesia Barri sec. XIII (Lib. Not.); ctr. Barro fr. Bognanco Nov., e monte Baro, Lugano: non altro che la voce BARROS «sterpeto » (1): della quale pare un derivato femm. Barra, nome di una local. nella collina di Mairano (Voghera: v. Maragliano 86).

Bartesate fr. Galbiate CO: non so se corrisponda al locus Bartexana (plebe de Garlate) sec. XIII (Lib. Not.): ho notato anche un Bartezago o -«exago dell’a. 1458, E’ forse possibile riconoscervi un aggett. in AT-; da un nome pers. Bertese: cfr. cogn. Bertesi. Più verosim., secondo il Rohlfs, da un n. rom. *BRAETESIUS 0 *BARTISIUS.

BARULFI (corte-), (0 Castel del Vescovo), anno 996 (Cod. Crem.); BA- RUFFINI, fr. Tirano SO: tutt'e due da cogn.: v. Berulf (Fòrst. 274) ed il cogn. Baruffi (Cogn. Ven. 220).

Barza fr. Ispra VA; = Barza sec. XIII (Lib. Not.); BARZO, monte, Garlate CO; BARZIO CO (scritto anche Barsio, dial. Bars): = loco Bar- zo «in territorio montuoso, a pascoli e castagneti »; BARZÒLA, fr. An- gera VA, = Barzora sec. XIII (Lib. Not.), (cfr. Barzona fr. Calasca novar.); BARZESTO loc. pr. Schilpario, BG = Barzeste a. 1367 Per questi e simili nomi dell’antico territ. ligure (anche nella Francia Merid.) sembra ben verosimile (ove sia da escludere, come base, un *BARCI, plurale di BARCO, v. qui a questa voce) l’origine da una base, forse appunto ligure, BARS- (altern. con BERS-), simile, ma distinta, dalla voce celt. BARRICULUM, BERRICA «landa senz’alberi »: secondo la proposta del Battisti (Elem. etr.). Barzesto, osserva lo stesso autore, sembra avere però nel suffisso una traccia veneto-illirica. Ad origine ligure pensava la sig. M. Gallotti.

Barzago CO: = Bartiago a. 1405 (Giul. II 316), Barzago sec. XIII (Lib. Not.). Data la z aspra (antico -T3), converrà riferirlo ad un aggett. in -acos, non di Barpius (cfr. Barzàno, Pieri, Arno 123), e nem- meno di BarcIus (v. Serra, com. Rur. 253): ma o di BERCIUS o di Brac- cius: cfr. tosc. Bracciano, Pieri, Arno 125.

Barzana BG: forse aggett. con suff. -ANA da BRACCIUS, v. n. preced.

(1) Si pensò (v. Gr. Illustr. 193, e Redaelli, 44), che sulle falde occident. di questo monte sorgesse la città di Barra di cui parla Plinio, Hist. Nat., III, 17: ma l’identificazio-

ne pare arbitraria.

i

BARZANIGA VA

Barzaniga fr. Annicco, CR, = Barzanigae a. 1020 (Cod. Crem.I; una curte Bargianica è ramm. anche in Serra. Com. Rur. 254), forse potrà essere un derivato, con suff. -1cA dal n. pers. BARGINNA.

Barazanò CO, = Brisianore a. 988 (Cod. Long.), locus Barzanoe, Baranzolo sec. XIII (Lib. Not.); curte quae dic. villa Barzanorum a. 1015 (Giul. a 80). Come in Bressanoro (v. questa voce), si tratterà della forma di genit. plur. latina BRIXIANORUM (v. Serra, Cogn. II, 533): 0, come pare ora al Serra (Com. Rur., 254), di un *BARGIANORUM, da un cognome lat. BARGIANUS?

Barzavalle, loc. Cevo V. Camon.; con BARZOAL, loc. in Val Palobbia, BS (Gn.); probab. da intendere: bar-zovàl, cioè « del giogo» (v. Zovo ecc.)

Barzizza fr. Gandino, BG; = vicus et fundus Bargegia a. 933, 993 e 1057 (Mazzi 303). Mi par doversi ammettere qui un derivato con suff. -ICIA (cfr. Mortizza, ecc.) da quella base BARGA «capanna », di cui v. Barghe.

Bascapé PV, anche BESCAPE’ dial. Besgapè = de Basilica Petri a. 879 (Giul. I), Basegapei, Baxilicapede, a. 1167, 1181, ib., già anche Barxegapè: per l'evoluzione di questo nome si veda Salvioni, Giorn. St. Lett. It. XXIX,454 n., Not. II, 87, App. 238; e si noti che per PETRO è pure in San Pè, luogo pr. Pavia; per il significato di BASILICA (fino ad un certo punto pari ad ECCLESIA, ma generalmente più antico), v. Schiaffini, Bas., e Serra, Recens. S. 946. Quel -PETRI non corrisponderebbe, almeno oggi, al Santo titolare della chiesa; ma avverte il Galli (p. 47) che vi sarebbe conservata una reliquia di S. Pietro. - Dal cogn. Besgapè è derivata la f. femmin. la BESGAPERA, fr. di Caselle Lurani, Lodi (Agnelli): dove pare riappaia la sillaba finale scomparsa in Bescapè.

Basélica (-Bologna) fr. Giussano MI: v. Bascapè. Un inatteso spostamento di accento in BASALÈCA, cascina Calvisano, BS (cfr. Bassanèga sotto la v. Bassanina.

Baeferè, loc. pr. Livo, Domaso CO: forse da un nomignolo divenuto cogn.: e Basso ferrario ».

Bagiamo MI forse =" Pasilianus a. 942, (Cod. Long. 973) = Basi iianum (Giul. IV 66); altro BASIANO fr. Morimondo MI = Phara Basiliana (Cod. Long.; Colombo, Tic. 81, e v. qui fara): aggett. in -ANUS dal n. pers. BasiLIus. Dallo stesso nome, con suff. -asco: BASIASCO, fr. Mairago MI.

Bagiglio MI; = Basilium (Giul. IV 834), locus de Baxillio, sec. XII: anche questo forse da n. pers. BASILIUS.

BASILICANA (loco Piscariolo et-), nel terr. cremon., a. 1044 circa, (Cod. Cremon.): forse allusivo ad un censo dovuto alla chiesa di Cremona? (v. Schiaffini, Bas., 19).

75 BAZZA

Bassano BS; altro, fr. Tronzano, VA; aggett. con suff. ANUS, dal gentil. BASSIUS.

Bassarina, Bassanine, fr. Borghetto e Galgagnino, Lodi (Agnelli): forse for-

me dimin. di bassana, voce che conosco solo dal terr. di Rovigo nel senso

di «piccola bassura, spesso umida », v. Lorenzi, Pol. 86, Top. Ven. 210,

(padov. Bassanello). Un derivato di bassana si ha anche in BASSANEGA, n.

di una conca, Tremos., BS: che sta in luogo di Bassànega.

Bassone, fr. Senna CO: «territorio alquanto paludoso »: acerescitivo di hasso.

Bastìa, Bastida, più luoghi, PV, CR, MN: italiano bastia: v. Top. Ven. 309. Da notare però che bastia, nelle Alpi Maritt., designa un « casolare per dimora temporanea »: v. Serra, Centri past. 747.

Bastoni (Cascine-), fr. Monza: da un cognome.

Battaglia fr. Castelleone CR; BATTAGLIONE, cas. CR, che sarebbe forse la curtis Battaioné del sec. VIII (Gr. Illustr.). Vanno certo insieme con molti altri Battaglia ecc. di varie parti d’Italia (v. p. es. Top. Ven. 309): nessuno forse ricorderà luoghi in cui avvenne qualche fatto d'armi; ma tutti, probab., rifletteranno una base #*BATTALIA « munimentum » (v. Du Cange S. BATAILLIAE) (1).

Battifréda (la-), nome di una porta a Monza: da BATTIFREDDO (germ. BERG- FRIED) per cui v. Serra, Vie, 75.

Battù loc. pr. Vigevano (c'è una chiesa di S. Maria del Parto o di Battù) = Batud a. 902 (Colombo, Tic., 57); Batu do (via de-), pr. Abbiategrasso a. 1254, ib. 68 (= ad la batudam de Briscon, a. 1249, Parodi); BAT- TUDA PV; BATTUELLO, cascina, Corbetta MI. Quanto al nome venez. Batuta S. Severi, sec. IX, in esso il Gallicciolli leggeva « terra percossa dal mare» o «strada comune», ma può ravvicinarsi piuttosto (v. Top. Ven. 309), all'espressione batudo de pali (2). Ad una « via battuta » pare alluda veramente BATUDA, fraz. di Camignone, BS; dove passa la strada per Iseo.

Bazéna, nome di una conca con un laghetto, in V. delle Valli (Val Camon.). Sarà forse da ricollegare con le voci bresc. basîa «ciottola di terracotta », lomb. basla, berg. baiòt, REW. 866 (un monte Basfa, pr. Puegnago BS (v. Gnaga).

Bazza fr. Bigarello MN: da un cogn. Bazzo?

(1) Secondo la Gr. Illustr. « Battaglia » di Castelleone ricorderebbe una « battaglia » fra Romani e Cartaginesi condotti da Amilcare.

(2) Il Colombo, loc. cit., p. 68 voleva invece interpretare il « Buttù » di Vigevano « per qualche fatto d'armi» piuttosto che da «terra battuta ». Credo poi da escludere del tutto si tratti di proprietà di una compagnia di « Battuti»: v. nel Diz. Trident., « Cade- dio» già casa dei « Battuti».

BAZZANA ù 76

Bazzana fr. Assago MI; = Baciana a. 903 (Giul. I 45); donde BAZ- ZANELLA ibid = Bazanella (-Giudea), Giulini IV 696: aggettivo con suff. -ANA dal gentil. BaTTIUS. Da questo luogo ebbe il n. di Bazan a, nel sec. IX, uno dei contadi del Milanese.

Beata fr. Pian d’Artogne BS, dial. Biada; in «territorio fertile di biade » (Corogr.); - BIADONE (Ca'), fr. Peia BG: forse da *PLATA biada; - Ma BEATA, fraz. pr. Brescia ha il nome, da una chiesetta dedicata alla Beata Vergine (Guerrini). V., per il cogn. trevig. Beati, cogn. ven. 220; e v. qui Collebeato (1).

Beàtico fr. Filighera PV: forse pari a lomb. biddegh « nipote »?

Beccalzù fr. Bascapè PV: forse da cognome, già soprannome: «ben cal- zato »: cfr. il cogn. Belcazer = Belcalgario (Serra) Cogn. II, 611). Da un cognome simile, ma ben diverso: Becchinsù, pr. Offanengo, Crema (il Bombelli ne come forma dial. Belchisù).

Bechella (Mulino-), cfr. Castelleone CR: credo da un cognome.

Bèdero Valcuvia e BEDERO Valtravaglia, fr. Luino VA: pari a un lomb, i bèdar (lat. BETULAE), v. Salvioni, Not. I 34.

Bedizzole BS; = Budiciola, Buthizolis, sec. XI (Odorici e Gna

ga): probabilm. forma diminutiva plur. dal nome di person. german. BODIZZO (Forst. 323).

Beddja fr. Tàrtano SO: valtell beduja «betulla » (Arch. Glott. IX 213).

Bedoletta torr., Nuvolento BS; BEDOLINA (Costone della-), Gravedona CO: lomb. bedola « betulla » (v. Salvioni, Not. II 215, Gualzata Bell. 21).

Bedulita BG (o Beduleta) = Bedulia a. 1219 (Rota); BETULLETA, V. voce prec.

Begna loc. Porlezza CO. Donde?

Belcredio via di Vigevano; = corte Bercleda a. 969, valle B riglerij via Berghyni, via de Belcredi a. 1347 e segg. (sarebbe stata detta anche via Bercina, Colombo, Ticino. 78 segg.; volgarm. detta Barcé v. Serra, Borgo, 20): è dunque nome da ravvicinare (nonostante l'incertezza della grafie come son riportate) al canavesano Bercleto (da *BIRCULA « betula », V. Massia, Canav. 6). V. Montù Berchielli.

Beldosso fr. Carate Brianza: v. Dosso. Beleguarda v. Bellaguarda.

(1) Un'altra BEATA, luogo pr. Leno, BS, registra la Gr. Illustr., II, 256; ma dice che questo nome è anche « corrotto in BAGATTA », onde un luogo vicino è detto BAGAT- TINO. Forse la notizia non è esatta.

77 BELLAGIO

Belforte fr. Gazzuolo MN « nominato nel 1180 », Gr. Illustr. (II 611); altro, fr. Mantova « forse così detto dalle fortificazioni fattevi erigere dal principe Eugenio di Savoia ed ora demolite »; CASTEL-BELFORTE, pr. Mantova; Grotta di BELFORTE, pr. Varese « dov'è un palazzo incompiuto sulle ro- vine di un antico castello chiamato Beltorte », Corogr. = in Belforte sec. XIII (Lib. Not.): cfr. anche un trentino Belforte (Diz. Trident., 75); e un altro, nel Monferrato.

Belfuggito n. di più luoghi lodigiani (Agnelli). Sono quattro frazioni delle parrocchie di S. Colombano, S. Angelo Lod. e Villavesco: nominate così già in un registro verso l’anno 1630. Per quanto singolare, il nome ha l’aria di una designaz. relativamente recente, del tipo Belforte, Panperduto ecc. Con que- sto ultimo nome, il nostro Be/fuggito può forse aveve grande somiglianza di significato: specialmente se è una lieve alterazione di Benfuggito. Forse superfluo, dunque, ricercare un’origine diversa (composto di foglieto ecc.; v. le mie III Aggiunte, p. 7).

Belgiardino, BELGIARDINETTO, luoghi lodigiani (Agnelli): dal nome assai ovvio.

Belgioioso PV; = castro Zojoso a. 1377 « uno dei luoghi più belli e ri- denti della bassa Lombardia ». Vi sorse il castello dei Barbiano di Belgioioso; nel sec. XV ne assunse il nome la famiglia Barbiano d’Este. (Gr. Illustr, I 801). Nome antonomastico, assegnato al luogo da chi ne fece, prima che una villeggiatura, un castello per riserva di caccia: che furono i Balbiani di Belgioioso, eredi dei Visconti: la tradizione lo assegna alla fine del sec. XIV (v. Galli. 42). *

Belgirate v. Bulcaro.

Beliseto (S. Martino in-), fr. Castelverde CR. Forse è grafia meno esatta per *Belisetto, che sarebbe dimin. del n. pers. Belisio (v. Serra. Cogn. II 607); cfr. trent. Belisenga (Diz. Trident.), Altra cosa è probab. il Bellice (Monte di), pr. Salto, Ivrea: che il Serra (Com. Rur. 19) deduce dall’abl. plur.

BeLLIcIs dal n. pers. BELLICUS.

Bellàgio CO, dial. Belàs; = Belagio a. 835 (Cod. Long.) loco Bela- sio a. 88zZ. (Ant. It. 1II 749), Bisl/acio a. 905 (Giu., I 424), Bisla- cis (sita-) a. 941 (Cod. Long. 949: nello stesso doc., si noti, è nominata una domina Bellaxia); onde Pizo Bellaxio (il monte di Bellagio) a. 1105 (Giul. II 744); Monte Belasina sec. XIII. Pare della stessa origine di: Fenili BELLASI fraz. Capriano BG, e di Belasiae, che sarebbe sta- to già aggiunto specificativo dell’attuale Cividate, di Val Camonica (Civitas Belasiae); e quindi del nome trent. Bellasi, = de Bellasio a. 1339. La grafia Bislacio, Bislacis, che fu usata talora pur nel sec. X, non pare da giudicar altrimenti che come una fallace ricostruzione etimo- logica, che dimostrerebbe esser antica l’interpretazione di Bellagio come un *BI-LAcUS « per la divisione del lago di Como in due rami » (v. Chiesi, 158;

BELLAGUARDA 78

Corogr. 86, e cfr. Salvioni, Quisq. 13). Ancor più illusorio è naturalmente un composto « bell’agio ». Il Serra (Cogn. II 608 e Com. Rur., 168) di- stinguerebbe questo nome locale Bellagio = *BeLLACIS, dai nomi personali Belaxius, ecc., quasichè il primo rifletta un abl. locat. di *BELLACUS (BELLUS nome pers., con suff. -ACUS), e questi altri nomi una base *BELLA- cis, forse da nomin. *BELLAX. A me sembra che non ci siano ragioni sufti- cienti per formarne due serie distinte. :

Bellaguarda v. Guarda.

Bellano CO, dial. Bellan; = plebe Belano sec. XIII (Lib. Not.), un PRA’ BELLANO è luogo pr. Lecco. Sarà dal n. pers. Bellano (e questo da Bello), di cui v. Serra, Cogn. N. 608. (1) - Bellanask è epiteto del vento che spira sul Lago di Como dalla Valsassina.

Bellanto fr. Orezzo di Gazzaniga BG. Con Bellante di Teramo, e Bellandi di Vado Ligure, par da riferire al n. pers. Bellante, di cui v. Serra, loc. cit.

Belledo fr. Lecco, dial. Belée, = locus et f. Belede a. 979, (Mazzi 47), in Beledo sec. XIII (Lib. Not.): non facilmente si potranno riportare a *BETULETUM attraverso un *beolé.

Bellèra fr. Pianello L. CO. Sarà da scomporre in dell'era «bell’aia »: il paese occupa la più bella parte piana del comune (G. Oliv.). V. Era e Bonera.

Belliem (S. Maria di-), porta di Cremona; = de Beliemmo a. 1192, de Belieme, -emis (Cod. Crem. I, II); forse, insieme col n. di un monte a Borno BS, detto BÈELEM, e con quello del Cornone di BLUMONE (dial. Bliimù, Balemù), in V. del Caffaro, BS, può riflettere il nome di BETLHEEM (Betlemme), divenuto nome personale (v. Cogn. Ven. 132, ed in generale Serra, Cogn. III) (2).

Bellignano (Vico-), fr. Casalmagg., CR: *BELLENIANUS dal gentil. BELLENIUS.

Bellîngera (la-), casale pr. Turro, Milano: luogo che «la famiglia Bellingeri acquistò dal governatore di Milano conte di Vaudemont », (Gr. Illustr. I 458, Bombognini 165). Dal nome pers. Belingario.

Bellinzago M/, dial. Belinzàa; = Biliciago a. 855 (Giul. I, 211), successiv. Birizago, Birinzago; sarà dunque (come già vide il Flechia) un aggett. *BELLITIACUS da BELLITIUS n. gentil. ecc.; per cui v. Serra, Cogn. II, 606 (3).

(1) Forse sarà della stessa origine il nome di « Poggio Bellano » di Sita in Valdarno, che il Pieri (Arno, 227), spiegava altrimenti. Così al n. pers. Bellando (v. sotto Bellanto) si potranno far risalire i « Bellanda » riportati dallo stesso Pieri » ib., pag. 367.

(2) Un nome loc. « Betteleme» è presso Sommacampagna, Verona; « Betlemme», fraz. di Chivasso (Massia).

(3) La » inserita in « Belinzàa » da *Bellitiacus è quella stessa che si ha in « Bellin- zona», già Bilitione, Bellitiona (in Gregorio di Tours anche Berizona), per cui v. De. Vit, Prov. Ossola 111, e Salvioni, App. 22.

79 BENACO

Bellinzana (Cascina-), loc. pr. Romano BG (Mazzi 382): da un cogn. Bellin- zano (per cui v. Cogn. Ven. 156, Serra Cogn. II, 609 n. 3).

Bellotto (Casal-) fr. Casalmagg. CR, = Casale de Bellottis sec. X. (Cod. Crem., I, 19): dal cogn. Bellotti (v. Serra, loc. cit.). )

Bellozza fr. Motta Baluffi CR: cognome.

Bellusco MI; dial. Bellusch; Bellusco già dal sec. X (Massia); locus dictus Belusco a. 1021 (Giul. II 109): mi parrebbe risalire ad un cogn. o n. pers. “Bellusco tratto da Bello col suff. -usco che ricorre, ad es., anche in Calusco, Cernusco, e ctr. Palosco.

Belmonte fr. Pianello Lario CO: bel-monte. Belprato fr. Pertica Alta, Salò: bel ‘prato.

Beltrade (S. Maria), chiesa di Milano; = S. Maria quae dicitur Bertra- de a. 902 (Giul. I 660); così detta « da una contessa Berterada del sec. IX» che l'avrebbe costruita: v. Giulini, ib. e Venosta s. v.

Belvedere più luoghi; cfr. nel Bresciano,, un BELVÈ ed un BELVIDI (v. Gnaga). Il Lorenzi (Diz. Trident.) registra un Castrum quod vocatur Belve- dere dall’a. 1160.

Belvignate fr. Mairago MI: il Flechia ci vide un « belvignato ». E’ però dia considerare che, secondo la Corogr. 58, quel luogo sarebbe stato un tempo « villeggiatura di Giovanni da Vignate ». Troppo arrischiata mi pare la proposta del Rohlfs: da un n. pers., supposto, *BELVINIUS.

Belviso valle, a. N.O. di Tirano SO: forse da un cognome?

Bema e Ronchi di BEMA SO; in luogo elevato ed alpestre. E' nome per me molto oscuro. V. però Biumo.

Benaco nome del lago di Garda, Benacus in Polibio, Catullo, Virgilio, Plinio, ecc.; = locus u. dico Bennaco, a. 1101 (carta veron.; cfr. in Francia Benac e Benagues, da un altro BENACUS (Skok, 159); e così, presso Lodi, una « clausura de Benenaco (a 761, v. Bonazzi, 32); e, in un do- cum. gergam., (v. Mazzi p. 322, a, 959 e 961), un « fundo Bennaco »; non- chè un «vico Benacus» che dev'essere tutt'uno col BENACO, presso Sedrina BG («gruppo di case, e la valle che ne prese il nome: valle de Benaco a. 1192), di cui v. Mazzi, p. 17. Il D’Arbois de Jubainville (Re- cherches 135), considerò già questo nome come una variante di un celt. *BEN- Nacus, ant. irland. bennach « cornuto », per dire « dai molti promontori » (cfr. irland. benn « cima»); ma poi (Pem. habit. II 98, 117 n.) lo comprese fra i nomi liguri (1). Il Philipon (139) lo dice nome retico. - Superfluo, pro-

n (1) La presunta origine di « Bellagio» da bis lacus fece supporre, ma contro ogni ragionevolezza, allo Schneller (Tirol. Namenforsch. 13), che BENACUS derivasse da un composto latino binae aquae.

BENE . 80

bab., pensare anche, o invece, al celt. BENNA «carro di vimini », - Del nome attuale Lago di Garda (così detto dalla contea di Garda) si hanno attestazioni dopo il 1000, v. Lorenzi, Diz. Trident., s. Benaco.

Bene Lario, fr. Grandola, CO; cfr. Benne, fr. Villafr,, Tor., e Benna, di Biella (2). Forse abbiamo qui il plur. di BENNA, che, oltre al signif. di « canestra da carro », come mi avverte il Massia, ha, almeno nel torinese, quello di «capanna », « casa di paglia ». Non escluderemo però del tutto una dipendenza dall'ital. BENE, nel senso di « proprietà » (v. Bosshard, 77). E v. qui Malavedo.

Beni de’ Lurani, fraz. Caselle Lurani, MI: è la voce ital. BENE, o il n. pers. BeNNO? Cfr. anche BENECCO, sul Chiese, BS.

Beno de’ Gozzadini, fraz. di Abbiategrasso, MI: qui pare più facile risalire al n. pers. BENNO v. Cogn. Ven. 156, e qui Casbeno.

Benzona fr. Crespiatica, MI: dal cognome Benzoni, signori di Crema e v. Cogn. Ven. 156.

Beolca fr. Olgiate Calco CO; = loco Bovulco a. 975 (Giul. I 617). Be- vulco a. 975 (Giul. I, 617) Bebulco, Bevolco sec. XIII (Lib. Not.); Bibulco, Brivio 58: cfr. cogn. ven. Beolco BuBuLcus (Cogn. Ven. 199): mil. bd/ckh « bifolco ». Secondo il Giulini, loc. cit., provenne da quel luogo la famiglia milan. Bevolco.

Berana fr. Serle BS: cfr. un n. loc. Berranam de Cannero, a. 1283: credo da un nome pers. Berano, v. Cogn. Ven. 156.

Berbenno BG = Barbenno a. 1184, Bognetti, Orig. Append.; altro BER- BENNO SO: cfr., per l’uno e l’altro, un « busco de Berbenno», Serra Com. Rur. (a. 1114); Barbenno, sec. XII (Bognetti, Atti Acc. 336). Il Pieri (Not. 25) popose di ravvicinarli al n. etr. *VIBRENNA (n. pers. rom. VI BRENUS).

Beregazzo fr. Figliaro CO: forse dal n. pers. Berico (di cui v. Arch. Glott. X 396, e Cogn. Ven. 157); se non da BERRICUM di cui v. s. Bèrgoro.

Bereguardo PV; il castello sontuoso (v. Galli, 44) che fu probab. costruito nel 300 da Gal. II Visconti; più tardi appartenne alla famiglia Tolentini (Corogr.) Cfr. Belriguardo, la villa estense non lungi da Ferrara; Bellosguar- do, pr. Firenze; un altro (anche detto Belriguardo), Pistoia, v. Pieri, Arno, 273.

Berenzi fr. Castelgofîr. MN; Berenzaga, luogo cremon., a 1051 (Cod.

(2) Il « Bene» (-Vagienna) di Cuneo era nel medio evo Bagennae: v. Bibl. Soc. Stor. Subalp. XXXIV; v. per questa voce (= « corte di 8 ajennis, 901: dal n. etnico Bagennae, Serra Com. Rur. 99.

81 BERNACCO

Crem. I: credo dal nome pers. germ. BERINZO (v. Serra, Com. Rur. 237): cfr. il cogn. Berengo (Cogn. Ven., 156, e Serra, Cogn. II 606) (1). E v. Brenzio.

Beretti (Torre-) PV; Villanova dei BERETTI, fr. Giussago PV; Torre Beretti fu sotto la signoria di Beretta della Torre dopo il 1213 (Chiesi, Pavia, 184).

Bèrgamo dial. Bérghem: negli autori latini Bergomum, Béoyopov in Tolomeo, Bergame, Bergamum (Itin. Anton. e Hieros.), Perga- mum (An. Rav.); cfr. Bèrghem, luogo alpestre sopra Riva di Trento. Non si può non ravvicinare questa voce, come fu fatto da molti (v. anche Perin Onom.), al gr. ITégy apov «locus editus, arx », gotico bairgam, germ. berg; oppure, come propose anche il Trombetti (On. Medit.), alla voce alpina BARGA di cui è toccato alla voce Barghe. Lo stesso autore attribuisce in Bérgamo al suffisso -mo la funzione di superlativo o di participio (cfr. Tpiajn0s « primus », zegapÒs «cotto »). Si noti però che BeraiMos fu anche nome di divinità topica ligure (Corp. Inscr. Lat., V, 4981). Il Philipon infatti (p. 129) ricordava che Catone e Plinio attestano che Bergamo fu fondata, con Como e Ticinum, da tribù liguri, e ravvicinava questo n. a quello di Bergima, antica città della regione di Marsiglia. Probabilmente dal nome di Bèrgamo (v. Salvioni, Postille, Rev. Dial. Rom., 1912, 205), con rife- rimento al suo dialetto, difficile ad intendere, è da spiegare il detto, comu- ne spec. nel Veneto: savèr, capir el bèrgamo discorso coperto, misterio- so »). Questo modo di dire ha riscontri anche nel mantov. (bèrgam), nel cremon. (bergheb): cfr. il parmig.: dar el bèrghen « dar l’intesa »; comasco: « gh'è minga de fa ol bergam », inteso dal Monti: «far lo sbrigliato ».

Bérgoro f. Fagnano ‘01. VA; = loco Bergano sec. XIII (Lib. Not.), lat. ecc Bergorum; si cfr. il Bergolo com. di Cuneo donde il casato di Bergòlo. Piuttosto che dalla stessa base di Bergamo, deriverà forse, me- diante il suffisso -uLus, dalla voce celt. BERRICUM « landa senz’alberi » (onde fr. Biers ecc., di cui v. Holder s. v. e Battisti, Elem. Etr. 330).

Berlingo BS, dial. Berléng; e Berlinghetto, ivi presso. Sarà pura etimol. po- polare quella, ammessa dal Guerrini (Brixia S., V, 1914, p. 124 e App.) che questa Berlingo non sia che alterazione, attraverso un Labrènt, dell’appel- lativo LABIRINTO, che si diede già alla villa dei Conti Calini di Lograto, villa circondata da un labirinto. Fra l’altro, questo labirinto non può esservi stato costruito che in età assai recente; sichè Berlingo non può che ripetere il nome pers. german. *BeRrLING: cfr. il cogn. ven. Berlini (Cogn. Ven. Eug. 156), il n. loc. tosc. le Beringhe (Pieri, Arno 205), Berlinghèra, n. di un monte sopra Sòrico, CO (n. pers. Berlinghero); e v. qui Biringhello.

Bernacca fr. Vallio, Salò: da un n. pers. *Bernacco su BerNO, di cui v. Pieri, Arno 205.

(1) Non avrà che una casuale omofonia con la voce medievale ossolana « berenzum » (odierno « brénsciul ») « ginepro », di cui v. Salvioni, Boll. Svizz. It., XIX, 1897, 12.

6. - Dizionario di toponomastica lombarda

BERNAGA 82

Bernaga fr. S. Maria Rovagn. CO; = Bernago, Bernaga sec. XII Lib. Not.). Dato il suffisso -ACA, sarà forse da ricondurre, piuttosto che ad HIBERNUS, 0 al n. pers. BERNO (v. voce prec.), o al nome antico *VERNA (etrusco?) presupposto dal Pieri (Arno 55) per il m. Verna e vari Berna toscani.

Bernareggio MI; Bernadigio, Bernare gio, sec. XIII (Lib. Not. 257). La terminazione attuale -areggio pare risalga dunque ad un anteriore “adigio: forma derivata probab. dal n. pers. BERNADO (Fòrst. 270). Un luogo omonimo presso Castelletto Lodig. è derivato dal nome della famiglia Ber- nareggi (Agnelli). Dal nome pers. BERNONE, probab. BERNÙ (Zinglo), n. di una cima, Malonno, BS.

Bernasca fr. Camnago CO: donde il cognome Bernasconi (v. per Bernasca, Bognetti; Orig. 107). Nome che presenta le stesse incertezze di Bernareggio. E cfr. il nome di Pra-bernasca presso Rivalta Torin. (Massia).

Bernate (-Rosale) CO; BERNATE Ticino MI; BERNATE fr. di Casale Litta VA: BERNATE fr. Velate MI: nelle carte medievali sembra vi cor- risponda sempre Brinate (a. 1045 e 1092, Giulini II, 316, 635): cfr. Erinate, plebe Bribia, sec. XIII (Lib. Not.). Qui par di trovarci di fronte a dei riflessi di *PRUNAT- (per PRUNETUM): cfr. berg. brignoeul, piem. bergna «prugna », lomb. barndzz o brinazz « paletta » (*PRUNACEUM); ed un Ber- nedo luogo in plebe Alliate, Mil. sec. XIII (Lib. Not.). - Il Rohlfs (p. 141) propone di dedurre Bernate da BERINOS, cOgn. (Holder).

Berniga fraz. Villanuova sul Clisi BS; un altro, pr. Cremeno CO. Si direbbe derivato da un *PRUNITA (v. Bernate e per -iga da -ita v. Casnigo); oppure dal nome pers. BerNo. Cfr. Bernezzo, Cuneo.

Bernina la montagna a N. di Sondrio (onde il Pizzo ed il Passo Bernina). Secondo l’Hubschmied (Clubfiihrer durch die Bundner Alpes, V, 1932, p. 351), benchè questo nome appaia come Barlina per l’anno 1438, poi, nel sec. XVI, in tedesco, Der Perlingen, o Berlingen o Berli- ner Berg: e in fonti più antiche «mons Bernina», dovrebbe riflet- tere una forma “BERONINA, deriv. da Beranya, n. di luogo (nella Val Minore) ricordato in una carta dell’a. 1429; e questo discenderebbe alla sua volta dalla rad. celto-lig. *BER, nel signif. di « fonte, ruscello ». Mi sembra però che sia opinione alquanto discutibile.

Bernocchi (o Bernoca) fr. Borgoratto Marmor. PV: da un n. pers. *BER- NOCCO.

Rersènìco fr. Bione BS: potrebbe riflettere una forma ant. BERCENICUM deriv. con suff. -icu- dal n. pers. celt. BERCENUS; se non Un deriv. da un altro n. celt.: BRICCIUS.

Bertàna, fr. Bettenesco CR. Lo pensavo derivato, semplicem., del n. person. BertaNo. Ma intervenne il Serra (NII. lomb.) facendo l'importante con-

83 BESANO

statazione che Betto, o Bettone, fu anche forma ridotta dialett. di BERTO BER- ToNE; (cfr. « Madeberti qui Beto vocatur, fil. Iohanemperti », anno 885), cosicché per lui il n. loc. Bertana dovrebb’essere stato origin, congiunto col nome Bettenesco (v. questo n.): rendendo testimonianza di un'unità eco- nomica gentilizia, per la quale si ripeteva nella tradiz. onomastica così il nome Betto come Berta (-Bertani), Cîr. BERTENA (Bocchetta di-) sopra Ballabio, CO (dal n. pers. BERTENIS).

Bertar6ni, loc. sopra Borgo Poncarale, BS. Per il Guerrini (Bagnolo, 23), il nome rifletterebbe un'antica BRAIDA TIiRONIS: ma sarà pura illusione. Si tratterà quasi certam. di un deriv. del nome pers. BERTARONE: V. qui Bertèr. BERTELLI (Fontana), luogo pr. Bergamo, sec. XI (Mazzi, Suburbio, 11); dal n. person. BERTELLO. Così da BeRTòLO: BERTOLA, loc., Casteggio PV (dial. Bartoeula).

Berterî (Torre dei-), fr. Torre S. Giac., CR: dal n. pers. BERTHARIUS (Serra, Com. Rur. 177). Da questo nome anche: BERTERASSI, pr. Voghera, PV: = in Berterasi, -assi, a. 909-998: per il Serra (Com. Rur. 177) da una forma *BERTHARIACIS.

Hertonico Lodi, = Bretonico a. 1000 (Cod. Long. e Cod. Crem.): con suff. cus dal n. pers. Bréttone (Férst., 336). Cfr. Bertinoro di Forlì, già Brettinoro.

Berzo fr. Codegolo BS; BERZO Inferiore, fr. Biemo BS; BERZO S. Fermo, fr. Borgounito BG; = Berges a. 830 (Cod. Long. 203), Bergis, Berges, vico et‘fundo Berce a. 998 (Mazzi 102); cfr. anche in Ber- gias, luogo ricordato insieme con Blancanuco ad a. 774 (Cod. Long. 98). Per il Serra (Com. Rur. 139 e NII. lomb.) le attestazioni antiche in -18 ed -Es attesterebbero un plurale volg. BERGI, che può essere n. person. (un Bergius n. gall., è in Holder), Non so se si dovrà forse abbandonare del tutto la mia ipotesi che questo Berzi, insieme con Berzinno, fr. Castelli Cusiani (Novara), Berzi (Imperia), Villa-berza fr. Castelnuovo sui Monti (Reggio) = Villa Berza a. 1302, Bersezio di Cuneo, ecc., dipenda dalla voce preromana “BERSIUM «siepe o recinto per rinchiudere gli animali », donde il fr. berceau (v. Rom. Etym. Wòrt, 1051) (1).

Besana Brianza M/: = campo nominato Besana a. 968 (Cod. Long.); Bexana sec. XIII Lib, Not. (cfr. un Antonius dictus Besana sec. XII Cavalli: anche Baciana? (v. Rota, Cassie. 18) (2); forse aggett. con suff. “ANA dal gent. Besius o BAEDIUS: cfr. tosc. Biggiano (Pieri, A., 122).

Begano fr. Porto Ceresio, VA: cfr. Besana.

(1) Il Battisti però (Elem. Etr.) registrava « Bersezio » con « Bersona» delle Giudi- carie, fra i nomi derivati da una rad. *bars « altura» forse di origine ligure.

(2) Seconda la Corogr. Mil. « Besana» fu già feudo della famiglia « Besana », cui appartenne Gariberto arcivescovo di Milano nel 917. Ma la famiglia avrà tratto il suo nome dal luogo.

BESATE 84

Besate MI, dial. Besàa, Basàa; = Bexate, Basate sec. XIII (Lib. Not.): anch'esso, con suff. -AT-, dal gentil Besius o BAEDIUS? Cfr. però Besazio pr. Mendrisio, Cant. Ticino, che pare non ammetta un’analoga origine.

Besnate VA (anche Bisnate); = locus Besnate sec. XIII (Lib. Not. 246), Forse “BEssENAT- dal n. pers. BesseNUS (cfr. Skok, 153 per il franc. Bes- senay) (Il Rohlfs lo fa da Bissunus, cogn. gall.). Cfr. Beseno, Besenello trentini; ma v. Bisnate (1).

Besozzo VA; = de Besocio sec. XI (Manar.), Besuito secolo XII (Lib. Not.). Forse vi si può, riconoscere un nome personale antico: ad es, Vesuccius, od un derivato con suff. -ozzo da n. pers. medievale, quale Besius. Si cfr. con un luogo detto S. Andrea Bisitium (lat. eccl.) presso Brebbia. E v. Bizzozero. \

Bèspoli, monte, Puegnago, BS (m. 321); con BESPLÈL, terreno pascolivo, V. Vestino (m. 1500) e con VesPIo, monte, Sondrio (v. questa v.), risalirà piuttosto alla voce lat. vesPuLa (da vesPA) che non al